Mi alzai lentamente dal letto per poi togliere i jeans e indossare la tuta e le scarpe da ginnastica senza far rumore perché non volevo svegliarla.
"Jason?" Mi sentii chiamare e sbuffai mentre impreccavo mentalmente.
"Torna a dormire è presto" le dissi chiundendo lo zip della felpa.
"Allora perché tu non sei a letto?" Chiese confusa e alzandosi sui gomiti e guardandomi con gli occhi leggermente aperti.
"Perché non riesco a dormire, vado a correre, torno tra un po'" risposi alla sua domanda e lei si stese di nuovo dopo aver sbadigliato.
"Basta che torni" disse con la voce impastata dal sonno, sorrisi per poi uscire dalla stanza, chiusi lentamente la porta per poi prendere le chiavi di casa e scendere silenziosamente le scale, aprii la porta dopo aver preso il borsone accanto ad essa e uscii di casa, chiusi la porta a chiave, salii nella macchina che mi ero fatto portare e cominciai a guidare dopo aver messo il berretto.
Parcheggiai la macchina prima del vicolo e scesi dalla macchina con il borsone in mano, abbassai la visiera e camminai a testa bassa per non farmi vedere in volto dalle telecamere di sorveglianza, misi anche il cappuccio della felpa per nascondere i tatuaggi sul collo, sapevo che potevano usarli per identificarmi.
Mi appoggiai alla parete fredda mentre guardavo il vicolo coperto da un po' di neve, i tetti dei palazzi avevano impedito di creare uno strato erto di neve come nel resto delle strade.
Presi una sigaretta dalla tasca della felpa e la accesi per poi fare un grande tiro, aspettai a lungo e poi vidi una figura avvicinarsi a me con passo insicuro a differenza delle persone che vennero dopo di lui, spensi la sigaretta sulla parete per poi buttarla a terra che era bagnata per via della neve.
"Quanto posso averne con 30 dollari?"
Selena's p.o.v.
Mi svegliai sentendo i raggi del sole sulla mia pelle e maledicendo Jason per non aver chiuso la tenda. Mi alzai sbuffando e chiusi la tenda per poi tornare a letto e coprirmi di nuovo, cercai di addormentarmi nuovamente ma senza alcun risultato.
Sospirai pesantemente e mi alzai dal letto, mi lavai la faccia e i denti prima di cambiarmi, vidi i vestiti di Jason sulla sedia, era qui da due giorni e quella sedia era già piena di vestiti.
Sistemai la stanza, pulii pe schegge dello specchio quando trovai una scopa, rifeci il letto e scesi di sotto per poi tornare di sopra quando mi ricordai di non essermi pettinata i capelli. Mi sentivo così stanca e arrabbiata, sbuffai sonoramente di nuovo per poi scendere le scale.
"Non capisci, tu non capisci! Non hai visto il suo sguardo, quello sguardo, quello sguardo da pazzo" corrugai la fronte e mi fermai dall'entrare in cucina, mi nascosi al lato della porta per ascoltare la conversazione, sentivo il respiro irregolare della donna e sentii Yaser sospirare pesantemente.
"Pattie, non sai cosa stai dicendo, è la malattia" cercò di calmarla il marito e sospirai pesantemente anche io.
"Non è vero! Ci farà del male, io lo so! Lui vuole farci del male!" Il tono della donna era disperato, sentii gli occhi diventare lucidi, mi dispiaceva così tanto per lei.
"È Jason, tuo figlio, non ci farebbe del male, ci vuole bene"
"Ha quello sguardo, quello sguardo.." non finì la frase perché sentimmo la porta aprirsi, lo vidi entrare e chiudere la porta alle sue spalle, nemmeno si era accorto che ero lì a pochi metri da lui, si girò verso la mia direzione per appoggiare le chiavi sul tavolo e si portò la mano al cuore dallo spavento.
