Capitolo 43

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~ok, quello che leggerete è successo realmente, ho cambiato alcune frasi e alcuni 'tempi', ma è realmente accaduto. Vi chiedo di non sentirvi offesi o altro, poiché non c'è niente di offensivo in quello che ho scritto, ma semplicemente provo ad immedesimarmi in quello che accade nel mondo e come si possono sentire le persone durante una perdita. Quindi, per favore, non prendete in maniera superficiale questo capitolo o l'argomento trattato, poiché molto sensibile e importante nella vita di Taehyung.
Ovviamente sono disposta a sentire ogni vostra critica, state tranquilli, vi ascolterò.
Grazie. ~

Writer's POV

Capita a volte di sentirsi soli: la mente è annebbiata, come se la tua ragione fosse incapace di riuscire a trovare uno spiraglio di luce, un ricordo positivo, un pregio.

Ti senti isolato, abbandonato, sconfitto.

abbandonare (ant. abandonare) v. tr. [dal fr. abandonner, der. della locuz. ant. a bandon «alla mercé», derivante a sua volta dal franco bann «potere»] (io abbandóno, ecc.). – 1. Lasciare definitivamente e per sempre.

Questo è il primo significato della parola 'abbandonare' ovvero lasciare definitavemente e per sempre.

Non so voi, ma per sempre, a mio parere, è davvero un tempo troppo lungo, così tanto lungo da non poterne avere neanche un concetto concreto, ma solo astratto.

Come fai a non rivedere più una persona? O sentirla? O abbracciarla?

È un pensiero tanto complesso che spesso ti fermi, decidendo di tornare indietro, smettendo di ragionarci sopra.

Mi capita a volte di bloccarmi, immaginando come sarebbe la mia vita se non avessi le persone che ho affianco a me.

Brutta.

Straziante.

Opprimente.

Lontana.

La vita è breve e manco ce ne accorgiamo.

Le persone ci abbandonano, che lo vogliano o meno e noi siamo sempre impreparati a ciò.

Capita spesso che quando sentiamo o discutiamo della morte di qualcuno a noi caro o meno, si utilizzi la parola "mancanza" oppure "passato avanti" o meglio ancora "deceduto".

Aish, tutti termini scientifici o superficiali per poter soltanto spiegare che in realtà quella persona ci ha abbandonati, involontariamente, ma l'ha fatto.

Se n'è andata, per sempre.

Scomparsa, volatilizzata, dissolta. È solo rimasto un misero corpo, che gonfierá per poi deperire.

Cenere, nient'altro che cenere.

E chi siamo noi per dare torto al corso della vita? Chi siamo noi, se non degli stupidi esseri umani dotati di un intelletto che spesso non sfruttiamo al meglio, per andare contro il destino? O semplicemente la morte?

No, la morte arriva per tutti.
Quella macabra sensazione che  facendo qualcosa tu possa smettere di esistere ti perseguita fin dalla nascita, sgusciando nel tuo orecchio con un solito rumore:

Tic, toc.

Tic, toc.

Un orologio.
Un fottuto orologio che va avanti con le sue lancette, fino a quando queste non si fermeranno e tu verrai accolto da delle braccia, che non saranno quelle dei tuoi familiari o della persona che ami o dei tuoi figli, no: saranno gelide, ossute e spaventose.

Saranno senza vita e sfortunatamente lo sarai anche tu, lo saremo tutti.

Ma fin quando si tratta di te, hai poco a cui pensare.

𝙸𝚕  𝚙𝚛𝚘𝚏𝚎𝚜𝚜𝚘𝚛𝚎 𝚍'𝚒𝚗𝚐𝚕𝚎𝚜𝚎 ♪ 𝚃𝙰𝙴𝙺𝙾𝙾𝙺Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora