"Chi era quella ragazza?" Chiesi mettendo lo zaino sul divano e lo vidi chiudere gli occhi in due fessure.
"Non mi uccidere, era solo una domanda" alzai le mani in segno di pace e roteò gli occhi.
"Se dicessimo alla prof che mi stai aiutando e io studiassi per conto mio?" Chiese sedendosi sul divano.
"Perché sono una brava tutor, credo che da solo faresti pena e ci rimetterei io" risposi e sbuffò sonoramente.
"Che palle" roteò gli occhi di nuovo e feci lo stesso.
"Senti, anche io vorrei essere con il mio ragazzo ma invece devo aiutare te, quindi non rompere" dissi acidamente e mi guardò malissimo, sentii la porta aprirsi e vidi entrare mio padre che corrugò la fronte ma si notava che era visibilmente spaventato.
"Hey" lo salutai e si avvicinò a me.
"Che cosa ci fa lui qui?" Chiese aggressivamente e Bizzle si alzò in piedi.
"Studio" rispose indicando i libri che aveva tirato fuori poco prima che mio padre entrasse.
"Selena" mi richiamò severamente e distolsi lo sguardo.
"Lo sa che sa ha qualche problema può parlare direttamente con me? Oppure ha troppa paura?" Chiese incrociando le braccia e avvicinandosi a mio padre mentre ghignava.
"Non mi spaventi, sei solo un ragazzino"
Mio padre cercò di sembrare impassibile e si sentì la risata di Jason.
"Già, lo dicevano anche i poliziotti"
"Che poi sono morti" aggiunse mentre ghignava e guardava mio padre negli occhi.
"Di chi è stata la pessima idea di farvi studiare insieme? Lo sanno che è pazzo?" Chiese mio padre distogliendo lo sguardo dagli occhi penetranti di Bizzle.
"Non uccido le ragazze" sbuffò sonoramente e si sedette di nuovo.
"Papà, tranquillo, tanto tu stai di sopra" cercai di rassicurarlo, annuì e mi diede un bacio sulla fronte per poi andare nel ufficio di sopra.
Mi girai verso di Jason quando mio padre andò di sopra e lo guardai malissimo mentre lui mi guardava confuso.
"Hai due padri per caso?" Chiese e distolsi lo sguardo.
"Facciamo questa cosa, voglio uscire dopo" mi sedetti anche io e presi il libro di chimica in mano.
"Quando eri all'ospedale mi avevi detto che mi avresti parlato di tuo fratello" lo guardai negli occhi e rise, io corrugai la fronte visto che non capii il perché.
"Già, avevo anche detto di non fidarmi di nessuno" mi ricordò e lo guardai incredula per poi sbuffare sonoramente.
"Allora cominciamo con la definizione di chimica organica, tu prendi appunti" dissi e lo vidi prendere la penna nera con la mano sinistra, alzai lo sguardo e solo in quel momento notai che aveva un piccolissimo tatuaggio sul volto, vicino all'occhio.
"C'era un cicatrice prima di quel tatuaggio" si accorse che lo stavo guardando e fui sorpresa da ciò che dice, lo guardai sorpresa e fece spallucce.
"Non so come me lo sia fatto, c'è l'ho da quando ero piccolo" aggiunse leccandosi le labbra e annui per poi prendere un grosso respiro.
"Allora, la chimica organica si occupa delle caratteristiche chimiche e fisiche delle molecole organiche" gli dettai mentre aprivo il libro, notai che non stava scrivendo e che mi stava guardando confuso.
"E le molecole organiche sono?" Chiese.
"Le molecole organiche sono quelle che contengono carbonio che si trovano negli esseri viventi" risposi e lo vidi scrivere.
"La chimica inorganica è quella branca della chimica che studia gli elementi, la sintesi e la caratterizzazione dei composti inorganici" gli diedi anche la definizione della chimica inorganica e lui continuò a scrivere.
"Fingerò di aver capito ciò che hai detto" disse mentre si grattava il polso dove aveva il bracciale che gli dava le scosse, in quel punto la sua pelle era rossa, come se fosse bruciata.
"Ti rimarrà il segno" osservai e alzò lo sguardo per guardarmi negli occhi.
"No, dopo un po' scompare" scosse la testa.
"Dov'è il bagno?" Chiese e indicai la porta infondo al corridoio, lui si alzò dal divano per poi andarci.