"Che cavolo stai facendo? Mi hai terrorizzato" rise venendo verso di me e feci spallucce.
"Ho avuto un capogiro e mi sono appoggiata per non cadere" mentii, sicuramente non potevo dirgli che stavo origliando i suoi genitori, lui corrugó la fronte confuso per poi avvicinarsi a me.
"Stai bene?" Chiese appoggiando il borsone a terra e annui sorridendo.
"Sì, probabilmente è stato un calo di zuccheri" risposi alla sua domanda e annuì incerto.
"Beh vai a mangiare, io mi cambio e vengo" mi fece cenno di andare e lo vidi andare di sopra dopo aver preso il borsone con sé.
Andai in cucina e li vidi mentre mangiavano tranquillamente.
"Buongiorno!" Li salutai felicemente dopo aver preso un grosso respiro e alzarono lo sguardo per guardarmi.
"Buongiorno anche a te, Selena" mi salutò Yaser dopo aver fatto un piccolo sorriso, la madre di Justin invece continuò a mangiare in silenzio.
"Fai come se fossi a casa tua, il latte e le uova sono in frigo, i cereali sullo scaffale in alto" mi disse e annui timidamente per poi riscaldare del latte, misi i cereali dentro la tazza e poi ci versai il latte, dopo ci aggiunsi lo zucchero perché lo tiravo ovunque.
"Buongiorno" salutò i genitori dopo che entrò in cucina con i capelli ancora bagnati.
"Buongiorno, Jason" lo salutò il padre mentre Justin prendeva le uova dal frigo, corrugó la fronte confuso quando la madre lo ignorò, guardò Yaser che semplicemente scosse la testa.
"Mamma?" La chiamo con la fronte corrugata e si avvicinò a lei per poi mettere la sua mano sulla spalla della madre, lei si alzò velocemente in piedi mentre tremava e guardava il figlio terrorizzata.
"Ti prego non ucciderci" disse e Jason distolse lo sguardo e guardò in basso, fece un passo indietro mentre guardava in basso.
"Jason, non sa che dice, è la malattia che la fa delirare" Yaser lo guardò dispiaciuto e Jason scosse la testa.
"Io credo che dovrei andarmene" fece per andarsene ma la voce del patrigno lo fermò.
"Non credo proprio, non puoi correre quando ci sono problemi"
"Lo faresti anche tu se avresti entrambe le gambe" disse acidamente e sgranai gli occhi incredula mentre lui lo guardava male.
"Dove sei stato sta notte?" Gli chiese incrociando le braccia al petto e Jason alzò un sopracciglio incredulo.
"Sei consapevole che non sono più un ragazzino di 16 anni ma ne ho 23, vero?" Chiese ma lui continuava a guardarlo severamente.
"Puoi averne anche 40 ma in questa casa ci sono regole da seguire"
Vidi i suoi occhi diventare più scuri e la sua espressione cambiare mentre lo guardava con rabbia, tanta, tantissima rabbia.
"Sono stato in prigione abbastanza tempo anche per proteggere tuo figlio, lasciami fare quello che cazzo voglio una buona volta"
Vidi l'uomo guardarlo incredulo e sconcertato mentre scuoteva la testa e si alzava in piedi.
"No, sei finito dentro proprio perché hai fatto ciò che volevi" lo corresse e Jason scosse la testa mentre serrava la mandibola.
"Sei stato tu a trascinare Zayn con te, non metterlo in mezzo, gli anni che hai fatto al posto suo glielo dovevi" aggiunse e Jason rise roteando gli occhi.
"Ovvio" annuì mentre respirava velocemente, si notava che era incazzato.
"Andiamo via, Gomez" mi fece cenno con la testa di andare e appoggiai la tazza sul lavandino.
"Non andate da nessuna parte, soprattutto te, Jason" si avvicinò al ragazzo che aveva cresciuto.
