capitolo 27

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*Dal capitolo precedente*
"Sono qui per dirvi una cosa importante".
"Vieni qua amore". Con passo lento sbuca Ermal.
"Vi presento Ermal, mio figlio". La mia famiglia rimane a bocca aperta.
"Tuo figlio?"
"Si". Sorrido e guardo Ermal, trema come una foglia, lo prendo in braccio e lui si accoccola più a me.
"Perchè hai cosi paura?" Gli sussurro all'orecchio.
"Perchè ho un brutto presentimento".
"Figliolo possiamo parlare?" Si alza dalla poltrona e si avvicina a me.
"Certo papà", lascio mio figlio e vado fuori in giardino.
"Dimmi papà".
"Io ho accettato e accetterò tutte le tue idee ma adesso non ti pare di aver esagerato?"
"Cosa vorresti dire?"
"Hai esagerato ad addottare quel bambino!"
"Pensi che io non possa essere come te?"
"No e che..."
"Se pensi che io possa ritornare tra droga e alcool ti sbagli, non voglio più toccare quella merda e non voglio di nuovo vedere la morte".
"Lo so che hai mollato tutto ma non sei pronto per diventare padre, sopratutto adesso che hai il tour".
"Perchè quando la mamma ti ha detto che era incinta di me tu eri pronto? Eri pronto per i pianti? Eri pronto alle notti insonni? Eri pronto a giocare con me? Eri pronto?"
"No, ma almeno sapevo cosa andavo incontro tu no".
"Ma perchè dici cosi?"
"Perchè voglio farti ragionare per non sbagliare".
"Ma perchè ogni cosa che faccio a te non va mai bene?"
"Non è vero, mi hai portato tante soddisfazioni".
"Ah si? Perchè ai tuoi amici non parlavi mai dei miei disegni, di tutti i "ti voglio bene" che ti ho dedicato?"
"1)avevo tante cose da lavorare e 2)volevo tenermi tutto questo per me".
"Perchè ogni sera non mi lasciavi un bacio sulla fronte per darmi la buonanotte?"
"Perchè te li davo alle cinque del mattino prima di andare a lavorare".
"Non mi ricordavo di questo, comunque, e perchè non sei mai venuto a scuola alla giornata padre-figlio?"
"Perchè ero impegnato".
"Ah si? Mi pare un po ovvia come risposta".
"In che senso?"
"Papà di la verità, a te di me non te ne mai fregato nulla".
"Non dire cazzate".
"Sei tu quello che non deve dire cazzate!"
"Senti so di esser stato un padre assente un po per colpa mia e per colpa del lavoro, ma io volevo che noi fossimo felici".
"Sai come come potevi rendermi felice? Se magari il primo giorno di scuola tu mi avresti abbracciato non avrei avuto paura quel giorno".
"Mi dispiace".
"Io torno dentro qua fa freddo". Misi piede all'interno e quello che vidi mi fece venire gli occhi lucidi. C'era Ermal in braccio a mia madre che le toccava i capelli e sorrideva.
"Papà!" Corre da me e mi prende la mano.
"Dimmi".
"Possiamo rimanere qui? La nonna mi ha raccontato tante cose buffè su di te e su gli zii".
"Eh va bene".
"Grazieee!" Ride e si avvicina di nuovo a sua nonna.
"Amore di nonna, vuoi un dolcetto?"
"Si". Gli prende la mano e lo porta in cucina.
"Tieni", mi passa un dolcetto soffice bianco.
"Sa di vaniglia", dissi dopo averlo annusato.
"All'interno c'è la nutella". Diedi un morso a questo dolcetto.
"È buono!"
"Li fai tu?"
"Certo, questi se li portava a scuola il tuo papà e i tuoi zii".
"Davvero?"
"Si, adori tanto papà?"
"Tanto, gli voglio tanto bene".
P.O.V Fabrizio
Da lontano guardai e sentii tutto, mi passai una mano sugli occhi, quanto cazzo amo mio figlio. Mi giro quando una mano si appoggia sulla mia spalla.
"Mi dispiace per averti rovinato l'infanzia".
"Non ti preoccupare", lo abbraccio.
"Tu e Ermal potete rimanere qua anche a Natale?"
"Va bene, però non fatto il regalo a Ermal".
"Ti va se andiamo a prenderglielo?"
"Si".

|| Mio figlio|| MetamoroDove le storie prendono vita. Scoprilo ora