Sentii una fitta alla spalla e chiusi gli occhi per il dolore per poi toccarmi la spalla, sentii la suoneria di un telefono, vidi un Huawei P10 nero sul divano, sapevo che non avrei dovuto farlo ma lo presi in mano e notai che aveva varie notifiche, alcune erano di instagram ma non diceva che cos'erano, aveva il contenuto bloccato, aveva un messaggio da un numero con l'ID bloccato, vari messaggi dal fratello ma il che mi colpì di più fu -Yaser-, non sapevo il perché ma quel nome mi diceva qualcosa.
"Bellissima, non si sbircia nei telefoni degli altri" sobbalzai quando sentii la sua voce siete di me e lo sentii ridere mentre prendeva in mano il suo telefono.
"Mi hai spaventata a morte" sbuffai sonoramente e lui lanciò il telefono sul divano per poi sedersi.
"Lo so, era quello il mio intento" sorrise, non era uno di quei ghigni che faceva sempre, o quei sorrisetti falsi, era un sorriso vero, e per quanto mi doleva ammetterlo, aveva un gran bel sorriso.
"Ti ha scritto tuo fratello" lo informai e fece spallucce.
"Lo so, lo sto ignorando da ieri"
"E anche un certo Yaser" aggiunsi e lo vidi sgranare gli occhi per poi prendere il telefono.
"Che palle" sbuffò sonoramente.
"Chi è?" Chiesi e mise via il telefono.
"Il mio patrigno, lui invece lo ignoro da almeno sei anni" roteò gli occhi e lo guardai confusa.
"Drammi famigliari, ecco perché non parlo con nessuno della mia famiglia" rispose prendendo di nuovo la penna in mano e anche il quaderno.
"E se succedesse qualcosa a uno di loro?" Chiesi e fece spallucce.
"Mi hanno abbandonato, perché dovrebbe importarmi?" Chiese e lo guardai dispiaciuta ma lui scosse la testa.
"Non guardarmi così, a me non importa niente"
"Sono comunque la tua famiglia"
"No, non lo sono, si può chiamare una famiglia una composta da padre, madre, fratelli o sorelle, mia madre è pazza, non ho idea di chi sia mio padre e i miei fratelli mi odiano" parlò tutto d'un fiato, come se avesse appena detto una cosa che gli pesava da anni, forse da quando era nato, in quel momento mi sentii una stupida per aver detto di odiare mio padre, era un padre terribile, ma infondo mi voleva bene ma aveva un modo strano di dimostrarlo, non immaginavo come un bambino poteva crescere senza una figura paterna.
"Mi spieghi perché stai piangendo?" Chiese, si poteva sentire la confusione nella sua voce e in quel momento mi accorsi che le lacrime mi avevano rigato il volto.
"Non ha importanza" scossi la testa e tolsi le lacrime dal volto.
"Senti, possiamo continuare un'altra volta? Devo andare" si alzò in piedi e mise il telefono in tasca.
"Cosa?" Chiesi corrugando la fronte.
"Devo andare a casa, mi sta scoppiando la testa" rispose e sgranai gli occhi.
"Dovresti andare in ospedale" gli consigliai e scosse la testa.
"È solo un mal di testa" mise anche i libri dentro lo zaino.
"Non è solo un mal di testa, hai un trauma cranico" gli ricordai e mi guardò malissimo.
"Grazie a chi?" Chiese acidamente e distolsi lo sguardo.
"Dovresti andare in ospedale"
"Ho solo sonno, non ho dormito"
"Beh, un tetto non credo che sia molto comodo per dormire" incrociai le braccia al petto e alzò un sopracciglio.
"Non vivo suo tetto di quel palazzo, vivo con mio fratello lì vicino"
"Ci si vede in giro, Gomez"disse avvicinandosi alla porta e si fermò di colpo.
"Se vedo il tuo toy boy gli dico di venire qui?" Chiese girandosi e annui.
"Grazie" lo ringraziai ma lui non disse niente e uscì di casa.
Stavo per tornare a fare i compiti quando sentii suonare il campanello, aprii la porta e vidi un McCann tutto bagnato.
"Sai cosa? Credo che rimarrò qui"
"E cosa ti fa pensare che io ti farò entrare?" Chiesi incrociando le braccia e alzando un sopracciglio.
"Il fatto che tu sia buona e ti senta in colpa per ciò che tua madre ha fatto?" Chiese perplesso e sbuffai sonoramente.
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B I Z Z L E
Fanfiction"Lo chiamano Bizzle" "chi?" Chiesi confusa mentre loro mi guardavano increduli. "Jason McCann" rispose Zayn e mi girai verso di lui mentre corrugavo la fronte. "Verrà a scuola qui?" Chiesi alzandomi in piedi e lui annuì. "Non ci posso credere, non p...
