capitolo 45

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Bevo il caffè e mi metto io alla guida, gli altri sono troppo stanchi, non vorrei rivivere un altro incidente.
"Raga, ma voi come avete dormito?" Chiese Roberto.
"Io bene, perchè?"
"Io ho dormito malissimo", si tocca il collo dolorante, io sorrido e arriviamo tutti a casa, prima di andar a prendere mio figlio da i nonni mi faccio una bella doccia. Sono tutto sudato e stanco. Esco dal bagno, mi vesto e prendo un borsone, metto i vestiti di Ermal e vado a casa dei miei.
Suono al campanello e mia madre mi apre.
"Buongiorno mamma", le lascio un bacio e entro.
"Papà!" Corre ad abbracciarmi il mio piccolino, lo stringo.
"Amore mio, come stai?" Lo guardo.
"Bene, lo sai che ieri sera ho dato da mangiare a nonno che non ce la faceva".
"Bravo amore mio, vai a vestirti che io intanto sto un po con nonna".
"Ok papà", sparisce in bagno ed esegue il mio piccolo ordine.
"Come stai?" Chiedo a mio padre.
"Bene, le medicine mi aiutano a respirare". Gli stringo la mano, lui mi sorride e io appoggio la mia testa sulla sua spalla.
"Papino, che fai?"
"Niente amore", mi alzo e usciamo da casa loro, stavo camminando mano nella mano con Ermal, quando lui si stacca e corre dall'altra parte e abbraccia qualcuno.
"Mi scusi", cerco di allontanarlo quando delle mani che conosco fermano la mia mano.
"Ciao Fabrizio".
"Ehy!"
"Maestra", Giada lo prende in braccio e gli lascia un bacio. Lui circonda le sue piccole braccia attorno al suo collo, le vuole proprio bene.
"Dai amore, dobbiamo tornare a casa", cerco di staccarlo ma lui non vuole proprio saperne.
"Dai! Voglio stare con lei".
"Vuoi giocare con noi?"
"Ehm".
"Papà! Invitala a casa nostra".
"Vuole venire a casa nostra?"
"Perchè no", andiamo a casa ed Ermal inizia a prendere pupazzi su pupazzi e anche una spazzola, io in tutto questo guardo Giada, non mi ero accorta che con la tuta da ginnastica celeste era ancor più bella.
"Ahia, che stai facendo?"
"Ti voglio pettinare i capelli", le toglie l'elastico e le pettina i capelli.
"Mica ti sta facendo male?"
"No, anzi, è rilassante".
"Io vado a prendere una cosa", lascia in pace i suoi capelli e si allontana. Io mi avvicino a lei e le posto alcune ciocche, lei appoggia le sue mani, una sul collo e una sulla mia guancia.
"Hai un figlio meraviglioso!"
"Grazie".
"Tua moglie sarà orgogliosa di te, di lui". Mi tocca i capelli.
"Sono un papà single", sorrido, ci avvicinaniamo l'una con l'altra.
"Sarebbe da stupide dire che non sei un bell'uomo".
"E sarebbe da stupidi dire che tu non sei una bella donna". Le prendo le mani. Con tutto il coraggio che ho in corpo la bacio, sono felice che lei mi ricambia.

|| Mio figlio|| MetamoroDove le storie prendono vita. Scoprilo ora