Quando stai vivendo un vero e proprio sogno, ma il destino decide di svegliarti nel peggiore dei modi..
⚠️ Presenza di scene forti
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⭐️Novembre 2021 #3 ita 🥉
⭐️Dicembre 2021 #2 Ita 🥈
La sua voce che urlava il mio nome mi riportò alla realtà svegliandomi di soprassalto.
Di scatto mi ritrovai seduta sul bordo del letto incapace di respirare, incapace di pensare.
Mi guardai intorno e solo quando capii di essere nella mia stanza tutto sembrò tornare alla normalità.
Portai le mani al volto e mi accorsi di aver pianto. Era passato un anno eppure il dolore non si era mai placato. Era sempre lì, pronto a tornare a galla in qualsiasi momento trascinandomi nella più totale disperazione.
Nonostante tutti i miei tentativi non ero riuscita a dimenticarmi di lui.
Ero un completo disastro, proprio come la mia stanza.
Circondata da scatole che sicuramente non si sarebbero sistemate da sole.
Avevo trascorso sei mesi in Italia e mi resi conto di aver decisamente esagerato con lo shopping.
Alla fine le valigie non erano state sufficienti e i miei genitori furono costretti a impacchettare il tutto in un numero spropositato di scatole e a inviarmele a Chicago.
Mi feci coraggio e iniziai ad aprire le prime scatole piene di libri sulla fotografia e strumenti fotografici che avevo comprato insieme a mio padre.
Sul fondo della seconda scatola trovai, con mia grande sorpresa, un diario che pensavo di aver gettato via.
Era il diario che mi avevano dato il primo giorno di terapia al Community Counseling Centers of Chicago.
Tornata da Seoul la prima cosa che feci fu cercare una clinica per farmi visitare e quando vidi il simboli di questo centro mi sentii al sicuro, non sapevo spiegarmi il motivo ma quelle mani che accarezzavano le stelle furono la mia salvezza.
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Ricordo che entrai con le gambe che tremavano e la ragazza all'ingresso venne subito da me mettendomi a mio agio offrendomi una tazza di tè.
Mi fece accomodare in una stanza e poco dopo arrivò una dottoressa che si sedette al mio fianco sull'accogliente divano.
Non c'era nessun tavolo a separarci, eravamo sedute una di fianco all'altra come vecchie amiche.
Inizialmente non riuscii neppure a guardarla in viso, era una situazione così strana. Mi sentivo in difetto, sporca.
Improvvisamente la donna posò, con fare gentile, la sua mano sulla mia e la mia tensione in parte si allentò.
Restammo in silenzio per quasi tutta la durata della seduta e iniziai a pensare che forse non era stata una buona idea.
Alzai lo sguardo verso l'orologio appeso sulla parete di un bel tono pastello e mi resi conto che era passata più di un'ora da quando ero entrata in quella stanza.
Istintivamente mi voltai verso la donna che che ancora mi teneva per mano e lei mi sorrise.
Lasciò la mia mano e avvicinandosi a un armadietto tirò fuori quello che all'apparenza sembrava un quaderno.
"Non preoccuparti bambina mia, è normale non riuscire ad aprirsi alla prima seduta. Non so cos'hai dovuto passare per essere qui, ma questo diario potrebbe aiutarti. È stato d'aiuto per tante ragazze che, purtroppo, ci sono già passate e spero possa funzionare anche con te!" - disse porgendomi il diario - "Lascia che queste pagine e una penna siano la tua voce. E ricorda che quando ti sentirai pronta a mostrarmelo io sarò qui per te...sempre."
Tornata nel mio appartamento mi buttai sul letto coprendomi completamente con il piumone.
In questi momenti mi tornava in mente sempre una frase dal film Bridget Jones che diceva:
"Perchè il piumone è l'unica cosa che ti avvolge come se fosse affetto!"
Nonostante non fossi riuscita a dire una parola mi sentivo stanca, svuotata.
Ero sul punto di addormentarmi quando un suono a me familiare mi fece uscire dal mio nascondiglio.
Sapevo già di cosa si trattava ma guardai comunque verso il computer.
Ed eccola lì, una notifica che conoscevo benissimo anche se non la vedevo da tempo. Qualcuno stava tentando di contattarmi dalla chat di weverse.
Mi avvicinai tremante alla scrivania e sperai con tutta me stessa si trattasse di Jimin...non era lui.
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