Erano trascorse due settimane dal mio rientro a Chicago ed erano due settimane che non sentivo Tae.
Inizialmente mi sentii ferita, mi aveva mandata via e non si era più fatto vivo.
Più il tempo passava, più iniziai a temere che quello che avevamo creato si fosse sgretolato al primo litigio.
Iniziai a pensare che, evidentemente, non era poi qualcosa di così forte e importante se era bastata una sola discussione a separarci.
Ma allora perché mi sentivo come se avessi un vuoto incolmabile dentro?
Perchè mi mancava così tanto da sentire il cuore in pezzi?
Tutte queste domande mi fecero riflettere su quello che era accaduto, Tae era cambiato così improvvisamente...mi aveva detto che erano solo problemi sul lavoro.
Mi aveva detto che c'erano dei problemi e l'unica cosa che ero stata capace di fare fu aggredirlo e urlargli contro.
In quel momento di lucidità mi convinsi di aver sbagliato, di aver reagito in modo esagerato.
Se non ne aveva parlato con me doveva esserci sicuramente un motivo.
Da quello che avevo capito anche Jimin ne era all'oscuro e questo mi fece preoccupare. Se non ne aveva parlato neppure con il suo migliore amico la situazione doveva essere davvero grave.
L'avevo visto discutere più volte con Seijin e avevo anche colto gli sguardi di quest'ultimo nei miei confronti.
Dovevo per forza essere la causa dei suoi problemi o almeno dovevo farne parte in qualche modo.
Decisi di smettere di farmi tutte queste domande alle quali non avrei mai trovato risposta, così presi coraggio e chiamai Tae.
Lo chiamai così tante volte che la batteria del mio telefono stava praticamente morendo.
Pensai fosse impegnato e attesi che mi richiamasse.
Lo faceva sempre, non aveva mai mancato di richiamarmi.
Aspettai per ore ma il mio telefono non ricevette nessuna chiamata.
I giorni continuarono a passare ma da Tae nessuna notizia. Immaginai fosse impegnato, poi diedi la colpa al fuso orario, ma la realtà era un'altra.
Non mi aveva chiamato volutamente.
I giorni diventarono settimane e le settimane si trasformarono in un intero mese.
Avevo iniziato le lezioni al master poco dopo il mio rientro ma non riuscivo a concentrarmi.
Ogni mattina facevo fatica ad alzarmi, non dormivo bene e stava iniziando a pesarmi.
Ero sempre stanca e apatica, tanto che una sera Danielle e Sarah si piazzarono nel mio appartamento e mi minacciarono di non andarsene fin quando non avessi raccontato cosa mi stesse accadendo.
Aprimmo una bottiglia di vino e al secondo bicchiere trovai le parole necessarie per spiegare la situazione.
Tra un sorso e una lacrima riuscii a tirar fuori tutto quello che avevo dentro e dai loro sguardi capii che la situazione era davvero grave.
Ne ero già consapevole, ma adesso ne avevo preso davvero coscienza.
Il risultato fu che scoppiai a singhiozzare pronunciando il nome di Tae come se fosse stato un mantra.
Le ragazze non sapevano che fare, per loro era una cosa nuova vedermi in quelle condizioni.
Inizialmente provarono con le solite frasi di circostanza.
"Andrà tutto bene! Non preoccuparti!"
"Si risolverà tutto, magari è solo un malinteso!"
Però sapevo che nemmeno Sarah e Danielle credevano alle loro stesse parole.
Alla fine l'unica cosa che fecero fu abbracciarmi più forte che potevano lasciandomi piangere e sfogare fino a farmi rilassare.
Ci volle quasi un'ora e pian piano i singhiozzi e gli spasmi si calmarono e il loro abbraccio si ammorbidì.
Mi lasciarono andare lentamente come se volessero tastare il terreno prima di liberarmi completamente.
Cercai di ricompormi il più possibile e le ringraziai.
"Ma non abbiamo fatto nulla, siamo le amiche più inutili della storia!" - piagnucolò Sarah.
