we're screwed

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Sentii la porta aprirsi e lo vidi entrare mentre barcollava, sgranai gli occhi e mi alzai velocemente per poi andare da lui e aiutarlo a stare in piedi.
"Ciao, Gomez" rise appoggiando la testa sulla mia spalla e sospirai pesantemente.
"Alla faccia che l'alcol fa schifo" mi riferii a ciò che aveva detto lui e lo accompagnai in camera dove cadde a peso morto sul letto.
"Vieni a letto con me?" chiese ridendo e sgranai gli occhi.
"No" risposi ovviamente mentre lo coprivo con la coperta leggera.
"Perché?" Chiese ancora per poi spostare le coperte e fare per alzarsi ma lo fermai.
"Stai giù, sei ubriaco" lo coprii di nuovo e lui sbuffò.
"Ma non è nemmeno notte, voglio andare in giro" dissi e risi, era buffissimo.
"Cavolo ti ridi? Sono serio" mi guardò negli occhi e scoppiai a ridere mentre lui mi guardava malissimo.
"Sono le tre del pomeriggio e sei già ubriaco, tu non esci più da questa stanza"
"Dormi con me" mi trascinò facendomi cadere sul letto per poi cingermi la vita con le sue braccia e appoggiare la testa sulla mia schiena facendomi il solletico visto che i capelli toccavano la mia pelle.
"Dormi" dissi quando mi accorsi che stava giocando con i miei capelli.
"Ti ricordo che soffro di insonnia" mi ricordò e mi girai verso di lui.
"E sei ubriaco fradico" aggiunsi e rise scuotendo la testa divertito.
"Non è vero, sono molto più sobrio di come credi" mi guardò negli occhi e alzai un sopracciglio.
"Sei un idiota!" Sbuffai quando capii ma fece spallucce ridendo.
"Volevo vedere la tua reazione"
"Però hai bevuto" dissi e annuì semplicemente.
"Reggo bene l'alcol" spiegò e sospirai pesantemente togliendo i capelli dalla sua fronte.
"Mi hai spaventata prima, te ne sei andato così all'improvviso" sospirai e lui fece lo stesso.
"È ciò che succede sempre, le persone se ne vanno prima che tu te ne accorga"
"Ma non è giusto" scossi la testa e lui fece spallucce.
"Non mi fa né caldo né freddo ormai" scrollò le spalle guardandomi negli occhi.
"Beh, per quello che vale, dovrai sopportarmi a lungo, McCann" scherzai ridendo e lui fece lo stesso.
"Povero me"
"Povero te? Sei tu che sei una rottura di palle, non io" lo corressi e si finse offeso portandosi la mano al cuore.
"Ouch, hai appena spezzato il mio cuore"
"Beh, esiste la colla vinilica per un motivo" feci spallucce e lui mi guardò incredulo.
"Che bastarda!" Rise e lo guardai confusa.
"Cosa ti aspettavi?"Chiesi ridendo e lui roteò gli occhi.
"Quelle cazzate che mi avrebbero venuto voglia di prenderti a testate" rispose ridendo e feci lo stesso per poi appoggiare la testa sulla sua spalla.
Rimanemmo in silenzio per un po' mentre guardavamo il soffitto decorato da una cornice bianca che risaltava visto che la stanza era di un colore molto scuro, era dello stesso colore delle rose, ma non quelle rosse, quelle che non sono né rosa e né rosse.
Prese un grosso respiro dopo essersi leccato le labbra lentamente.
"Chi lo avrebbe mai detto?" Chiese senza distogliere lo sguardo dal soffitto.
"Che qualcuno avrebbe usato un colore così scuro per una stanza?" Chiesi e rise facendo vibrare il suo petto, la sua risata era così dolce e limpida.
"No, che noi due fossimo diventati amici" rispose e risi.
"Lo sapevo da quella volta che ci siamo presi a testate in corridoio" risposi e lui rise, distolsi lo sguardo dal soffitto per poter guardare lui.
"Guarda che sono seria, quel giorno sembravi stare male, sapevo che qualcosa ci avrebbe avvicinato in qualche modo"
"Sì, tua madre che mi investe" scherzò e roteai gli occhi ridendo come lui.
"Comunque hai ragione, non stavo bene" scosse la testa e lo guardai ovvia.
