Le settimane tra lezioni, esami, giornate nei club e appuntamenti passarono a vista d'occhio.
Le cose tra me e Kirishima andavano alla grande e non potevo desiderare di meglio.
Ero sempre più pazza di lui e occupava quasi tutti i miei pensieri, anche mentre dormivo.
Da qualche minuto lo osservavo ridere nella sua classe, mentre anche io aspettavo il professore dopo il cambio ora.
Adoravo avere la finestra parallela alla sua e spesso lui ne approfittava per salutarmi o per sorridermi.
<<Sei una yandere?>> mi chiese Kaminari, sporgendosi verso di me.
Occupando il banco dietro al mio mi capitava spesso di ritrovarmelo praticamente addosso e mi faceva prendere un infarto ogni volta.
Sussultai e lui si lasciò scappare una leggera risata al mio gesto.
<<Cosa? Non sono una yandere, solo che mi casca l'occhio. Tutto qua>> precisai, sentendomi le guance andare a fuoco.
<<Se fossi in lui anche io ti terrei molto d'occhio>> disse lui, lasciandomi stupita per l'ambiguità della sua frase.
Lo guardai stralunata e lui mi sorrise.
<<Non fingere di non saperlo. Sei tra le più carine del primo anno e se il rosso non mi avesse battuto sul tempo ti avrei invitata io ad uscire>> precisò lui, facendo spallucce.
Kaminari aveva la fama del Dongiovanni e non mi lasciai abbindolare dalle sue parole, visto che usciva con almeno tre ragazze alla settimana, senza concludere niente con nessuna.
Chissà a quante ragazze aveva detto una frase del genere per rimorchiare.
<<Non cambi mai tu>> mormorai divertita, tornando a guardare avanti.
<<La vita è una e va vissuta>> mi rispose semplicemente lui, tornando seduto composto.
Quando suonò la campanella per la pausa pranzo mi alzai felice dal mio posto, afferrando la borsetta con il bento fatto in casa per due da dividere con Kirishima.
Dal giorno in cui aveva assaggiato il primo ne era rimasto talmente entusiasto da spingermi a prepararlo tutti i giorni, con ingredienti e forme sempre diverse, che andavamo poi a mangiare sulla terrazza della scuola. Dove non veniva mai nessuno e dove non correvamo il rischio di essere distubarti.
Quel giorno lo trovai già lì ad aspettarmi appoggiato alla balaustra e sorrisi quando si voltò.
Era più forte di me, non appena lo vedevo mi scappava un sorriso. Probabilmente prima o poi sarei rimasta con la faccia paralizzata.
Poggiai delicatamente il bento dove eravamo soliti sederci e mi avvicinai a lui.
Kirishima scattò verso di me e mi afferrò facendomi volteggiare in aria.
Scoppiai a ridere davanti a tutta la sua esuberanza, fino a che non si fermò tenendomi ancora sollevata tra le sue braccia.
Come mi capitava sempre mi incantai davanti al suo viso.
Più lo vedevo e più lo trovavo bello, più lo vedevo e più lo volevo. Quel ragazzo era capace di farmi impazzire come nessun altro.
Quando mi baciò sentii il mio stomaco esplodere e il mio cuore implorare una tregua. Batteva troppo forte in sua presenza.
Eijiro metteva sempre tutta la passione del mondo nei suoi baci, anche in quelli più piccoli e brevi. Era dannatamente bravo e le sue labbra sembravano fatte al solo scopo di baciare e rendere felice una donna.
Fece per staccarsi da me ma glielo impedii, cingendo forte il suo collo con le braccia e avvicinandolo di nuovo a me. Lo sentii sorridere.
La mia lingua toccò timidamente la sua e mi lasciai guidare da lui.
Mi piaceva troppo giocherellare con i suoi capelli mentre lo baciavo, così come mi piaceva sentire i suoi muscoli contro di me.
Doveva avere un fisico niente male sotto a quei vestiti e sognavo spesso il giorno in cui finalmente avrei potuto verificare di persona.
Mi staccai solo quando il suo stomaco brontolò richiedendo cibo e scoppiai a ridere davanti alle sue guance che diventavano leggermente rosse per l'imbarazzo.
<<Non ridere di me>> mormorò lui a bassa voce, voltandosi dall'altra parte per nascondere il suo rossore.
<<Scusami Kirishima, ma sei così carino quando arrossisci>> spiegai, pizzicandogli le guance.
<<Mi chiamerai mai per nome? Siamo insieme da cinque settimane e con te lo faccio senza problemi>> chiese.
