Il treno aveva sempre avuto la capacità di rilassarmi, forse perché lo accostavo ai piccoli viaggi che facevo con mia madre per i suoi corsi di aggiornamento. Quando ero bambina succedeva spesso e li ricordavo tutti con molto affetto, come giornate estremamente divertenti; siccome dopo il corso andavamo sempre a divertirci in giro come qualsiasi normale turista.
<<... part-time?>>
<<Eh? Come scusa?>> chiesi, voltandomi verso Kaminari, che sembrava avermi appena fatto una domanda.
<<Dicevo: come hai fatto col tuo lavoro part-time? Non lavoravi al videonoleggio?>>
<<Oh... sì. Il proprietario però viene incontro ai propri dipendenti e decide con loro la settimana di chiusura per le vacanze, così da dare modo a tutti di fare qualcosa. Quindi c'erano già accordi per questa data, ancora prima della mia assunzione, siccome Kirishima...>> spiegai, bloccandomi dopo aver nominato il mio ex. Era una ferita ancora troppo fresca.
<<Scusa>> disse il biondo, capendo immediatamente l'antifona dal mio improvviso rabbuiamento.
Seguirono dei secondi di silenzio imbarazzanti, dove tutta l'attenzione era concentrata su noi due, giacché tutti avevano interrotto i loro scambi di frasi per seguire il discorso mio e del ragazzo, ma ci pensò Momo a riportare la situazione al proprio posto.
<<Guardate ragazzi, quello che vedete laggiù è il faro più famoso della prefettura. La nostra fermata è alla prossima stazione e da lì non mancherà molto per la navetta che ci porterà vicino casa mia>> spiegò lei, indicando con un dito una struttura non particolarmente distante <<vedrete, ci divertiremo un mondo.>>
<<Vedrete, ci divertiremo un mondo>> ripetei sottovoce, fissando la fitta pioggia che scorreva fuori dalla finestra della mia camera lì alla villa per le vacanze.
Era stato questo lo scenario che si era prospettato al nostro risveglio quella mattina.
Quella zona di mare era molto imprevedibile e ogni tanto veniva scossa da violenti acquazzoni, nonostante il meteo fino a poche ore prima affermasse il contrario. Avevo sentito parlare di una sorta di depressione atmosferica che occasionalmente circondava la prefettura, ma non mi ero soffermata troppo sull'argomento, sapevo solo che gli abitanti del posto li chiamavano gli "acquazzoni fantasma" per la loro capacità di arrivare e sparire in breve tempo.
Tuttavia Momo aveva assicurato che ogni tanto succedeva, ma che il tutto si risolveva in giornata. A quanto pare era un evento abbastanza raro, destinato ad estinguersi in giornata.
Tutti gli altri erano abbattuti dalla prospettiva di un'intera giornata chiusi in casa, senza la possibilità di andare al mare a divertirsi. Io invece dal canto mio ero sollevata, perché quella condizione rispecchiava meglio le mie attuali emozioni ed ero felice di non dovermi recare in spiaggia a fingere di stare bene.
Nonostante fossi lì contro la mia totale volontà non potevo però dire nulla di male sul luogo di quelle vacanze.
La villa di Momo era deliziosa, come conveniva ad una famiglia facoltosa come la sua, tanto che sorgeva su una delle zone più ricercate e tranquille della prefettura. Praticamente un angolo di paradiso che si affacciava su scorci di spiaggia al riparo dalle ondate di turisti, ma anche su una fitta vegetazione che offriva un panorama mozzafiato. Oltretutto non usuale per una zona di mare, in quanto non uno scenario che normalmente ci si aspettava.
Momo ci aveva parlato inoltre di sabbia di un oro talmente particolare da brillare quando il sole era alto nel cielo e di un'acqua cristallina che non aveva nulla da invidiare a nessun altro posto.
Sapevo già che avrei passato quelle vacanze in un angolo a interrogarmi sui misteri del mondo e sulla sfortuna che sembrava essersi accanita su di me, ma almeno l'avrei fatto in un piccolo squarcio di paradiso, anziché nell'aria lugubre delle mia stanza. O almeno così affermavano i miei compagni di viaggio.
Scossi la testa e tornai a concentrarmi sull'esterno dell'abitazione.
