Arrivai nel mio palazzo, misi la macchina nel parcheggio e andai vicino al portone. Sali le scale ed entrai, iniziai a fare i lavori, infatti sistemai casa, feci il letto, misi a lavare i vestiti sporchi in lavatrice, poi uscii e andai comprare una cesta per mettere i giocattoli all'interno.
"Non ho mai visto casa mia cosi pulita", sorrisi e presi il telefono, mia madre mi aveva inviato un messaggio dicendomi che oggi c'era il mercato e voleva far un po di compere, io accettai e andai con la macchina davanti casa sua, suonai il clacson e dopo un po la vidi scendere.
"Ciao amore!" Sorride e mi lascia un bacio sulla guancia.
"Ciao ma, tutto bene?"
"Si", in poco tempo arriviamo al mercato.
"Cosa compri a tuo figlio?"
"Non lo so, tu invece?"
"Io devo comprare dei vestiti puliti a tuo padre".
"Ok", camminiamo e vedo alcuni magliette carine per Ermal.
"Che ne pensi?" Dissi prendendo un maglione viola scuro.
"Bella", poi presi dei pantaloni neri con Topolino disegnato.
"Che dici a Ermal gli possono piacere?"
"Si ma secondo me, i pantaloni non li andranno".
"Dici? Vabbè allora mi faccio dare una taglia un po più grande". Diedi i vestiti al signore e lui mi mise tutto in una busta e pagai e andai vicino a mia madre.
"Hai deciso cosa comprare?"
"Non lo so".
"Che ne pensi di questa?" Presi una camicia, era di jeans, la taglia era quella giusta e a papà potrebbe piacergli, insomma non ha nulla che non va.
"Si è molto bella", prese il portafoglio, ma io la fermai.
"Pago io". Sorrido, torno da lei e la vedo con sguardo triste.
"Mamma, sei sicura che vada tutto bene?"
"Si amore".
"Mi dici la verità". Dissi guardandola.
"Tuo padre ieri non è stato bene".
"Oddio che avuto?"
"I dottori non me l'hanno detto, ieri l'ho portato all'ospedale gli faceva male il petto..."
"Oddio! Perchè non me l'hai detto?"
"Perchè non volevo farti spaventare".
"Dovevi dirmelo".
"E come facevo? Dovevi preparare tuo figlio per il suo primo giorno di scuola qui a Roma".
"Lo so ma potevi dirmelo". La abbraccio e continuiamo il nostro giro.
Dopo un oretta andiamo a prendere mio figlio.
"Papà!!" Corre e mi abbraccia.
"Cosa sono quelle buste?"
"Dei regalini che ti ho fatto".
"Oh, ciao nonnina, non ti avevo visto", sorride e le lascia un bacio sulla guancia.
"Mamma, ti va di mangiare con noi?"
"No, devo andare da nonno".
"Va bene, ciao ma", le lascio un bacio sulla guancia.
"Ciao, magari ci sentiamo dopo".
"Ciao nonnina", sorride e torniamo a casa.
"Cosa hai fatto di bello?"
"Niente".
"Hai fatto amicizia con tanti bambini?"
"Si". Prese quel quaderno e un colore.
"Cosa scrivi?" Dissi avvicinandomi.
"Niente", coprì con la mano quel che c'era scritto.
"Dai fammi vedere", appoggiai la mia mano sulla sua.
"Si ma non ti piacerà". Tolse la mano e io presi il quaderno, all'interno c'erano delle frasi.
"È per te", disse triste.
"È molto bella, perchè non volevi farmela leggere?"
"Perchè è brutta", lo prendo in braccio.
"Non è vero", sorrido e gli lascio un abbraccio.
"Però questa non è come la tua, a me escono male".
"Con il tempo capirai dov'è l'errore", lui appoggia la sua testolina sul suo braccio e una mia mano si infila nei suoi capelli.
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|| Mio figlio|| Metamoro
Fanfic"Sempre sarai nella tasca destra in alto In un passo stanco dentro un salto in alto Che mette i brividi".
