Non ricordavo di quanto i corridoi della Stanford fossero affollati, soprattutto al primo giorno di apertura dell'università. Ero terribilmente accaldata, affamata e stanca. Il viaggio era stato tremendo, la macchina di Riley aveva smesso di funzionare durante il tragitto e avevamo dovuto attendere l'arrivo del carro attrezzi.
Per fortuna, o forse no, arrivammo giusto in tempo per il discorso del preside. A dire il vero, non avevo molta voglia di sedermi lì e sorbirmi due ore di quella fastidiosa voce soporifera, ma subito dopo ci avrebbero chiamati per le chiavi del dormitorio e non potevo di certo perdermi la nuova camera.
Fissai l'ingresso con aria accigliata, mentre tenevo ben salda la mia valigia tra le mani. Spostai di poco lo sguardo alla mia sinistra, vedendo Lucas che mangiava caramelle gommose guardando la facciata con me. Non avevo idea del perché lo stesse facendo e, considerando la sua espressione, probabilmente nemmeno lui.
«Perché contempli l'università come se fosse un miraggio?» chiese, masticando quella caramella come se dovesse ricaricarsi di linfa vitale.
Rimasi in silenzio per un po', guardando sottecchi Riley che, al mio fianco, tirava diversi sospiri stanchi. «Mi... sembra assurdo essere qui. Tu non hai idea di cosa abbiamo vissuto per arrivare. Si ferma la macchina di colpo, i cellulari non avevano campo e Riley ha dovuto fare un chilometro sotto il sole solo per un po' di segnale. Il carro attrezzi è arrivato in un'ora, ci hanno portati dal meccanico e... cristo, voglio dormire.» mi toccai le tempie, confusa.
Lucas annuì, alzando di poco le spalle con velata indifferenza. «Oh! Beh... buon ultimo anno di merda.» fece una smorfia e si incamminò verso l'ingresso, saltellando come se la sua vita fosse tutta rose e fiori.
Lo seguimmo, ancora provati dal viaggio pieno di insidie, posando le valige al solito posto e assicurandoci che ci fosse la cartellina con il nome. Trascinammo i piedi verso l'auditorium, per poi guardarci intorno nella grande sala gremita di gente.
«Vuoi andare a salutare Rosie?» mi chiese Riley, stiracchiandosi.
Scossi la testa, sorridendo appena. «No, tanto saremo comunque in stanza insieme. Voglio solo sedermi e finirla presto.»
«La giornata o la vita?» mi chiese ironico, salendo verso il centro dell'aula.
Ed ecco che stavo per compiere il mio primo sforzo dell'ultimo anno di college: sedere accanto a quella megera della sua ragazza. Mi fermai sui gradini, notando che Riley si guardava intorno con aria circospetta.
«Qui manca un posto.» disse serio, guardando in direzione della sua amata.
Michelle era sempre stata una bella ragazza: alta, gambe slanciate e perfette, corpicino da modella, capelli biondi e occhi verde chiaro. Era una leader nata, sapeva come farsi seguire da tutti usando solo la parlantina. Determinata, fredda, disposta a tutto pur di raggiungere il suo scopo e... dannatamente donna. Il mio contrario, che ero una povera ragazza studiosa che detestava mettersi al centro dell'attenzione. In effetti, se ci mettevano a confronto, nemmeno fisicamente ci assomigliavamo molto. Io ero bassa un metro e cinquantacinque, avevo dei lunghi capelli ondulati e scuri, gli occhi marroni ed ero talmente piccola da essere praticamente invisibile. Sembravo un puffo, mentre lei era più simile a una pantera, non so se vi è chiaro il concetto.
«Uh, perdono. Non credevo che anche quest'anno Jasmine si sedesse con noi...» morse le labbra tinte da un rossetto nude, guardandomi dritta negli occhi.
Cazzo.
Era una giornata pessima per Riley, già si vedeva da come era partita durante il pranzo con quei gotici fuori di testa. Lui era un ragazzo di pochi difetti, sempre disponibile con tutti e molto aperto al dialogo. Ma, quando la sua giornata era storta, di conseguenza lui era di cattivo umore.
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Heartbeats
RomanceLa vita di Jasmine Olsen è perfetta. Una famiglia numerosa, un college di prestigio e un migliore amico a cui raccontare tutte le sue disavventure. Riley Jones è la sua spalla. Conosce tutto di lei, la comprende, la stima e la sostiene nei momenti d...