Non capii cosa accade all'inzio ma l'unica cosa che vidi fu la sedia volare dall'altra parte della stanza.
"SONO STANCO DI ESSERE IMPRIGIONATO!" Urlò quando Yaser lo spinse contro la parete anche con un po' di difficoltà visto che non poteva fare leva su entrambe le gambe vista che una era una protesi.
"Sono stanco di essere imprigionato" sembro calmarsi e lui sospirò pesantemente per poi afferrare il volto di Jason delicatamente.
"Non sei imprigionato Jason, sei a casa, sei a casa" gli sorrise dolcemente ma Jason scosse la testa.
"Non è vero" vidi i suoi occhi diventare lucidi e scivolare con la schiena sulla parete fino a cadere a terra.
"Casa era anni fa quando c'eravamo io te, la mamma, Alex e Zayn" guardò l'uomo negli occhi e lui sospirò pesantemente per poi sedersi davanti al ragazzo.
"Io sto perdendo la testa di nuovo, tu non hai una gamba, Zayn è Dio sa dove, Alex in Alaska e mia madre è terrorizzata da me" lo vidi chiudere gli occhi e appoggiare la testa sulla parete fredda, anche gli occhi dell'uomo diventarono lucidi e tolse la lacrima dalla guancia di Jason.
"Ti ricordi quanto eri arrabbiato quando siamo andati a Vegas?" Gli chiese e Jason rise annuendo.
"Dicevi che era questa casa e che quel posto sarebbe stato un inferno"
"Non avevo tutti i torti" scherzò e Yaser rise scuotendo la testa.
"Che cosa ti dissi quando arrivammo là?" Gli chiese e Jason sospirò pesantemente aprendo lentamente gli occhi di nuovo.
"Che casa era ovunque io voglia ricominciare da capo" rispose guardando Yaser che sorrise annuendo.
"Proprio così" sorrise orgoglioso e Jason roteò gli occhi.
"È una cazzata"
"Non è vero, lo dici solo perché tu non vuoi fermarti, stai ancora scappando da ciò che è successo a Vegas e ora da ciò che è successo in Messico"
I miei occhi diventarono lucidi nel sentire il nome del mio paese natale e nel pensare a ciò che era successo là.
"Sì, perché ciò che è successo a Vegas e ciò che è successo in Messico continua a perseguitarmi" sbuffò sonoramente e lui sospirò pesantemente.
"Devi fermarti Jason e ricominciare da capo"
"No" scosse la testa alzandosi in piedi e corrugando la fronte.
"Ovunque andrò tutti sapranno comunque chi sono, non posso cambiare chi sono o cosa ho fatto quindi non nessun fottutissimo senso" lo guardò negli occhi e sospirai pesantemente.
"Ai russi non è mai importato ciò che è successo a Las Vegas" feci spallucce ed entrambi si girarono verso di me guardandomi.
"Oh quindi ora dovrei andare in Russia?" Chiese con un sopracciglio alzato.
"Il russo lo sai" disse Yaser e lo guardai sorpreso.
"E poi fa freddo" aggiunsi e Jason sospirò pesantemente
"Non hai fatto incazzare qualcuno della mafia russa, vero?" Chiese Yaser e Jason lo guardò malissimo per poi scuotere la testa.
"Cosa? No! Non mi sono mai allontanato dall'America" rispose e poi sospirò pesantemente.
"Sapete cosa, fottetevi tutti quanti, io vado a dormire" uscì dalla stanza e Yaser sospirò pesantemente, io feci lo stesso.
"Buona fortuna con lui" so girò verso di me e risi annuendo consapevolmente.
"Ha un disturbo post traumatico da stress" disse, corrugai la fronte incredula e sorpresa e confusa allo stesso tempo.
"A lui sembra di essere ancora in quel posto in Messico e ciò gli crea paranoia, rabbia e paura allo stesso tempo" spiegò e sospirai pesantemente distogliendo lo sguardo dai suoi occhi.
