capitolo 10

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Mentre stavo camminando mi suonò il cellulare, lo presi e risposi alla telefonata.
"Ciao Andrea!"
"Ciao Fabri!"
"Come va?"
"Tutto bene e te?"
"Anche, quando torni?"
"Dopo domani, perchè?"
"I tuoi fan mi stanno uccidendo, mi chiedono dove sei e quando inizierà di nuovo il tuo tour".
"Oh...io torno presto".
"Ok, ma chi è quel bambino?"
"Si chiama Ermal".
"Uhm, dai tuoi post vedo che avete legato molto".
"Già".
"Ti sento strano, sei sicuro che vada tutto bene?"
"Si".
"Ok, tanto quando torni a casa ci penserà il tuo capo a farti sputare il rospo".
"Va bene". Dico ridendo.
"Muoviti a venire che non vedo l'ora di suonare ma anche di salire sul palco".
"Anch'io". Iniziamo a parlare e sento partire un altra chiamata, sgrano gli occhi e guardando l'orario.
"Andrea devo andare".
"Ok, ciao".
"Ciao". Chiudo la chiamata e vado all'asilo. Vedo Ermal seduto su un muretto bianco con le gambe a penzoloni. Sorrido e mi avvicino, mi in ginocchio e gli prendo la manina. Lui alza la testa e mi abbraccia.
"Pensavo che non venivi", dice triste.
"Scusa stavo parlando con un mio amico e non mi sono accorto dell'orario".
"Ok".
"Ma stai piangendo?"
"Si..."
"Perché?"
"Mi hanno rotto la macchina".
"Uh, quale?"
"Quella rossa".
"Non ti preoccupare". Gli sorrido, mi prende la mano.
Entriamo in macchina e andiamo ad un ristorante. Mi siedo e guardo il ristorante. Ha delle bellissime pareti bianche, ci sono le tovaglie rosse con dei quadrati disegnati, delle lampade a forma di fiori e delle sedie marrone chiaro con dei disegni sopra. Guardo Fabrizio e noto che ha un libro bianco con scritto: "menù" in nero.
"Cameriere". Si avvicina una ragazza bionda con gli occhi marroni.
"Mi dica". Ci sorride.
"Allora mi fa il solito antipasto e poi un risotto con i gamberi, una bistecca al sangue e vabbè poi penserò a cosa prendere il dessert".
"Va bene e tu invece cosa vuoi?"
"Non lo so".
"Ermì non hai visto sul menù?"
"No".
"Posso scegliere io per te?" Chiedo a Ermal.
"Si".
"Allora al bambino mi fai la pasta al sugo, la cotoletta con un po di patatine e il gelato al cioccolato".
"Ok, arrivano subito". La fermo per il polso.
"Ah, mi porti la coca cola e il vino rosso".
"Si". Mi sorride e va in cucina.
"Cosa hai fatto a scuola?"
"Ho fatto tanti disegni e ho dato un bacino sulla guancia a Camilla che non si è sentita bene".
"Cosa gli è successo?"
"Gli faceva male il pancino".
"Uhm, poi".
"Mi sono spaventato perchè non ti ho visto arrivare".
"Scusa". Appoggio una mano sui suoi capelli.
"Di solito non mi piace quando qualcuno mi tocca i capelli ma quando lo fai tu mi piace tanto". Dice togliendosi una ciocca davanti gli occhi.
"Ne sono felice". Un ragazzo lascia il pane e dei grissini.
"Vuoi?"
"Si". Gli passo un grissino e lui lo spezza in piccoli pezzi.
"Tieni", mi passa un pezzo di un grissino. Dopo un oretta circa ci portano i piatti.
Vedo Ermal prendere la forchetta e iniziare a mangiare. Sorrido appena appoggia una mano sulla mia, la stringo.
"Mi spieghi come ti sei sporcato?". Dico pulendo la sua bocca.
"Boh".
Finiamo l'antipasto e dopo un ora ci portano la pasta.
"A me buona e a te?"
"Anche a me". Si prende il tovagliolo e si pulisce ma non del tutto.
"Ci facciamo una foto?"
"Si".
Prendo il cellulare, apro la fotocamera e schiaccio il pallino rotondo bianco. Guardo la foto e sorrido, Ermal con le labbra sporche e con il muso a papera.
"Com'è?"
"Guarda". Gli giro il telefono.
"Uffa io sono brutto", dice triste.
"Non è vero sei bellissimo".
Mi sorride e mi lascia un bacio sulla guancia. Si avvicina una ragazza, capelli marroni ricci e occhi del medesimo colore. Porta degli occhiali da vista neri. Indossa una maglia di un rosa strano, pantaloni neri e gli stivaletti con una cintura di borchie grigie.
"Possiamo fare una foto?" Mi chiede guardandosi le scarpe.
"Si". Prende il cellulare e fa la foto.
"Grazie" dice quasi in un sussurro.
"Chi sei?" Chiede Ermal guardandola.
"Ehm...sono una fan di Fabrizio".
"Come ti chiami?"
"Elena", sorride.
"Io sono Ermal".
"È tuo figlio?"
"Eh? No".
"Sono solo un suo amico".
"Ok, grazie ancora". Si allontana.
"Cos'è una fan?"
"Lo capirai quando sarai grande".
"Ok".
Finiamo la pasta e lui prende il mio e il suo tovagliolo e un pennarello, sorrido e lui disegno un uomo e un bambino.
"Che bel disegno".
"Grazie, siamo io e te".
"Lo so". Alza lo sguardo e mi sorride, poi sposta un po la sedia e si avvicina a me. Allunga le braccia e io lo prendo in braccio. Lui appoggia le gambe sulle mie e mette un braccio attorno al mio collo.
"Ti voglio bene".
"Anch'io" e gli lascio un bacio tra i capelli.
Lasciano i piatti sul tavolo e Ermal si rimette a sedere.
"Senti Ermal vado un attimo in bagno".
"Ok". Lui si allontana e io guardo il suo bicchiere, c'è un liquido strano rosso. Prendo il suo bicchiere. Lo stavo per bere ma un cameriere me lo toglie.
"No piccolo, questo non si beve". Mi allontana il bicchiere.
"Ti taglio la carne?"
"No". Prendo la forchetta e il coltello e cerco di tagliare la carne. Uffa! È super dura non si taglia.
Sento e vedo le mani di Fabrizio e insieme tagliamo la carne.
"Grazie". Prendo un pezzo di carne e la metto in bocca. Poi con le mani prendo una patatina.
"Assaggia sono morbide".
"Grazie". La mangia.
"Ti piace?"
"Sisi".
"Ehm fab, posso bere il liquido rosso?"
"Si ma poco". Mette il liquido rosso nel bicchiere io lo prendo e lo bevo.
"Che schifo!"
"Vabbè da grande ti piacerà". Io rido.
Finiamo di mangiare, pago e usciamo fuori. Noto che Ermal si chiudono gli occhi. Lo prendo in braccio e lui appoggia la sua testa sul collo.
Entro in macchina e andiamo in orfanotrofio.

|| Mio figlio|| MetamoroDove le storie prendono vita. Scoprilo ora