Capitolo Dodici

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Bound To You -
Christina Aguilera

Noah's POV.

« Noah! »

Sobbalzo alla voce squillante di Kim che irrompe all'improvviso e trattengo a stento un'imprecazione. Il barattolo pieno cade, rovesciandosi rovinosamente a terra, ed il colore sgorga fuori sporcando velocemente il cemento.

« Tu e la tua cazzo di leggerezza », l'imprecazione scappa lo stesso dalla mia bocca ma Kim sembra fregarsene del mio tono aspro.

« Mi dispiace per il giallo, dovrò proprio ordinarlo, vanno a ruba», allude al colore, ormai, andato a farsi benedire. « Ma se ti può servire, ho centinaia di tonalità diverse»

La guardo dall'alto serrando la mascella. Il pennello che solletica le mie dita, dalle setole pigmentate dalla tinta ancora fresca, gocciola sulla carta straccia mentre la scaletta che sorregge il mio peso scricchiola al mio ennesimo movimento.

Lancio un'occhiata ai barattoli appoggiati a terra, ormai vuoti, riportando poi lo sguardo sul disegno attualmente incompleto.

« Avevo già finito con il giallo» sospiro arreso, avvicinando il pennello al piccolo spazio vuoto rimasto.

Le setole impregnate di vernice colorano con leggerezza, abbracciando dapprima il bianco sporco della parete, sostituendolo subito dopo con prepotenza. La tinta copre con naturalezza i pochi spazi vuoti, emanando un odore fresco e pungente, che obbliga il mio naso ad arricciarsi istintivamente.

Le mie dita seguono un disegno immaginario, dettato dal progetto pianificato dentro la mia testa e che prende vita ad ogni mio passaggio.

« Glielo farai mai vedere? »

Sorrido inconsapevolmente alla domanda di Kim, la quale raggiunge la parete dinanzi a me, osservando incantata il caos di colori.

« No», affermo senza pensarci su.

« È meraviglioso, Noah, lo amerebbe», replica abbandonando per un attimo la vivacità che la contraddistingue.

Sento i suoi occhi perforarmi ma rifiuto la possibilità di incrociarli, anche solo per qualche secondo.

« Credi che mi importi qualcosa? Non c'è niente che ci lega, il nulla»

« Eppure si è intrufolata nella tua testa e non ne uscirà facilmente» ribatte sfidandomi, passandomi poi un panno bagnato.

Lo afferro inarcando un sopracciglio. « Sai che le tue assurdità non hanno alcun senso?»

« Oh, Noah, ti conosco meglio di quanto tu creda. Sono giorni che ci lavori e non credere che non ti abbia osservato.», incurva le labbra in un sorriso di pura convinzione. « Ti interessa più di quanto tu voglia ammettere»

Scuoto il capo percependo i suoi passi arrestarsi al mio fianco. Afferra un altro pennello dal contenitore, intingendolo di azzurro.

« Adesso ti credi pure la mia coscienza? » la riprendo con leggerezza, scrutando i suoi movimenti lenti e misurati.

Kim solletica, con premura e attenzione, la piccola porzione di parete già impregnata di vernice, poco allestita e attenzionata.

« No, sono solo la tua migliore amica», mi corregge. « Il che, è tutto dire», strizza l'occhio suscitando un piccolo sorriso spontaneo sulle mie labbra. « Perché non hai continuato questa parte? Le iridi, se non ricordo male, sono di un semplice azzurro.»

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