Questa volta fui io ad arrossire davanti alla sua richiesta.
Chiamare qualcuno col proprio nome rivelava confidenza o affetto, avevo provato più volte a usarlo, ma non ci riuscivo proprio.
Mi imbarazzava troppo.
<<Va bene, non insisterò. Usalo pure quando ti sentirai pronta>> disse lui per me, spostandomi con dolcezza una ciocca di capelli dietro l'orecchio che iniziava a darmi fastidio.
Adoravo la sua delicatezza e le sue premure. Mi facevano sentire amata e coccolata.
<<Mangiamo? Il tuo stomaco prima è stato molto chiaro>> dissi, ridacchiando ancora al pensiero. Lui si grattò una guancia ancora in leggero imbarazzo e annuì con la testa.
Ci accomodammo e aprii il bento, gustandomi a pieno la sua reazione sorpresa davanti alla mia creazione del giorno.
Avevo tagliato la verdura a forma di cuore e riprodotto con la frittata me e lui in versione chibi. Ero molto soddisfatta del risultato.
<<Ma questi siamo noi?>> chiese lui, mentre i suoi occhi brillavano.
Io annuii e gli lasciai qualche istante per guardare. Poi feci per afferrare la frittata con le sue sembrianze, ma lui mi bloccò.
<<Non voglio mangiare quella a forma di te, mi dispiacerebbe. Facciamo che ognuno mangia se stesso?>> chiesi.
Scoppiai a ridere davanti alla sua faccia seria e al modo in cui aveva strutturato la frase. Sembrava la frase di un cannibale.
Tuttavia mi ritrovai ad annuire e cambiai traiettoria, prendendo la mini me.
Mangiammo in silenzio, ma felici. Talvolta imboccandoci anche a vicenda.
A fine pasto decidemmo di restare lì a goderci ancora la presenza dell'altro, piuttosto che andare dagli altri come eravamo soliti fare.
Kirishima poggiò la sua testa sulle mie gambe e chiuse gli occhi.
Ne approfittai per immergere le mie dita tra i suoi capelli tenuti su con il gel e per ammirare il suo viso da oggi angolazione.
Il sole lo baciava e lo trovai ancora più bello con la pelle che sembrava quasi brillare sotto la luce. Lui era perfetto sotto ogni punto di vista e non mi stupiva la lunga coda delle sue spasimanti.
Non erano stati facili per me i primi giorni come sua fidanzata, perché tutte loro non avevano fatto altro che guardarmi male e farmi anche qualche tiro mancino. Come farmi lo sgambetto o placcarmi nel bel mezzo del corridoio per darmi della smorfiosa e dirmene quattro.
Nonostante tutto ero andata avanti a testa alta, perché niente mi rendeva più felice di averlo al mio fianco e tutto spariva con un suo bacio o un suo sorriso.
L'aspetto più complicato era sopportare tutte quelle ragazze che non demordevano e continuavano a provarci spudoratamente con lui, soprattutto nei giorni del club sportivo, dove venivano ad assistere in massa.
Lui era troppo buono e ingenuo per capire le loro vere mire, ma io non lo ero e mi infastidivo enormemente. Alla fine usavo il pretesto per farmi coccolare un po' e tutto tornava al proprio posto.
<<Kiri?>> lo chiamai.
<<Mh?>> chiese lui, continuando a tenere gli occhi chiusi a causa delle mie carezze che sembravano rilassarlo.
<<Resta sempre con me. Va bene?>>
Lui aprì gli occhi e mi guardò pieno di tenerezza, allungando la mano per accarezzarmi la guancia.
<<Va bene>> disse lui.
Gli sorrisi e alzai la faccia verso il cielo, allo scopo di farmi accarezzare dal sole anche io.
Proprio per questo non mi accorsi del suo sguardo triste.
Fu il mio primo errore.
PAPPAGALLO PANATO
E niente...come promesso ad alcune ragazze ho aggiornato, adesso mi sento una brava persona (?)
Poi boh. Ieri sono stata in una piccola fiera manga e anime qua vicino e ho speso un sacco di soldi...a Lucca sarà ancora peggio.
Voi parteciperete al Lucca Comics?
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Rich {Kirishima x Reader}
FanfictionTutte le mamme desiderano la felicità dei propri figli e tutte cercano di spingerli verso il vero amore. Sempre se non hai una madre che sogna di farti sposare con un riccone e ti manda in un istituto prestigioso al solo scopo di portare a termine l...
