47. La lealtà di Cognac

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Avevo dimenticato cosa significasse sentirsi completamente in pace. Quella sensazione di calma assurda, quasi surreale, dove nemmeno il minimo rumore esterno poteva interrompere la totale meraviglia in cui mi trovavo. Seduta al centro del letto di Riley, con ancora la pelle calda dai suoi baci, guardavo dritta davanti a me e ascoltavo la sua voce che mi parlava con dolcezza. Il suo mento era appoggiato alla mia spalla, le sue braccia circondavano il mio nudo busto e il suo calore mi donava conforto e sicurezza. Ogni tanto dava piccoli baci al mio collo, accarezzava i miei lunghi capelli sciolti e anche lui si beava di quel momento di totale tranquillità.

Non c'era nient'altro, se non noi due. Stretti in un abbraccio senza fine, protetti da quel sentimento che a lungo avevo voluto negare. Di quante cose mi ero privata! Se solo ci penso, mi verrebbe da prendermi ancora a schiaffi. Quando la sua mano mi accarezzò il ventre con dolcezza, chiusi gli occhi e sorrisi beata. Era ancora incredibile che io e lui, ben presto, saremmo diventati genitori. Non mi ero ancora abituata del tutto all'idea e più il tempo passava, più sentivo di amare quella creatura di giorno in giorno.

«Come sarà?» mi chiese Riley, passando le dita sul mio ventre leggermente ruvido a causa dei brividi di freddo.

Alzai le spalle, arricciando il naso in una smorfia addolcita e un po' curiosa. «Non lo so, spero che non prenda il mio carattere, a dire il vero.» ammisi, voltandomi verso di lui per guardare la sua espressione.

Con mia somma sorpresa – e disappunto – Riley annuì con vigore. Scoppiò a ridere quando notò il mio sopracciglio alzato, segno che la sua reazione non mi aveva soddisfatta affatto. «Mi dispiace ma devi ammettere che hai un brutto carattere.» mi toccò la punta del naso con l'indice, facendomi sbuffare sonoramente.

Incrociai le braccia al petto, per poi spingerlo giocosamente dal busto, facendo aderire la sua schiena al materasso. Mi misi sopra di lui, appoggiando le mani sul letto in modo che i nostri corpi non si toccassero affatto. «Però di questa persona dal brutto carattere ti ci sei innamorato.» replicai con una certa soddisfazione. I miei occhi si riempirono di magnificenza quando il suo viso si distese in una risata ilare e sentita. Erano settimane che non lo vedevo ridere così, o almeno, che non ridesse in mia presenza. Rimasi incantata nel guardare le rughette ai lati degli occhi e l'allegria stampata su quel viso che sembrava essere scolpito da un abile artista.

«Hai ragione, non posso controbattere a tale affermazione. Mi hai preso in contropiede.» si spinse in su con i gomiti e cominciò a baciarmi, convinto di riprendere l'attività finita nemmeno mezz'ora prima. Ma, purtroppo, i miei intenti per quella sera erano ben altri. Visto che le cose andavano di nuovo bene tra noi, avevo bisogno di sapere una cosa per me importante.

«Devo chiederti una cosa.» dissi, tra un bacio e l'altro.

Riley fece il labbruccio, guardandomi negli occhi e pregandomi di rimandare. «Proprio adesso? Non mi va, sto così bene.» si lamentò, mettendo il broncio come quando da bambino gli venivano tolti i suoi giochi preferiti.

Gli presi il viso tra le mani, sfregando il suo naso contro il mio e puntando il mio sguardo sulle sue iridi supplichevoli. «È molto importante per me.» risposi seria, sperando che lui acconsentisse senza fare altre storie.

Poggiò la schiena sul materasso, facendo un profondo respiro e intimandomi a parlare con un gesto della mano. «E sia. Spero non sia successo nulla di grave.» arricciò le labbra in una smorfia curiosa, mentre io scendevo dal suo corpo e mi posavo al suo fianco con una lentezza davvero estenuante. Dovevo ammettere di essere abbastanza stanca.

Alzai di poco il busto, reggendomi il capo con la mano, in modo che potessi guardarlo meglio in viso. «Volevo parlarti di Julian.» notai la sua espressione incupirsi di colpo, così gli presi la mano e l'accarezzai dolcemente, storcendo le labbra. «Lo so, non ti piace parlare di lui. Ma lui è stata, dopo Lucas e Rosie, la prima persona a sapere della gravidanza e per quanto tu abbia cercato di rimandare l'argomento più a lungo possibile, credo di meritare una spiegazione.» spiegai, sorridendo appena.

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