"Sì, sono stata io detective. Io ho chiesto al ragazzo di prendere la collana" la ragazza ha confessato solo dopo dieci minuti. "Signorina perché non si è fatta ridare la collana?" "Perché ho la lingua lunga, ecco perché" La ragazza notando che non capisco ciò che intende si spiega "ho detto al mio amico che cosa conteneva la collana e ora lui vuole usarla per ricattarmi. Sa che la mia famiglia non può permettersi uno scandalo." Qui mi irrigidisco. Devo assolutamente aiutarla. "Cosa vuole?" "Soldi, tanti soldi" tiro un sospiro di sollievo. Non si può mai sapere con gente del genere. Avrebbe potuto chiedere altro e fortunatamente non lo ha fatto. "Signorina ancora un'altra cosa... come ha convinto il suo complice a rubare solo una collana, quella di meno valore per giunta" "gli ho detto che se avesse osato rubare un'altra cosa lo avrei denunciato alla polizia e nessuno avrebbe creduto a lui, visto che è già stato segnalato alle autorità e io appartengo ad una famiglia rispettabilissima. Nessuno oserebbe dire che sono una bugiarda" Sorrido alla ragazza. "Ha ragione sull'ultimo punto, signorina. La ringrazio per essere stata sincera con me. Mi ha facilitato le indagini." "Lo dirà a mia madre? Non le crederà detective, anche se ha prove concrete e una mia confessione" esclama con aria trionfante. Se solo sapesse...
"Lo so, è per questo che al posto di rivelare alla mia cliente il nome del colpevole mi limiterò a restituirle la collana e il suo preziosissimo contenuto" mi alzo dalla sedia per andarmene. Ho un piano. "Lei restituirà la collana a mia madre? Ma come? Il ragazzo non si farà mai trovare" "ed è qui che entra in gioco lei, signorina" "Io?" "Sì, lei" "cosa devo fare?" "Mi dia il suo numero di telefono" la ragazza a questa proposta risulta visibilmente in imbarazzo. Ohhh... Ha capito male. "No signorina, mi serve in modo tale da contattarla quando sarò in grado di incastrare il suo complice" rispondo alla sua domanda implicita. "Lavoro. Nient'altro" specifico in modo tale che comprenda che non ho secondi fini. La ragazza poco convinta prende il cellulare che le sto porgendo e digita il suo numero di telefono. "Quanto le servirà detective?" "Dipende. Ore, al massimo giorni" la ragazza rimane in silenzio. In una situazione come questa dei giorni devono sembrare un'eternità. "Farò il più in fretta possibile" la rassicuro. Non sembra serena nonostante la mia promessa, però nei suoi occhi intravedo la speranza. Speranza di poter dire addio a questo brutto capitolo della sua vita. L'unico problema è che si debba affidare ad un completo estraneo. "Mi spiace non poterle offrire ulteriori sicurezze Tsuya, la mia parola sarà tutto quello che otterrà per ora. Spero vada bene lo stesso" "se per riavere quella collana devo accontentarmi della sua parola non chiederò di più" saluto la ragazza con un inchino per poi uscire e andare dritto verso casa.
Spalanco la porta dell'abitazione elettrizzato da quello che sto per fare. Dopo essermi sistemato sulla scrivania dello studio prendo un quaderno bianco e scrivo tutto ciò che so riguardo al colpevole:
Il suo nome è Masaharu Fujiwara. È un ragazzo di diciotto anni che lavora part time in una carrozzeria, di fatto però usa l'attività per coprire i suoi affari: spaccio di droga e rivendita di oggetti rubati. Non proprio un bravo ragazzo insomma.
Attacco la musica. Di solito mi aiuta a concentrarmi. Il ragazzo, nonostante le attività illecite non è mai finito dentro. Probabilmente o qualcuno lo protegge o è molto bravo a eliminare le prove. Considerato che il ragazzo sembra lavorare da solo (non sono stati trovati altri complici insieme a lui durante i blitz della polizia) credo che sia molto bravo nel nascondere le prove.
Sulle note di new rules chiamo l'ispettore Megure, sul suo numero personale. Qualche minuto dopo riconosco la voce all'altro capo del telefono "ah, ciao Mitsuhiko, cosa ti serve?" Chiede l'uomo con garbo "intanto vorrei ringraziarla per avermi concesso un piccolo controllo all'ospedale. Mi è stato molto d'aiuto" "figurati, cosa hai trovato?" "ecco, vede, a proposito del caso... mi servirebbe avere accesso agli archivi. C'è un ragazzo che devo incastrare" "incastrare?" "È il complice della ladra che ha sottratto qualcosa alla mia cliente. Voglio recuperarla." "Capisco. Come si chiama?" Sorrido. "Sapevo di poter contare sul suo aiuto, ispettore. Il ragazzo si chiama Masaharu Fujiwara" "ti richiamo io quando avrò il fascicolo. Spero che tu riesca a recuperare ciò che è stato rubato" "lo spero anche io ispettore".