"Ci credo, ti eri preso una scossa di chi sa quanti Volt" gli ricordai ma scosse la testa.
"No, mi trovavo solo in un luogo affollato"
"Anche la prigione è un luogo affollato" gli ricordai ma scosse la testa.
"Non quando sei nel reparto di massima sicurezza" mi corresse e lo guardai tristemente.
Sentii vibrare il telefono e risposi per poi mettere in vivavoce visto che era Ketusha, ci disse il luogo e l'ora, ci alzammo velocemente per poi cambiarci, lo vidi aprire l'armaido della stanza e prendere una strana mitragliatrice che aveva anche un pugnale incorporato, gli misse la cinghia per poi metterla sulla spalla, prese una pistola e la mise dietro la schiena mentre io lo guardavo terrorizzata.
"Hey, non guardarmi così, mi sto solo preparando al peggio" disse e scossi la testa.
"Non puoi usarle"
"Sei consapevole che sono criminali spietati e molto probabilmente cercheranno di ucciderci?" Chiese alzando un sopracciglio e sospirai pesantemente, lo vidi aprire un cassetto e tirare fuori dei strani coltelli.
"Zayn dice che hai una buona mira quando giochi a freccette" disse e corrugai la fronte avvicinandomi a lui confusa.
"Sono coltelli giapponesi, non ci vuole un genio per saperli usare" me ne diede un paio e li sistemai in punti strategici.
"Non voglio uccidere nessuno" scossi la testa quando fummo fuori dalla suit.
"Un arma se usata nel modo giusto non è letale, provoca solo un enorme dolore e probabilmente una chance per sopravvivere a noi" fece spallucce e chiuse la porta a chiave.
Uscimmo dal retro, salimmo in macchina e cominciò a guidare dopo che accese il navigatore e misi il nome del posto dove dovevamo andare.
Il viaggio fu silenzioso, l'ansia si stava impossessando di me, muovevo nervosamente la mia gamba mentre mi mangiavo le unghie della mia mano sinistra, guardavo fuori dalla finestra mentre la canzone -hurts like hell- risuonava leggermente per l'abitacolo della macchina.
Mi girai verso di Jason e notai che le nocche della sua mano erano bianche mentre stringeva con forza il volante, ciò poteva significare che era arrabbiato o in ansia tanto quanto me.
Scendemmo dalla macchina quando arrivammo in quel posto in mezzo alla favela, vedemmo il degrado in quel posto, presi un grosso respiro prima di scendere seguita da McCann, ci dirigemmo verso la porta del grande edificio dove c'erano varie persone armate che ci puntarono le loro armi appena ci videro ma Jason fece lo stesso puntando alla testa di loro la sua mitragliatrice.
"Siamo qui solo per parlare" dissi facendo un passo in avanti e uno di loro fece all'altro cenno di mettere giù l'arma.
"È la figlia del capo" lo informò e lui ci aprì la porta in modo da farci entrare  dopo averci perquisito, tolsero anche la pistola che aveva dietro la schiena, vidi uno di loro avvicinarsi a me per perquisirmi ma Jason lo afferrò per il braccio.
"Non ti lascio palpeggiare la mia ragazza" lo guardò malissimo e lui si liberò dalla sua presa.
"Le regole sono regole, McCann" disse e feci cenno a Jason di stare fermo.
"Ha ragione lui" dissi semplicemente e mi lasciai perquisire, sorrisi vittoriosa quando non riuscì a notare dove tenevo i coltelli, indossavvo dei pantaloni a vita alta molto erti e i coltelli erano fini, non si sentivano.
Ci accompagnarono nella stanza dove vedemmo ketusha e gli altri componenti, molti di loro erano miei parenti, Jason aveva ragione.
"Gomez" sentii la voce di quello che avevo colpito.
"Vuoi un altro pugno?" Chiesi alzando un sopracciglio e rise divertito.
"Sei in un territorio nemico, non puoi uscire viva da qui" si avvicinò a noi e risi alzando un sopracciglio di nuovo.
"Saresti sorpreso dal sapere che non è come dici tu" dissi e vidi alcuni di loro smettere di impacchettare la droga.
