capitolo 15

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Mi svegliai e guardai per l'ultima volta Ermal, quello che mi giuravo che non dovesse succedere era successa. Ho lasciato che Ermal mi volesse bene a tal punto che lui pensasse che io potevo essere il suo papà, cosa che non potrà mai succedere. Senza far rumore mi alzai e camminai verso la cucina, per l'ultima volta avrei fatto la colazione a Ermal. Ma oggi sarebbe stata diversa, guardo il muro dell'orfanotrofio. Non ho mai notato quei disegni un po rovinati dagli anni, ci sono tre bambini che giocano. Due maschietti e una femminuccia, la bambina disegnata ha viso rotondo, occhi marroni e capelli color arancio con due belle codine ai lati, un vestito rosa scuro con un cinta celeste, le scarpe sono del medesimo colore della cintura e cosi come il braccialetto che ha sul polso sinistro. I due bambini le tengono la mano, tutti e due hanno i capelli marroni solo che uno ha gli occhi celesti e uno verdi. Occhi blu è vestito con una maglia celeste con una sola striscia verde in mezzo, jeans blu e scarpette marrone scuro, l'altro invece ha i vestiti uguali a quell'altro solo con i colori opposti. Continuo a camminare e mi trovo "davanti" Sabrina che tiene in braccio sua figlia.
"Shh amore di mamma", dice facendo dei piccoli massaggi sulla schiena.
"Mammina", nasconde il suo viso nella spalla di Sabrina.
"Perchè piangi amore mio?" Dice abbracciandola.
"Ieri il babbo mi ha fatto male".
"Cosa!? Che ti ha fatto?" La piccola alza lo sguardo e guarda la sua mamma.
"Mi ha fatto un coso viola sul braccio".
"Fammi vedere".
La bambina si alza la maglia e Sabrina tocca il livido. Sabrina la abbraccia e le sussurra delle parole che la fanno addormentare.
"Buongiorno", dice in un sussurro.
"Giorno", sorrido e mi avvicino a lei.
"Dormito bene?"
"Si, vado a farmi il caffè, lo vuoi?"
"No grazie, l'ho preso prima".
"Ok". Vado in cucina e prendo due tazze, una bianca con un simbolo blu e l'altra era celeste con le nuvole bianche. Prendo il latte, lo verso e metto il suo adorato Nesquik, affianco lascio dei biscotti alla vaniglia. Metto una cialda di caffè nella macchina e metto sotto la tazza.
Appena sento il rumore della macchinetta, tolgo la tazza, bevo il caffè e vado in camera di Ermal e gli lascio la colazione sul comodino. Prendo un post-it e gli scrivo: "buongiorno piccolè ♡". Andai in bagno e mi feci una doccia calda.
Apri gli occhi e mi girai, vidi la colazione. Mi avvicinai e presi la tazza e i biscotti. Una volta finito tutta la colazione, presi quel bigliettino giallo. Mi alzai dal letto e andai in camera di Fabrizio, non c'era. Mi misi a correre e andai giù, apri la porta e la macchina di Fabrizio non c'era. I miei occhi diventarono lucidi e tornai dentro.
"Fabri..." dissi togliendomi una lacrima, perchè se ne andato via senza che io lo salutassi? Mi odia?
Apro la porta socchiusa e mi siedo sul letto, appoggio la testa sul cuscino, calde lacrime scendo da i miei occhi che finiscono sul cuscino.
"Piccolè". Mi giro e lo vedo, sul ciglio della porta. Mi alzo e corro da lui.
"Perchè te ne vai!?"
"Perchè devo lavorare amore".
"Posso venire con te?"
"No, purtroppo". Mi abbasso e gli tolgo le lacrime.
"Ti va di aiutarmi a cosa mettermi?"
"Si.."gli prendo la mano e apro la valigia.
"Allora cosa mi devo mettere?"
"Questa" mi passa un maglione viola scuro.
"Grazie".
"Questi!" Mi passa dei jeans neri, mi vesto e andiamo vicino al portone, affianco a noi c'era Sabrina con sua figlia.
"Spero che in mia compagnia vi siate divertiti".
"Si, vienici a trovare".
"Certo".
"Mi raccomando non far arrabbiare la mamma".
"Si", gli lascio un bacio sulla sua mano.
"E tu ometto fai il bravo e...e non piangere".
"Mi mancherai".
"Anche tu, tieni questi sono tuoi". Dico passandogli due pacchi, uno blu e uno verde.
"Cosa sono?"
"Apri prima il pacco blu".
"Ok".

"Cos'è?""Un acchiappa sogni"

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"Cos'è?"
"Un acchiappa sogni".
"Cos'è?"
"Con questo non farai brutti incubi".
"Grazie", mi lascia un bacio.
"Apri l'altro".
"Ok". Lo apre e ci trova dentro un telefono.
"Cos'è?"
"Questo è un telefono, dentro a questo telefono c'è un app che serve per fare delle chiamate, ecco li c'è il mio numero di telefono, ogni volta che hai bisogno di sentirmi mi chiami e noi staremo insieme".
"Ma come funziona?"
"Adesso non posso spiegartelo, perchè sono in ritardo ma ad aiutarti ci sarà Sabrina".
"Ok".
"Mi dai un abbraccio?"
"Si", allarga le braccia e ci stringiamo a vicenda. Un abbraccio pieno d'amore con una piccola goccia di tristezza perchè quel bambino l'avrei rivisto, se tutto andava bene, tra due mesi. E due mesi significava pianti e dolori al cuore che iniziavano la mattina e finivano la sera.
"Fai...fai il bravo e chiamami a qualsiasi ora per qualsiasi motivo, o-ok?"
"Si".
"Ciao piccolè".
"Ciao...Fa-no...Bizio".
Mi stacco da quell'abbraccio e vado verso la mia macchina. Metto la chiave nella serratura, la giro e parto verso Roma.
Fabrizio era quasi arrivato a Roma, si fermò quando non riusciva più a sopportare le lacrime, gli faceva male quella ferita che si era aperta nella sua mente e adesso era sul suo cuore e serviva quel marmocchio per chiuderla. Presi il telefono e chiamai mia sorella, Romina, fa la tatuatrice.
"Ciao fratellone".
"Ciao sorellina, ti devo chiedere un favore".
"Dimmi tutto".
"Devi farmi un..." un rumore fastidioso fa interrompere Fabrizio.
"Fabri!"
"Fabri! Rispondi!"
La sorella chiuse la chiamata e informò alla polizia tutto quello che era successo.

Spero che il capitolo vi piaccia, io non sono molto convinta, buonanotte❤

|| Mio figlio|| MetamoroDove le storie prendono vita. Scoprilo ora