« Come stai?»
« Bene... più o meno». Abbozzo un sorriso incerto sfilando la felpa.
Kelsy sospira chiudendo la porta della sua stanza raggiungendo poi il letto disfatto e sommerso da maglioni di ogni colore e genere. Incrocia le gambe e abbracciando il cuscino mi osserva mentre infilo un maglione abbastanza lungo, tanto da fungere da vestito. Il caos non la disturba, lei vive nel disordine e a me non dispiace. Sono abituata all'ordine meticoloso, un po' di scompiglio, di certo, non guasta.
« Ti sei già pentita di aver accettato?»
« No, certo che no! Adoro stare con voi! Quella casa non la sento più mia». Ed è vero. Sono anni, ormai, che non mi sento più parte di essa. È come se le circostanze mi abbiano allontanata dall'unico luogo che, in teoria, avrei dovuto considerare e sentire mio. « Ho accettato perché al momento non credo di riuscire a reggere un altro confronto ma non posso scappare dai miei problemi. E i miei genitori li conosco molto bene, non mi lasceranno in pace fin quando non otterranno ciò che vogliono».
Le chiamate sul mio cellulare sono tante, forse troppe. Ho perso il conto dei messaggi che ho trovato in segreteria ma, per la prima volta, non voglio tornare sui miei passi. Ho sempre accettato le loro condizioni, ma c'è un limite a tutto, anche per me.
« Non c'è una data di scadenza, puoi rimanere qui per tutto il tempo che ti serve. So che in questo momento ti senti in colpa ma non devi, non quando le motivazioni che ti hanno spinta a comportarti così sono più che lecite». Incrocio gli occhi grandi di Kelsy, scorgendo tanta determinazione e convinzione. « La vita è tua, Bonnie. Sei tu a scegliere quale strada prendere e credo tu abbia finalmente aperto gli occhi».
« Già... E non credevo potesse essere così doloroso». Kelsy mi porge dei collant abbastanza pesanti, che indosso storcendo le labbra. « Non credi sia troppo... nuda?» alludo al maglione, che pur essendo coprente non mi fa sentire molto a mio agio.
Ruota gli occhi al cielo. « Bonnie, tesoro, ti ho vista indossare abiti con spacchi vertiginosi e scollature esageratamente profonde, per non parlare dei body che indossi quotidianamente da sedici anni a questa parte. Vuoi che continui l'elenco? »
Sbuffo un lamento. « Sai bene che odio indossare abiti del genere e i body non c'entrano niente, la danza è discorso a parte», mi rabbuio.
« Certo, come dici tu», schiocca la lingua spingendo poi con il piede un paio di stivaletti neri e corti senza tacco. « Questi sono perfetti».
« Mi aspettavo di peggio», ammetto sincera infilando prima una scarpa e poi l'altra. « E tu? Non ti vesti? »
Kelsy balza giù dal letto annuendo. « Mh mh, prima però devo avvisare Hunter. Verrà a prenderci lui con la sua auto».
Annuisco. Mordo il labbro inferiore osservandola scartare un maglione dopo l'altro, fin quando non individua ciò che vuole e con un sorriso vittorioso ad abbellire le sue labbra raggiunge la porta del bagno. « E... c'è anche... lui?»
Kelsy scrolla le spalle intuendo perfettamente a chi mi riferisco. « Non lo so, è possibile. Perché? »
Deglutisco scuotendo il capo indifferente. O, almeno, fingo di esserlo. « Curiosità. Immagino sia con sua sorella».
Kelsy mi fissa con gli occhi ridotti a due fessure, cercando di scovare una possibile emozione che possa tradirmi ma quando capisce che non otterrà niente da me ci rinuncia, sbuffando.
« Possibile. Non cullarti troppo, però. Noah è imprevedibile», mi schiocca un occhiolino sparendo l'attimo dopo.
Un sorriso spontaneo incurva le mie labbra e per quanto abbia cercato di mostrare indifferenza, almeno davanti a Kelsy, non posso fare a meno di sperare nell'imprevedibile.
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BLACK SAPPHIRE
Chick-LitBonnie Wood non conosce il vero divertimento né la libertà a cui aspirano tutte le ragazze della sua età. La sua vita gira attorno al lusso sfarzoso, alle pretese dei genitori, che da anni tentano di plasmarla a loro immagine e somiglianza, e alle a...
