Capitolo Trentotto

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Casa mia, se così vogliamo chiamarla, è avvolta nel silenzio più totale, poiché i miei zii sono fuori città per un convegno di lavoro indetto all'ultimo momento, mentre Kelsy è rimasta al Covo insieme al suo ragazzo. Calmare gli animi abbastanza agitati di Oliver e il resto dei ragazzi sarà un'impresa ardua ma confido in Hunter e nel suo buon senso. Spero che al nostro ritorno tutto sia tornato, quanto meno, come prima e che il compleanno di Layla non sia stato rovinato dalla furia del fratello e del suo migliore amico.

Per tutto il tragitto in macchina nessuno dei due ha aperto bocca.

Noah non sembrava dell'umore adatto per intrattenere un discorso e, dopo tutto quello che è successo nell'arco di quei pochi minuti, nemmeno io ero propensa a farlo.

Le immagini di Kim e Noah scorrevano come un film davanti ai miei occhi: lei che lo accarezzava e gli sorrideva come se fosse la cosa più bella del mondo, come se conoscesse ogni parte della sua vita e ne volesse far parte in altre vesti, e lui che non si scostava dal suo tocco, salvo per quei momenti in cui indietreggiava allontanandola bruscamente. Non le urlava contro quanto questo passo in avanti fosse sbagliato sia nei confronti di Oliver, sia nei confronti dell'amicizia che li ha sempre legati.

Era in trans, imbambolato, incatenato dai suoi occhi ammalianti e dolci.

Ad un certo punto, infatti, tutto mi è sembrato chiaro: Kim è innamorata di Noah, lo è sempre stata, e, forse, inconsciamente, lo è un po' anche lui.

E la consapevolezza che ciò possa essere vero, anche solo in parte, fa male.

« Puoi aspettare in salotto, arrivo subito» pronuncio a voce bassa, dopo un tempo interminabile, fatto di parole non dette e di silenzi rumorosi.

I miei occhi saettano da una parte all'altra per non incrociare nemmeno una singola volta le sue iridi scure e di cui, oramai, credo di essere perdutamente innamorata.

Non voglio mentire a me stessa, non credo di esserne più in grado.

Ciò a cui ho assistito questa sera ha generato un'immensa voragine dentro di me e se non fossi interessata e non provassi nessun tipo di sentimento, non sentirei il dolore acuto al petto che sembra restringerlo sempre più.

Ma è sbagliato.
Il sentimento che provo per Noah è totalmente sbagliato.

Noah ha troppi problemi da risolvere, ha troppe questioni in sospeso con gli altri e soprattutto con se stesso.

Il suo passato si ripercuote continuamente nel presente: il rancore che cova ogni giorno di più verso il padre assente è palpabile, è evidente dai suoi comportamenti e dalle sue parole, e il dolore provato per la perdita prematura della madre non ha fatto altro che innescare in lui un meccanismo di difesa, tale da allontanare qualsiasi tipo di amore, eccetto quello della sorella.

Ha fin troppi pesi sulle spalle, tante responsabilità, ed io, se solo provassi ad esternare i miei sentimenti, non farei altro che aggiungere ulteriori macigni.

Ed io non voglio il suo male.

Terrò tutto per me.
Sarà facile, giusto?

Noah annuisce semplicemente ma riesco perfettamente a percepire i suoi occhi fissi su di me.

Raggiungo velocemente il bagno al piano di sopra, chiudendo la porta a chiave alle mie spalle.

Deglutisco innumerevoli volte, prima di appoggiare le mani sul lavabo in ceramica.

Il mio riflesso non è un bel vedere: il viso stravolto, il taglio sanguinante che segna lo zigomo destro e gli occhi arrossati, ancora appannati dalle lacrime che spingono per fuoriuscire.

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