30 regolamento di conti

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La mia attenzione ricade su un elemento che potrebbe aprirci una nuova pista: uno scatto. "Scusi signorina, quella foto" la indico mentre mi alzo dal sofà su cui ero seduta. Prendo la cornice e la esamino bene. Se ho ragione... "Ritrae lei, Toshie e la vostra terza amica, non è forse così?" La donna annuisce. Sorrido. Ho capito tutto finalmente. È lei la nostra fan, è lei la donna che stiamo cercando, ma per essere sicura mi serve una conferma "Scusa Mitsuhiko, ma questa qui" e punto il dito su una dei tre soggetti della foto "non ha un'aria familiare?" Lui prende in mano la cornice. Mi guarda stupito "Sì, sì. È la barista che ha servito me e i ragazzi ieri e l'altro ieri" bingo "anche l'altro ieri, quando ero in camera?" Chiedo "sì, sì" "Per caso la sua amica lavora all'hotel "Red Castle" che si trova vicino a Miracle Land, come receptionist?" Chiedo io, certa della mia ipotesi. Dio, ci ha fregato tutti e quattro quella lì, ma non la passerà liscia. "Da quanto ne so fa il lavoro in lavanderia" rimetto la foto al suo posto, sopra uno scaffale di fronte al divano. Continuo a guardare, o meglio scrutare, la ragazza per fissare i suoi lineamenti in modo da ricordarli. Mi lego i capelli. È ora di andare in scena e mettere la parola fine a questa vacanza una volta per tutte. "Mitsuhiko, di agli altri di raggiungermi all'hotel. So chi si cela dietro il nostro amato fan. Signorina Miwako grazie mille per il suo aiuto, le siamo infinitamente grati" il mio collega urla: "Ayumi, aspettami!" Non sono disposta a farlo. È una faccenda personale... e in ogni caso so che mi raggiungerai molto in fretta, amico mio. Senza neanche infilare correttamente le scarpe esco, correndo, dalla porta principale spintonando Heiji. "Eih ma che fai!" Mi urla quello con la carnagione scura. "Dove stai andando?" Esclama invece Shinichi. Non mi volto. Quella stronza dovrà fare i conti con me, adesso.
Compro un biglietto in stazione per tornare all'alloggio il più in fretta possibile. Solo una volta sul treno (arrivato al momento giusto) mi allaccio le scarpe come si deve.
Il mio cellulare inizia a vibrare a ripetizione, segno che sono arrivati molti messaggi.
Controllo il mittente: Mitsuhiko Tsuburaya.
"Ayumi, è la terza amica la bombarola non è così?"
"Che cosa hai intenzione di fare Ayumi?"
"Perché stai andando al red castle?"
"Perché non ci hai aspettato?"
"Perché sei scappata così di corsa?"
"Ti prego, te lo chiedo per favore non fare pazzie. Niente mosse avventate prima del nostro arrivo. Non voglio che tu ti faccia male. Neanche gli altri lo vogliono"
"AYUMI, DIAMINE RISPONDIMI"
Roteo gli occhi. "Sai dove trovarmi" rispondo solo. Immagino che quei tre siano già sulle mie tracce e se magari ho avuto sfortuna stanno salendo sul treno che arriverà a destinazione 5 minuti dopo il mio. Se proprio questa è una giornata no allora saranno sul mio stesso treno a qualche vagone di distanza; quest'ipotesi però è da scartare. Ci sono basse probabilità che siano stati veloci quanto me e che io non li abbia notati lungo la strada. Ricapitolando: ho solo 5 minuti di vantaggio, se non contiamo il fatto che loro sono più veloci di me nella corsa e che io sono appesantita da uno zaino, il che riduce il tempo a disposizione a 3 minuti. Spero con tutto il mio cuore che bastino.

Scendo dal treno; sono le 6 e 15. Inizio a correre, ignorando il dolore al petto. Quella ragazza deve essere fermata, anche con la violenza. Non mi piace usare la forza, ma in questo caso si sta parlando di persone a me care; non posso permettere che sia fatto del male a Mai o a Toshida e neanche a Ran e a Kazuha. Quello che non capisco è perché. Cioè, sì ho capito che la nostra "fan" fosse disperata... ma arrivare a tanto?