"Siete venute qui per me, mi avete lasciata piangere tra le vostre braccia! Siete le migliori del mondo! Sarei persa senza di voi!" - obiettai.
"Non smetti mai di stupirmi, sei distrutta eppure riesci sempre a trovare delle belle parole! Non siamo noi ad aver bisogno del tuo conforto! Questo è il tuo turno!"
Stavo per aggiungere altro ma la suoneria di FaceTime mi paralizzò.
Danielle allungò la mano per raggiungere il mio computer e me lo passò.
"È lui, sbrigati a rispondere!" - mi ordinò vedendomi in uno stato di trance.
Feci un profondo respiro e accettai la chiamata.
"Liz!" - sussurrò Jimin.
"Jimin hai di nuovo rubato il telefono a Tae?" - chiesi provando a sdrammatizzare, anche se la mia voce rotta tradì la mia delusione.
"Sono riuscito a trovare un momento per chiamarti."
"Perchè parli così piano, quasi non ti sento?"
"Non posso parlare più forte, se si accorgono che sto parlando con te sarò nei guai anch'io!"
"Anch'io? Chi è nei guai? Tae, è successo qualcosa a Tae?" - chiesi in preda al panico.
"Liz, la situazione è piuttosto grave. Tae è tenuto sotto controllo in continuazione. Se non ti ha risposto o richiamato è perchè non può! Qui in Corea sta succedendo un gran casino e l'agenzia sta cercando in tutti i modi di non far uscire la notizia oltre i nostri confini!"
"Che notizia, ti prego dimmi tutto!" - lo pregai.
"Ci sono delle foto Liz, parecchie foto! Siete tu e Tae!"
Mi sentii morire dentro, com'era possibile? Eravamo stati così attenti. Solo in Giappone Tae era stato avventato, ma era notte fonda e non c'era nessuno in giro a parte noi.
"Non capisco Jimin, non è possibile! Perchè Tae non me l'ha detto subito?"
"Sperava di riuscire a risolvere la cosa, ma si è gonfiata più del previsto e adesso non è libero di far nulla. Non vive nemmeno più con noi. Sta da Seijin e il suo telefono e sempre tra le mani del manager, anzi dovrei andare a rimetterlo al suo posto prima che se ne accorga. Adesso sarà meglio che vada! Vedrai che appena si risolverà la cosa Tae ti chiamerà."
Non riuscii neppure a salutarlo, non riuscivo a parlare.
Ero davvero io la causa di tutto, ero davvero stata io a metterlo nei guai e adesso lui si trovava a dover risolvere tutto da solo.
Mi sentii così in colpa per come mi ero comportata con lui. Ero stata così cieca.
Avevo ancora il computer poggiato sulle ginocchia e le mie dita iniziarono a muoversi da sole sulla tastiera.
Cercai tutti i siti di gossip coreani e dopo vari tentativi le trovai.
"Oh mio Liz, ma sono tantissime!" - disse Sarah
"Qualcuno vi ha seguiti, sono foto professionali. Guardale bene, sono tutte della stessa mano." - sentenziò Daniele.
Le guardai attentamente e le detti ragione. Erano della stessa persona. Sapevo riconoscere ogni dettaglio in uno scatto e quelli che avevo davanti dovevano provenire dalla stessa fotocamera e dallo stesso fotografo.
Potevo vedere quasi tutto la nostra storia rappresentata in quelle foto, New York, il mio arrivo a Seoul, la mia partenza con loro per il Giappone, le sere del fanmeeting e anche la nostra fuga notturna.
Com'era potuto succedere? Qualcuno ci aveva seguito per tutto il tempo, sapeva dei nostri spostamenti, tutto.
Ero terrorizzata.
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Winter Bear - Last/First
FanfictionQuando stai vivendo un vero e proprio sogno, ma il destino decide di svegliarti nel peggiore dei modi.. ⚠️ Presenza di scene forti 🏆🏆🏆🏆🏆🏆🏆 ⭐️Novembre 2021 #3 ita 🥉 ⭐️Dicembre 2021 #2 Ita 🥈