Da bambina mi divertivo spesso a giocare con le gocce di pioggia sul vetro. Ne sceglievo una e nella mia mente partiva una competizione dove vinceva la prima goccia che raggiungeva il bordo della finestra.
Mi persi in quei ricordi d'infanzia, scegliendo distrattamente una goccia tra le tante che scorrevano quasi simultaneamente, seguendola con lo sguardo fino a che non arrivò al bordo per prima.
Una vincitrice. Qualcosa di totalmente diverso da quello che ero io in quel momento.
Tuttavia quel continuo rimuginare sulla pioggia accese qualcosa in me e prima di rendermene conto avevo impugnato una felpa, delle scarpe chiuse e un ombrello trovato per un caso fortuito in quell'enorme casa. In fondo in pochi si premunivano di acquistare un ombrello per una villa sul mare.
Feci tutto nel silenzio più assoluto e gongolai dalla soddisfazione quando riuscii a superare l'uscio senza beccarmi occhiate curiose o domande scomode sulla natura della mia uscita e sulle motivazione che mi avevano spinta a lasciare il tepore dell'abitazione per andare incontro a quel tempaccio.
Evidentemente le ragazze dovevano essere impegnate con l'ennesimo film strappalacrime che io evitavo come la peste, mentre i ragazzi con qualche stupido gioco da tavolo, che puntualmente non finivano mai perché iniziavano a bisticciare in merito a presunti imbrogli e sospetti colpi di fortuna ripetuti.
La verità la sapevo solo io ed era solo una: ero uscita per riflettere e perché la pioggia secondo il mio modesto parere racchiudeva un qualcosa di misterioso e poetico che mi aveva sempre affascinata.
L'ombrello e l'abbigliamento sembravano proteggermi adeguatamente e iniziai ad azzardare i primi incerti passi sotto la pioggia, dando il via all'immenso fiume di pensieri che ormai da giorni aggrovigliava la mia mente come succedeva nelle più incasinate cassette per il cucito.
Kirishima era un chiodo fisso nella mia mente e non potevo negare a me stessa di amarlo ancora profondamente.
Quel ragazzo aveva lasciato un solco che difficilmente sarebbe andato via e che forse non ero nemmeno pronta a cancellare io stessa, tanto era forte.
La fortuna tuttavia non fu dalla mia nemmeno in quell'occasione, tanto che dopo appena 2 km scarsi mi ritrovai con l'ombrello rotto da un violento colpo di vento improvviso. Uno scherzetto che mi rese necessario iniziare a correre sotto la pioggia per cercare un riparo.
Ricordavo di aver visto il giorno prima arrivando una piccola zona al coperto, dove le persone potevano ripararsi dalla calura sorseggiando qualcosa da uno dei distributori automatici.
Me lo ricordavo perché avevo trovato molto insolita la scelta di mettere delle macchinette simili in una zona del genere, ma Momo mi aveva assicurato che erano molto frequentate dai passanti e dalle persone che possedevano una delle numerose case per le vacanze nei dintorni. Mi ritrovai a ringraziare più del dovuto chiunque avesse deciso di piazzare lì quell'area relax e scivolai sotto la costruzione, contenta di avere finalmente un po' di tregua da quella pioggia battente.
Per qualche secondo lottai contro la voglia di comprare uno snack che sembrava chiamarmi con voce suadente attraverso il vetro del distributore automatico, ma poi cedetti ed iniziai ad infilare ad una a una quelle poche monetine rimaste per miracolo nella tasca con la zip della felpa che indossavo.
Peccato per un piccolo particolare: avevo confuso una moneta con una di taglio più grande e mi ero ritrovata con un quantitativo di soldi insufficienti per acquistare lo snack.
<<Oh, dannazione. Non è che uno spicciolo>> commentai tra me e me amareggiata, fissando lo schermo che mi annunciava di dover inserire ancora 10 yen per completare l'acquisto.
Ovviamente il distributore non riconsegnava il denaro inserito e mi ritrovai ad imprecare sotto voce, affibbiando insulti al distributore. Tra cui quello di "macchina infernale affama-persone".
<<Senti pulcino bagnato, se te li do io 10 yen poi ti sposti? Avrei una certa fame>> mi sentii dire alle spalle da una voce giovane e maschile.
Rischiai un principio d'infarto per lo spavento e mi voltai di scatto per scoprire la natura della persona che aveva appena parlato.