Ripenso alle parole di Mitsuhiko "E se la vittima fosse stata Mai?" Avrei fatto lo stesso anche io? Onestamente ne dubito fortemente... però posso immaginare come si sia sentita la ragazza. Non potrei vivere senza la mia migliore amica, per questo sto andando ad affrontarla da sola. La persona a me più cara è in serio pericolo e non posso accettarlo, non se sono in grado di fermare tutto questo.
Sono arrivata, mi fermo un attimo a riprendere fiato. Mi guardo alle spalle. Fortunatamente i miei colleghi non mi hanno ancora raggiunta.
Controllo il cellulare: 6 chiamate perse da Mitsuhiko e 3 da due numeri sconosciuti (probabilmente uno è di Shinichi, l'altro di Heiji). Ho ricevuto anche un messaggio da parte del detective più giovane: "stiamo arrivando, non fare cazzate, ok Ayumi?" Lo visualizzo e non rispondo. È la prima volta che lo sento, o meglio lo leggo, imprecare da quando siamo qui. Inserisco il dispositivo elettronico nel mio zaino. Perché ho ridato a Mitsuhiko il telefono a pranzo? Se non lo avessi fatto nessuno mi starebbe tartassando di telefonate adesso.
Prendo un ultimo respiro prima di rientrare nell'alloggio di lusso. Mi avvio verso la reception, non trovando la ragazza che cerco. "Mi scusi, dove si trova la lavanderia?" Chiedo con un sorriso "nel sotterraneo, giù per quelle scale" ringrazio l'uomo, che cerca di fermarmi urlando "solo il personale autorizzato può entrare!" Non lo ascolto, ovviamente. Scendo le scale con foga, salto gli ultimi quattro gradini. Apro la porta, lasciata socchiusa. Il personale presente si gira verso di me, una donna mi invita ad uscire. "Sto cercando una spilla molto costosa. Credo di averla lasciata dentro la tasca di una camicia che ho chiesto di far lavare. Ci tengo molto: è un regalo del mio ragazzo" titubanti prima cercano di persuadermi nel lasciare a loro le ricerche dell'oggetto, io però insisto. Siccome è in vigore la legge del "il cliente ha sempre ragione" mi lasciano cercare con loro la spilla persa. Ne approfitto per esaminare ogni volto delle otto donne presenti. Nessuna di loro corrisponde alla mia sospetta. "Scusate, qui vedo solo capi bianchi. La mia camicia è rossa... dove sono i vestiti colorati?" Una lavoratrice mi indica una stanza a parte. "C'è una nostra collega lì dentro. Sarà felice di aiutarti, se serve una mano noi siamo qui, ma dobbiamo tornare al lavoro. Ci dispiace molto signorina" ringrazio molto le persone presenti e apro la porta di una stanza un po' più piccola di quella precedente.
Lì dentro trovo solo una ragazza. La guardo in volto. Sorrido. È lei, è lei il mio obbiettivo. Chiudo la porta, in modo che nessuno ci disturbi, mi dispiace solo che non ci sia la chiave.

Lascio lo zaino in un angolo: non voglio che il mio cellulare o il taccuino di Mitsuhiko si rompano. "Em, non potrebbe entrare. Qui è ammesso solo il personale autorizzato" dice nervosa la ragazza. Leggo il suo nome sul cartellino del personale. "Miyo Urabe, mi chiamo Ayumi Yoshida, ma questo credo che tu lo sappia già" lei indietreggia piano. "Non so di che cosa lei stia parlando signorina. Io non l'ho mai vista prima di adesso" "adesso basta Miyo. Sono venuta qui per dirti chi ha ucciso la tua migliore amica. Vuoi ascoltare sì o no?" Lei sembra tranquillizzarsi. Il sorriso cortese scompare dal volto della ragazza per lasciare posto ad un espressione neutrale, quasi apatica. "Come pensavo, non hai deluso le mie aspettative, detective del Nord. Allora dimmi... chi ha ucciso Toshie Abe?" "Prima devi liberare i miei amici" lei con l'indice fa segno di no. "Prima il nome. Ora" "e io che garanzie ho? Chi mi dice che non ucciderai Mai e gli altri non appena ti darò il nome?" Lei mi sorride "non hai torto" ed estrae dalla tasca destra della sua divisa un parallelepipedo nero, con un bottone in cima. Sembra quasi un registratore portatile retrò. Lei Poggia l'oggetto sopra una mensola, in alto. "Quello, anche se credo che tu l'abbia già capito, è il dispositivo che aziona le bombe. Dimmi il nome! Ora!!!" Sorrido. L'ho fregata. "Vuoi il nome?" "Chi ha ucciso la mia migliore amica?" Mi avvicino, sono ad un passo da lei. "Non io" detto questo prendo con una mano il mento della ragazza e lo porto indietro. Nel frattempo con un piede la faccio inciampare e cadere per terra, mentre io sono ancora in piedi. Sento dei rumori provenire dall'altra stanza. La porta si apre, mi giro in quella direzione. Ci sono tutti e tre i miei colleghi. Pessima mossa. "AYUMI ATTENTA!" urla Mitsuhiko. Con la coda dell'occhio noto un pugno. In un attimo lo schivo. Come ha fatto la ragazza a rialzarsi così in fretta?
