capitolo 44

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Mi svegliai e guardai il mio papà dormire, appoggiai una mia mano sul suo mento, lo accarezzai piano piano e decisi di lasciargli un piccolissimo bacino.
"Grazie, papà". Mi alzai dal letto e andai in cucina, aprì il frigorifero, presi il succo alla pera che mi aveva comprato, presi due bicchieri e lo versai nei bicchieri. Apro lo scaffale dove papà tiene le brioches e ne prendo due, poi andai nello studio di papà e presi un foglio e una penna. Dopo aver scritto una frase a papà mi accessi la tv e misi un cartone.
Dei passi pesanti mi fecero togliere gli occhi di dosso dai cartoni, sorrido.
"Ciao papà", lui si avvicina e mi lascia un bacio sulla guancia.
"Ciao cucciolo, come ti senti?"
"Molto meglio, vai a vedere cosa c'è sul tavolo". Lui si allontana e prende il foglio, sorride e ritorna vicino a me.
"Grazie, tu invece sei il bambino più speciale del mondo". Mi lascia un bacio e io mi avvicino a lui.
"Sai dovresti farti una doccia".
"Va bene, papà quando ci sarà il prossimo concerto?"
"Partirò sta sera verso le undici per la Calabria".
"Posso salire sul palco?"
"Amore, tu non puoi venire".
"Perchè?"
"I nonni vogliono stare un po con te".
"Ma non posso starci un altro giorno? Voglio venire con te".
"Senti nonno è molto malato e vuole stare un po con te, fai il bravo e non ti lamenti".
"Ok". Lo prendo in braccio e lo porto in bagno, gli tolgo i vestiti e lui entra nella vasca. Metto lo shampoo sulla mia mano e la inserisco tra i suoi capelli, mi piace troppo toccare i suoi capelli, le mie mani scendono e finiscono sul suo pancino, inizio a muoverle e lui ride.
"Ma sei ingrassato?"
"Si, tu mi fai mangiare troppo!"
"Ah, adesso è anche colpa mia? Sei tu che mangi come un piccolo maialino, prima il cornetto, il gelato con taanto cioccolato, la pizza e hamburger".
"Invece è colpa tua, puoi dire di no". Mi riempio le mani di sapone e ci soffio sopra, il sapone finisce sul suo viso, gli pulisco il viso e lo lavo seriamente. Gli metto l'accappatoglio, lo lascio in camera a vestirsi e io preparo la cena, due fettine di pollo, prendo un piatto e metto la mia fetta, poi prendo il pane, lo taglio a metà e metto dentro la fetta di Ermal, lui preferisce la carne nel panino, prendo il ketchup e maionese, la spalmo sopra.
"Papino, ti piaccio?" Lo guardo, si è messo già il pigiama.
"Si sei bellissimo", gli lascio il panino e ceniamo, poi lavo le posate e vado a fare la valigia, poi scendiamo e io lascio Ermal dai nonni.
"Il mio primo concerto senza quella peste".
"Beh, guarda il lato positivo". Dice Andrea.
"E sarebbe?"
"Possiamo dire le parolacce".
"Ehy è vero", risponde Roberto.

|| Mio figlio|| MetamoroDove le storie prendono vita. Scoprilo ora