"Secondo voi è meglio nasconderci nella folla e urlare anche noi come se avessimo visto Gesù Cristo?" chiese Alberto mentre guardava davanti a sé gli studio Elios.
Fu una piccola impresa arrivarci: venti minuti di camminata per arrivare alla stazione di Zagarolo, prendemmo il treno per arrivare a Roma Termini, altri otto minuti per arrivare a Termini e prendere la metro, dieci fermate dopo arrivammo a Rebibbia, altri cinque minuti a piedi per arrivare alla Tiburtina, prendemmo il bus, undici fermate e arrivammo agli studi Titanus Elios. Nemmeno per arrivarci a Roma compimmo tutta quella processione.
"Amici non valeva tutta questa strada" commentai, poggiandomi stanca sulla spalla di Andrea. "Fortunatamente è novembre e fa freddo, altrimenti avrei le pezze" pronunciò lui alzando le ascelle e guardandosele da sotto la giacca nera. "Grazie comunque" ammisi, "state facendo tutto questo solo perché sono psicolabile. Vi devo mille favori".
"Dai" si avvicinò l'Anita, "basta che dopo questa, ritrovi la serenità." Ma come si faceva a trovare delle persone così nella vita? Cosa avevo fatto di così grandioso per meritarli? Non ero nemmeno al loro livello eppure continuavano a sopportarmi, a sorprendermi e accontentare ogni mio capriccio.
Gli studi erano un complesso ampio di edifici vetrati. Era come un parco gioco gigante, con tante strade, senza giochi ma solo edifici, alcuni collegati attraverso tunnel. Vi erano prati che circondavano alcuni edifici, cespugli frasche, stradine e vialetti. Era come una città dentro la città. Inarcammo tutti le sopracciglia, "dove cazzo sarebbe Amici?" chiese Alberto, spaventato dall'enormità di quel luogo.
C'erano tante macchine, tanta gente e poteva essere ovunque. Internet ci diceva che fosse lo studio cinque ma era un'impresa capire quale fosse lo studio 5 in quel labirinto urbano. A quanto pare vi era pure una divisione fra studio della fase iniziale e studio per il serale, il che non aiutava il nostro orientamento. Ci affidammo ad Alberto e rimanemmo in piedi sulla strada aspettando una sua parola.
Sapevo che negli anni era stato cambiato lo studio ma scoprimmo grazie ad internet che lo studio di Amici prima si trovava a Cinecittà. Riuscimmo faticosamente ad arrivare allo studio cinque, prima sbagliando e finendo verso la tensostruttura che era invece lo studio per il serale, scoprendo che era l'unico edificio giallo con scritto sopra, in blu, Titanus.
Eravamo partiti la mattina ed era ora di pranzo, con gli zainetti in spalla, aspettammo oltre al cancello blu di poter entrare nell'edificio, decidendo di sederci per terra e mangiare i nostri panini. Tutto questo pellegrinaggio per un talent show che vedevo da piccola e ora non sapevo nemmeno quali fossero i concorrenti, solo perché la mia mente aveva deciso di impuntarsi su qualcuno che mi aveva presa e buttata via e non riuscivo ad andare oltre al rancore. Era come se da mesi i miei pensieri finissero sempre anche lì, oltre a tutto il resto, c'era sempre uno spazio nel mio cervello per quel beduino. Non tanto perché ancora provavo qualcosa, l'unica cosa che avevo provato era infatuazione e ormoni galoppanti, ma perché odiavo l'idea di essere stata trattata in quel modo meschino.
C'erano un sacco di ragazze, ragazzini, genitore e qualche ragazzo sporadico. Mi guardai intorno mentre schiacciata vicino al cancello mangiavo il mio panino. Vedevo così tanta gioia e felicità di poter assistere al programma e quasi fui coinvolta. Ero comunque eccitata all'idea di assistere a un programma, questo perché la mia vita era solitamente noiosa e piatta e questa gita fuori porta mi portava tante novità di cui avevo bisogno.
"Secondo me non siamo abbastanza integrati" commentò Alberto guardando le ragazzine urlanti, chissà perché urlavano poi. "Dovremmo urlare anche noi?" chiese Andrea bevendo un sorso della sua Fanta. "Ovviamente" replicò l'Anita, facendomi ridere. "Uh" mi venne in mente come un flash, "che è successo poi ieri con le due more?" chiesi ai due ragazzi che erano riusciti a conquistare due gemelle more. "Buco nell'acqua" rispose Andrea, drammaticamente avvilito, "lei mi ha chiesto di andare in bagno, solo che vedendo il bagno avevo come la sensazione di dovermi fare un anti tetanica. E se lo voleva fare in quel cesso letterale, aveva problemi anche lei."
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The bird has flown away
Teen FictionIn una gita scolatica a Cardiff, Noemi, incontrerà Mike Bird, aspirante cantante. Intraprenderà con lui una sorta di amicizia che finirà ufficialmente il giorno del suo ritorno in Italia. Si porterà dietro, per mesi, l'umiliazione della conoscenz...