Heiji aggredisce la ragazza riuscendo a bloccarle le braccia dietro la schiena. La venticinquenne con una mossa sleale riesce a liberarsi. Mentre il detective si lamenta per il dolore la nostra fan estrae un coltello. Io indietreggio, Shinichi mi fa scudo con il suo braccio, mentre Mitsuhiko alza le mani, per mostrare di non avere assi nella manica.
Stringo la spalla del detective dell'est. "Andrà tutto bene, non ti preoccupare" mi rassicura lui. "Che cosa vuoi?" Chiede alla bombarola. "Il nome, il nome di chi ha ucciso Toshie Abe e questa volta niente scherzi" lascio piano piano la giacca del detective. La ragazza si avvicina lentamente alla mensola dove ha poggiato il congegno che controlla i bracciali dei miei amici. "Non lasciate che si avvicini allo scaffale! C'è il detonatore delle bombe" a quelle parole la ragazza si ferma sul posto. Guardo la nuca di Kudo. Che cosa sto facendo? Perché lascio che faccia così, che mi protegga, come quando avevo 7 anni? Non ho più bisogno che qualcuno lo faccia. Non ho più bisogno di lui. So difendermi da sola... e credo di averlo dimostrato molte volte nel corso degli ultimi cinque anni. Ho fatto arrestare più di un criminale quando ero a Nikko. Sono anche stata un ostaggio, non una volta ma bensì tre. Certo allora avevo al mio fianco LA campionessa di Judo per eccellenza (Mai) ma qui, adesso, con o senza di lei che cambia? La mia avversaria è armata solo di un piccolo coltello, nulla in confronto alle pistole puntate alla tempia. I miei amici non saranno campioni di Judo come me, ma sono atletici. La nostra fan non è tanto muscolosa o robusta: bloccarla per noi quattro sarà un gioco da ragazzi. Prima bisogna disarmarla... e credo che quel compito spetti a me.
Sono stanca di comportarmi come una bambina dalla lacrima facile. Come ho già ribadito più di una volta ad Ai... sono stanca di scappare, perché scappare non serve a nulla.
Sono la campionessa regionale (seconda solo a Mai) giovanile di Judo. Ho imparato questa arte marziale proprio per evenienze del genere e per far capire a tutti, anche a lui, a questo detective dietro cui mi sto nascondendo come una poppante, che non ho bisogno di protezione e che posso cavarmela. Direi che è arrivato il momento di dimostrarlo.
Guardo negli occhi la fonte di tutti i nostri problemi, ora ho la sua completa attenzione. Abbasso piano piano il braccio di Shinichi. Lui mi guarda sbalordito, ma non dice una parola e non tenta neanche di fermarmi. Mi avvicino molto lentamente alla ragazza. La sua guardia è molto più alta dopo lo scherzetto che le ho fatto prima; per intimidirmi mi punta il coltellino contro, come se quella lametta potesse spaventarmi. "Non fare mosse azzardate ragazzina. Non esiterò ad usarlo, questo è certo!" Mentre lo dice con una mano tiene l'arma, l'altra la lascia libera. Perfetto, è il momento di agire.
Finché la sua presa sul coltellino sarà debole (lo tiene con una sola mano) potrò disarmarla senza difficoltà. Ho visto un anime in cui hanno fatto una cosa del genere. Mi avvicino ulteriormente sorridendo, come se fossi al parco con Mai e non in uno scantinato a lottare contro una disperata. L'espediente funziona. La ragazza non capisce che cosa io voglia fare e mentre lei cerca di capirlo la prendo alla sprovvista, sferrando un calcio in aria. Il coltello le sfugge di mano, volando via.

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