"Ho parlato con alcuni amici che vi conoscono bene, ho persino parlato con alcuni di voi" li indicai cominciando ad avvicinarmi a loro mentre loro si guardavano a vicenda.
"E ho scoperto un paio di cose interessanti" aggiunsi ghignando.
"Come ad esempio il fatto che posso reclamare il posto che mio padre ha lasciato vagante" finii e lui rise.
"Non sai con chi hai a che fare"
"Non è che sta bleffando, Alejandro" Keta si alzò in piedi e si avvicinò a me e McCann
"Gomez è la figlia del capo, dovrebbe essere la benvenuta qui"
"Non l'abbiamo mai vista, potrebbe star collaborando con la polzia" disse una ragazza mentre ci guardava scettica.
"Quella che ha distrutto la mia famiglia?" Chiesi incredula e scossi la testa ridendo.
"Non lo farei mai"
"Sta di fatto che il posto non è più vagante" disse Alejandro ghignando.
"Ha diritto ad una sfida, se la vince, il cartello è suo"
"Che tipo di sfida?" Incrociai le braccia al petto ma lui non rispose.
"Ti ho fatto una domanda"  dissi ancora ma lui rise facendo spallucce.
"Posso non rispondere, sai? Non sei ancora il capo. Non risponderanno nemmeno lor-" Non finì la frase perché Jason lo afferrò per il collo e lo fece sbattere contro la colonna portante, lui cercava di liberarsi invece gli altri ci puntarono le pistola contro.
"Ti consiglio di portarle rispette, moccioso" cominciò a stringere e lui a boccheggiare per prendere aria.
"Jason" lo richiamai ma mi ignorò.
"Lascialo o ti spariamo!" Disse uno avvicinandosi a lui con la mitragliatrice.
"Non sparerà nessuno" parlò Keta mettendo giù l'arma di quel ragazzo che corrugó la fronte.
"Ma da che parte stai?!" Gli chiese aggressivamente avvicinandosi a lui.
"Jason lascialo" mi avvicinai verso di lui e lui alzò un sopracciglio guardandomi perplesso.
"Sono più che convinto che ti risponderà se glielo chiedi adesso" ghignó guardo lui.
"Che tipo di sfida?" Gli chiesi ancora e Jason cominciò a rallentare la presa così da lasciarlo parlare.
"Vai al-" lo strinse ancora più di prima per poi fargli colpire la colonna di cemento armato con la testa.
"Allora? Qualcun'altro vuole avere un trauma cranico o volete parlare?" Chiese lui mentre si avvicinava ghignando ad una ragazza che sembrava essere terrorizzata.
"È una gara con le macchine" rispondeva mentre tremava e lui rise girandosi verso di me.
"Non era poi così difficile" fece spallucce tornando al mio fianco mentre io guardavo la ragazza.
"Beh, dite al vostro capo che sono qui per prendere il suo posto" sorrisi falsamente e lei annuì roboticamente.
"E quando sarò io il capo non terrò gente inutile come te" aggiunsi e la vidi distogliere lo sguardo.
"Fatemi sapere il giorno, l'ora esatta della gara, il luogo voglio deciderlo io"  dissi e Keta alzò un sopracciglio.
"È il capo che decide il luogo" disse e risi avvicinandomi a lui.
"Beh, o si fa come dico o potrei semplicemente fare una chiamata all'Interpol e farti venire a prendere" lo minacciai incrociando le braccia al petto.
"Arresterebbero anche te" mi ricordò e risi.
"Pensavo che conoscessi meglio la mia famiglia, abbiamo contatti ovunque, sarei fuori prima di 24 ore" lo guardai negli occhi e lui sospirò.
"Faremo avere il tuo messaggio al capo" disse semplicemente e sorrisi vittoriosa per poi uscire da quel posto e salire in macchina di Jason dopo aver preso le nostre armi.
Lui cominciò a guidare abbastanza velocemente per poterci allontanare il prima possibile.
Ci fu un po' di silenzio, lo vidi leccarsi le labbra mentre picchiettava il pollice sul volante, sembrava agitato.
"Hai mai fatto delle gare con le auto?" Chiese di punto in bianco.
"No" risposi ovvia.
"Sai come si fanno?"  Chiese ancora
"No" gli diedi la stessa risposta e lui rise sarcasticamente.
"Fantastico, siamo fottuti"

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