Capitolo Quattro

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Bonnie's POV.

La dolce melodia del pianoforte, si diffonde nella sala adibita alle prove di danza generali. Le scarpette volteggiano da una parte all'altra, armoniose e coordinate, così come i tulle che sobbalzano al susseguirsi ritmico delle note. La magia della musica e dei colori chiari e puri, non fanno altro che accompagnare i corpi sinuosi e perfettamente concentrati, avvolti da un'aura magica, sublime. Le braccia ondeggiano, le gambe compiono piroette leggere ed i visi si inclinano e si raddrizzano con una facilità tale da incatenarti sul posto. È magnifica la sensazione di leggerezza che ti assale nel momento in cui le iridi si posano sulle espressioni soavi delle ragazze, le quali si destreggiano tranquillamente come se il ballo per loro sia una semplice passeggiata e non qualcosa che si costruisce con tempo e fatica. Sorrido malinconica al ricordo dei miei primi passi, del primo saggio di danza, della mia prima entrata in scena e della grandiosità del momento. I miei occhi brillavano di luce propria e in egual modo il mio cuore. Ricordo ancora i visi fieri ed emozionati dei miei genitori, il battito concitato delle loro mani a fine esibizione e gli abbracci che mi riservavano dietro le quinte. Amavano vedermi salire sul palco, amavano la loro bambina con il tutù e le scarpette da brava e ambiziosa ballerina. I primi quattro anni sono stati i migliori mai vissuti: niente solitudine, niente lussi sfrenati, nessuna cena di lavoro abituale... solo amore.

Adoravo tutte le attenzioni che mi regalavano, la dolcezza nei loro occhi così simili ai miei e la premura nei miei confronti quando qualcosa non andava per il verso giusto ed io ero così felice di poter contare su di loro per qualsiasi cosa. A quell'età, però, non metti in conto la forza distruttiva della società, del cambiamento radicale che si subisce qualora entri a far parte della stretta cerchia degli uomini d'affari. Semplicemente, non ti rendi conto della brutalità del mondo dei potenti.

Solo il tempo ti aiuta a capire, solo crescendo cominci a comprendere i comportamenti degli adulti. E cominci ad intuire partendo dalle cose quotidiane, abituali... quelle che ritieni scontate e di poco conto. Tua madre che non viene più a darti la buonanotte come faceva un tempo, tuo padre che si dimentica di venirti a prendere a scuola. Le ore passate al freddo e al gelo ad ogni fine allenamento giornaliero, l'invisibilità dei malesseri fisici e psicologici. Ti accorgi della loro indifferenza ma mentalmente inizi a giustificarli.
Il lavoro li tiene impegnati, per questo si sono dimenticati di me anche oggi. Mamma e papà mi amano, sono il loro primo pensiero. Sono la loro bambina.

Ma più cresci, più capisci che le persone cambiano, gli interessi diventano altri e la famiglia... Beh, quella passa in secondo piano. Allora impari la strada per tornare a casa dopo un'intensa mattinata a scuola, la sera ti rimbocchi le coperte da sola dimenticando i libri impolverati sulla mensola e ad ogni problema ti chiudi a riccio. Cominci a ballare non più per gli altri ma per te stessa, per sentire il sollievo ed un grammo di felicità.

Ed il tuo pensiero cambia, si ridimensiona. Non giustifichi più le cene solitarie, i pranzi dimenticati e l'affetto mancato.
Pian piano cresci, maturando un unico pensiero: Mamma e papà non ci sono più per me, devo imparare a cavarmela da sola.

« Per oggi basta così, filles, ma la prossima volta vi voglio cariche! À demain!»

Sbatto le palpebre ritmicamente, quando i risolini delle ragazze mi riportano alla realtà. La lezione sembra essere finita e nel momento in cui individuo Miss Smith impegnata in una conversazione con Layla, capisco quanto effettivamente mi sia distratta.

Sospiro pesantemente lanciando un'occhiata all'orologio appeso al muro, sollevandomi poi dal parquet freddo. È già tardi ormai e Jennifer mi starà aspettando a casa, con tanto di cena fumante a tavola. Le avevo promesso che sarei tornata presto oggi, ma come sempre dimentico di avvisarla in caso di cambiamenti improvvisi.

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