"Vado a parlarci" dissi semplicemente per poi andare di sopra.
Mentre camminavo per il corridoio vidi le varie foto di famiglia, nel guardarle davano l'impressione di essere stata una famiglia davvero molto felice anche se ora erano una famiglia davvero incasinata.
Mi chiedevo come faceva il padre di Zayn, era stato in guerra spesso, l'ultima volta che c'era andato aveva perso una gamba, la moglie invece aveva perso la testa, i tre figli erano uno più incasinato dell'altro ma lui continuava ad essere così dolce e rassicurante in ogni caso.
Se fossi stata io al posto suo avrei perso la pazienza e sarei diventata sclerata dopo aver avuto un esaurimento nervoso.
Entrai in camera e lo vidi steso sul letto con il volto tra i cuscini, presi un grosso respiro mentre lo guardavo prima di avvicinarmi a lui.
"Jason" lo chiamai dolcemente sedendomi accanto a lui.
"Ho sonno Gomez" mi fece cenno di stare zitta e lo guardai male.
"Staresti dentro le coperte se fosse così" dissi e si girò verso di me guardandomi negli occhi.
"Cosa vuoi?" Chiese guardandomi negli occhi e scossi la testa.
"Chi se ne frega di ciò che voglio io, cosa vuoi tu?" Cambiai domanda mentre lo guardavo e sospirò pesantemente chiudendo gli occhi di nuovo.
"Jason" lo richiamai ma non rispose, non subito almeno.
"Stare da solo"
"Lo sai che quello non posso farlo" dissi e aprì gli occhi di nuovo.
"È ciò che volevo sentirmi dire, Gomez" rise appoggiando la testa sulla mia coscia e risi anche io.
"Mi hai fatto prendere un colpo prima" confessai e lui distolse lo sguardo.
"Non volevo spaventarti, o tanto meno terrorizzare mia madre" scosse la testa e sospirai pesantemente.
"È malata" gli ricordai e annuì consapevolmente.
"Posso giocare con ti tuoi capelli?" Chiesi e rise incredulo.
"Non devi chiedermi il permesso ogni volta che vuoi sfiorarmi, sto bene adesso" disse e alzai un sopracciglio guardandolo scettica.
"Ok, ok, non è vero ma so che tu non mi faresti del male" spiegò e sorrisi dolcemente mentre giocavo con i suoi capelli corti.
"Verresti via con me?" Chiese dopo un paio di minuti di silenzio.
"Sì" risposi senza pensarci due volte e lui mi guardò sorpreso.
"Non mi chiedi prima dove?" Chiese e scossi la testa.
"Verrei ovunque con te" risposi e sorrise ampiamente facendo sorridere anche me.
"Anche in Russia in una città in culo in Siberia?" chiese alzando un sopracciglio e si alzò per guardarmi negli occhi e annui.
"Anche in una città in culo al mondo in Siberia" risposi alla sua domanda e sorrise debolmente a pochi centimetri di distanza dalle mie labbra, sorrisi quando sentii la sue labbra sulle mie, fu il bacio più dolce della mia vita ma che mi aveva fatta sentire così dannatamente bene.
"Voglio rimanere ancora un po' qui, poi andiamo in Alaska a prendere il resto delle cose e a salutare Alex e ce ne andiamo"
"Cosa mi dici di Ketusha?" Chiesi e fece spallucce.
"Quando verrà saremo pronti, fino ad allora viviamoci la nostra vita"
STAI LEGGENDO
B I Z Z L E
Fanfiction"Lo chiamano Bizzle" "chi?" Chiesi confusa mentre loro mi guardavano increduli. "Jason McCann" rispose Zayn e mi girai verso di lui mentre corrugavo la fronte. "Verrà a scuola qui?" Chiesi alzandomi in piedi e lui annuì. "Non ci posso credere, non p...