Ricevo le informazioni qualche ora dopo. Quando entro in possesso del materiale su cui lavorare non perdo tempo. Analizzo ogni minimo dettaglio di tutte quelle pagine.
Trascorro gran parte della serata collegando i vari indizi. Solo alle undici di sera sono riuscito a venirne a capo. Sono finalmente riuscito a incastrare il ragazzo. È stato accusato di furto più di un anno fa, ma gli indizi erano solo "prove circostanziali" perciò è stato scagionato. In ogni caso tra le pagine di questo quaderno c'è tutto ciò che potrebbe portarlo in prigione per i prossimi dieci anni. Sono certo che domani riuscirò a riavere la collana. Contatto la figlia della mia cliente: Tsuya. Le chiedo se può avvisare il rapinatore che domani riceverà i soldi pattuiti tramite un ragazzo delle superiori. La ragazza mi manda gli screenshot della sua conversazione con il ladro chiedendo se ha fatto un buon lavoro. La rassicuro che è così e le auguro una buona notte.
Mi presento alle sei spaccate davanti alla carrozzeria con una 24ore piena di mazzette di banconote false. Sono solo ritagli di giornali, tranne la banconota visibile ad occhio nudo: quella è vera; così se qualcosa dovesse andare storto non perderei troppi soldi. Il ragazzo mi si avvicina, chiede se io sia chi sta aspettando. "Vedo che Tsuya ha cambiato idea. Fammi vedere le banconote" mostro al malfattore le mazzette false, solo per qualche secondo, in modo tale che non capisca il trucco. "La collana e il documento" "sembri diffidente amico" e tira fuori dalle tasche il girocollo e un pezzetto di carta molto piccolo. "Fa vedere. Devo accertarmi che sia quello vero" "certo certo" e mi fa analizzare il foglio tenendolo in mano. Sì è il pezzo di carta giusto. "E non ne hai fatta neanche una copia... giusto?" "Perché non ci ho pensato prima?" Chiede lui pentendosi amaramente di non averlo fatto. "Ok, allora la transazione è conclusa. Io appoggio la collana sul tavolo e tu potrai riaverla, solo dopo avermi dato il denaro" "C'è solo un problema. Io potrei andare alla polizia e incolparti per il furto" "beh in quel caso io direi a tutti che la piccola Tsuya Yamazaki non è veramente una Yamazaki" "oh, ma io non mi riferisco a questo furto, ma quello ad Osaka, dell'anno scorso" lui sembra essere sorpreso. Probabilmente non si ricorda neanche di essere stato ad Osaka. Il ragazzo cerca di ricordare e quando finalmente capisce di che cosa io stia parlando sorride compiaciuto "non ci sono prove che dimostrano la mia colpevolezza amico" "Ti sbagli. Io ho le prove e sono tutte qui" e mostro il mio quaderno su cui ho trascritto le mie deduzioni. "Sì, sì certo. Non so che cosa abbia architettato Tsuya ma non funzionerà" "questo non è un bluff" lo avviso. "E pretendi che io ci creda? La polizia non è riuscita a incastrarmi. Perché dovresti esserci riuscito tu?" "Oh, scusa. Non mi sono presentato. Tsuburaya Mitsuhiko." Lui sembra non capire. Sospiro per lo sconforto. "Detective del Sud" aggiungo dispiaciuto. Perché le persone si ricordano del mio titolo ma non del mio nome? Non è gratificante, anche se sembra funzionare. Il ragazzo adesso è nervoso, molto più di prima. Questa volta sono io a sorridere compiaciuto.
Torno a casa della mia cliente. In una mano la valigetta e nell'altra la collana di perle e il documento. Le due donne mi accolgono davanti all'ingresso. Vista la vicinanza e lo sguardo complice di entrambe deduco che abbiano chiarito. Riconsegno la collana e l'atto alla legittima proprietaria. Dopo aver promesso di mantenere il segreto professionale, la donna di mezza età va a prendere i soldi. Mentre lei si assenta faccio vedere alla più giovane che il suo numero di telefono non fa più parte della mia rubrica. "Grazie mille detective, non so come avrei fatto senza di lei. Ma come ci è riuscito?" "Segreto professionale, Tsuya".
Poco prima che la madre torni le faccio l'occhiolino, per rassicurarla. La ragazza sembra essere ancora una volta a disagio. Me ne vado da lì con la valigia piena di soldi veri, questa volta.
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Detective Girl
FanfictionShinichi Kudo è riuscito in un'impresa che sembrava impossibile: recuperare il suo corpo adulto e disintegrare l'organizzazione a partire dai suoi vertici. Ormai è passato quasi un decennio dalla sconfitta degli uomini in nero. I "Detective Boys" s...