Quello che mi ritrovai davanti fu un ragazzo poco più grande di me. Aveva un'aria molto divertita e mi fissava con gli occhi turchesi liquidi dal divertimento.
<<Allora?>> chiese, spostandosi da davanti gli occhi dei ciuffi di capelli neri aderiti alla fronte a causa della pioggia.
<<Pulcino bagnato a me?>> chiesi, ignorando la sua domanda e guardandolo dalla testa ai piedi <<tu non sembri messo meglio.>>
<<Forse, ma non credo di assomigliare a un pulcino>> disse, infilando la monetina nel distributore e indicando con un dito la varietà di snack <<quale volevi?>>
<<Quello con la confezione rossa lì in alto>> dissi quasi in trance, ancora stordita dalla sua apparizione.
Non l'avevo né visto, né tantomeno sentito arrivare. Era praticamente sbucato dal nulla, come un fantasma.
<<Oh, ottima scelta. È il mio preferito, anche io volevo prendere quello>> disse lui, premendo le dita sulla tastiera. Dita piene di segni di scottatura e piccole cicatrici, mani da lavoratore come ne avevo già viste in passato.
Quando lo snack cadde feci per chinarmi a raccoglierlo, ma lui fu più veloce di me e lo arraffò per primo.
<<Ecco, pulcino>> disse lui.
<<Smettila di chiamarmi così!>>
<<Di solito le persone si ringraziano quando ti fanno un favore>> mi canzonò lui, inserendo le monete per comprare uno snack identico al mio.
<<... grazie>> bonfonchiai offesa, dando un primo morso al dolce e meravigliandomi per il suo sapore. Nella mia zona non lo vendevano, almeno non di quella varietà.
Osservai in tralice il tizio, quasi offesa.
Certo, era stato gentile a pagarmi il restante, ma per essere uno sconosciuto si stava prendendo ben troppa confidenza con me affibbiandomi un nomignolo del genere con così tanta naturalezza.
<<Beh, ci si vede, pulcino, corri a casa ad asciugarti!>> disse lui, infilandosi lo snack in tasca e correndo di nuovo sotto la pioggia.
<<Ti ho detto di non chiamarmi così!>> dissi, alzando leggermente la voce per permettere al ragazzo, ormai lontano qualche metro, di sentirmi.
Come risposta mi arrivò solo una risata divertita e poi sparì, così com'era arrivato.
Non avrei dimenticato facilmente quello strano incontro.
TAPIS ROULANT PER CONIGLI NANI OBESI
Beh, che avete da guardare? Mai visto un coniglio fare ginnastica?
Mi sono state suggerite tante cose per continuare la storia dopo la rottura con Kirishima.
1- Ehy autrice, perché non passiamo i successivi 372828 capitoli a trucidare dolorosamente Kirishima?
2- Ohi, voglio la tresca con Kaminari! La metti?
3- Ma un Bakugou selvatico d'asporto? Fai dei capitoli con lui?
4- Eddai. Nemmeno un po' di bastonate per Kirishima? Poche, pochine. Eddai!
5- BAD ENDING!
Ho fatto una di queste cose? Ovviamente no, perché ormai tutti qui conoscono i seri problemi che mi affliggono e la mia mente che prima decide una cosa e la porta avanti per mesi e poi... puff... magicamente cambia idea.
Ecco perché Dabi.
Ovviamente essendo questa una storia fuori dal contesto "mezzo fantasy" di my hero academia non potevo presentare questo povero disgraziato pieno di ustioni diffuse, graffette a caso e fiamme blu che uscivano da tutti gli orifizi (dalle mani in realtà, ma non importa, era per rafforzare il concetto). Quindi l'ho adattato alla storia, essendo questa ambientata in un contesto normale senza quirk o altro, tuttavia cercando di restare il più fedele possibile all'aspetto del personaggio ed inserendo la presenza di piccole scottature sulle mani (che spiegherò successivamente).
Fatemi sapere se questa svolta è gradita (tanto anche se non è gradita lo faccio lo stesso, perché io sono testarda come un mulo lol).
STAI LEGGENDO
Rich {Kirishima x Reader}
FanfictionTutte le mamme desiderano la felicità dei propri figli e tutte cercano di spingerli verso il vero amore. Sempre se non hai una madre che sogna di farti sposare con un riccone e ti manda in un istituto prestigioso al solo scopo di portare a termine l...
