11. Hold me while you wait

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Ero da sempre stata una ragazza riservata. Arrossivo quando mi guardavano troppo a lungo, mi imbarazzavo ai complimenti, intervenivo ai discorsi solo quando era necessario farlo... insomma, ero abbastanza invisibile e ciò mi rasserenava abbastanza. Non mi piaceva essere al centro dell'attenzione, né mettere in ombra gli altri per brillare di più. Ecco perché, quella mattina, a scuola mi sentivo profondamente a disagio.

Non avevo idea del perché tutti mi indicavano, sussurravano cose e ridevano alle mie spalle. Magari era solo una mia sensazione, probabilmente nessuno di loro era così interessato alla mia persona e io mi sentivo a disagio per un problema che partiva dalla mia testa.

O, forse, le mie sensazioni non sbagliavano affatto.

Mi accorsi di percepire il giusto quando, per errore, andai a sbattere contro mio fratello Josh. Il suo sguardo da fattone non mi stupii più di tanto, così come l'espressione talmente seria da far venire i brividi alle braccia. Però sembrava leggermente infastidito o stupito. Non riuscivo mai a percepire con esattezza le sue emozioni. «Ehm... Josh?» dissi confusa, cercando di svincolare dal lato destro e riuscire così a proseguire per l'aula di fisica. Ero già in ritardo, ci mancava solo mio fratello con le sue novità.

«Vai a fisica.» non avevo ben capito se la sua fosse una domanda o meno, ma mi limitai ad annuire e cercare di nuovo di arrivare in aula. Chiusi gli occhi quando la sua mano gelata si posò sul mio braccio nudo. «E com'è lui?»

Alzai lo sguardo, aggrottando la fronte con evidente perplessità. «Lui chi?» domandai, incrociando poi le braccia. D'accordo, dovevo essere pronta a un'altra delle sue.

Si portò la lunga chioma castana dietro le spalle, fece un profondo respiro e mi guardò dritto negli occhi. «So che è molto giovane, o almeno così dicono.»

Feci una smorfia, appoggiandomi alla parete e grattandomi la fronte. «Il professore di fisica? Sì, lo è. Ma non vedo come questo possa... aspetta, che diavolo succede?» mormorai, notando che l'espressione di mio fratello cominciava a diventare sempre più incredula.

Sorrise beffardo e si portò le mani alle tasche, masticando una chewingum probabilmente alla menta. «Domani la mamma fa la videochiamata. Se tu mi copri per il concerto di stasera, io non le dirò che ti fai il professore di fisica.» disse convinto.

Mi strozzai con la saliva e cominciai a tossire, sentendo il fiato mancarmi sempre meno dentro la gola. Mio fratello mi colpì la schiena per farmi riprendere, ma dovetti fare dei profondi respiri per sentirmi completamente lucida. Josh aveva molta fantasia nei ricatti, ma quello del professore era frutto di un cervello malato. Da dove diavolo gli era venuto in mente? «Cosa?» urlai isterica, passandomi le mani tra i capelli. «Io non vado a letto con il professore di fisica! Si può sapere cosa ti dice il cervello?» continuai furiosa, facendo voltare gran parte degli alunni.

Josh aggrottò la fronte, arricciando il naso. «Cosa mi dice il cervello? Tutta la scuola lo pensa, cara sorellina. Qualcuno avrà messo in giro una voce sbagliata.»

Fu lì che sentii il fiato mancarmi sul serio. Credevo di poter svenire da un momento all'altro, mi girava la testa e volevo a tutti i costi tornarmene dentro la mia stanza. Quel disagio che provavo non era solo una mia fantasia. «Chi te l'ha detto?» chiesi, con la gola secca e la guance rosse per l'imbarazzo. Non avevo motivo di provarlo, non avevo mai fatto nulla con quel professore.

«Michelle.» disse tranquillo Josh.

Lo sapevo.

La brutta stronza mi aveva dichiarato guerra e aveva fatto la sua prima fottutissima mossa. Dovevo trovarla immediatamente, così da poterle chiudere quella fogna che si ritrovava come bocca.

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