Eravamo usciti dal commissariato dopo due estenuanti ore. Dopo avermi fatto tutte le domande del caso, l'agente Karen mi promise che avrebbe cominciato ad indagare in segreto sulla questione. Riley aveva anche confessato di averlo picchiato fino ad ammazzarlo ma lei, molto disponibile e cordiale, ci disse che lui avrebbe avuto ripercussioni solo nel caso in cui si fosse provata l'innocenza di Colton. Il mio migliore amico mi ripeteva spesso che la mia era stata una paura infondata, che mi avevano aiutata senza battere ciglio. Io sapevo benissimo che era accaduto solo perché l'agente era una donna.
Mi sentivo finalmente libera, a dire il vero. Sapevo che nulla era certo, che Colton avrebbe potuto scamparsela, ma per me averne già parlato era stato un passo importante. Anche se ripercorrere tutto mi aveva lentamente uccisa.
Eravamo di nuovo in macchina. Erano le nove di sera ed eravamo diretti a San Diego come da programma. Riley guidava calmo, canticchiando allegro sulle note di un vecchio pezzo dei Beatles.
L'odore acre del fumo impregnava la macchina, conseguenza di tutte le sigarette che avevamo consumato in mezz'ora di tragitto. La musica era tutto a volume, la strada sgombra di auto e noi come i protagonisti di un vecchio film anni Sessanta. Quando udii "Do I wanna now?" degli Arctic Monkeys, mi venne naturale girare la rotellina del volume e cantare insieme a loro.
Stavo cominciando ad apprezzare quei momenti dove non si faceva nulla, se non rimanere per ore ad ascoltare vecchia musica per prendersi il lusso di sentirsi spensierati.
«Ehi, posso guidare io?» mi voltai verso Riley che, con un'alzata di spalle, accostò a sinistra e mi diede il cambio.
Mi bastò mettere in moto la macchina per sentire l'ebrezza di una grande potenza sotto le mie mani. Non amavo molto eccedere nella velocità, ma quella sera mi concessi di spingere il piede nell'acceleratore sotto lo sguardo terrorizzato del mio migliore amico. Non mi mettevo spesso alla guida, ciò significava il non possedere grande dimestichezza con i motori.
Eppure, quella sera mi sentivo capace di tutto.
Riley non era della mia stessa opinione, perché mi ripeteva spesso di diminuire la velocità e di fare attenzione. Io lo guardavo, ridevo e poi cercavo di camminare più piano. Imboccai l'autostrada per San Diego e lì cominciai sul serio a ridurre la velocità, spaventata dalla caterva di macchine che si era palesata davanti a noi. Chissà perché quelle dannate autostrade erano sempre confusionarie.
«Lo sai che sei bella quando guidi?» mi disse Riley, tirando un tiro di quella che, dall'odore, sembrava essere della pura marijuana.
Risi, storcendo poi le labbra. «E tu usi il fatto di non guidare per farti una canna?» chiesi, arricciando il naso.
«Esattamente. Non ne fumavo da un po', in effetti. L'ho trovata nel cruscotto et voilà! È arrivata nei miei polmoni prima che il mio cervello mi dicesse di non fare la cazzata.» rise divertito, aspirando con molto piacere la sostanza.
Aggrottai la fronte, voltandomi per un minuto verso di lui. Aveva la testa appoggiata al seggiolino, gli occhi chiusi e l'espressione completamente rilassata. «Perché tieni quella roba nel cruscotto?» domandai perplessa.
Sorrise, aprendo un occhio e richiudendolo subito dopo. «Chiedilo a Cognac, sicuramente è opera sua.» rispose calmo.
La cosa non mi stupiva. Cognac lasciava roba sua ovunque, era raro non accorgersi del suo passaggio. Era come un piccolo dispensatore di cose che adorava lasciare in giro, per poi puntualmente dimenticarsene. Era un po' sbadato, per questo lo adoravo.
Certo, avevamo legato in un momento non molto felice della mia vita, però rimaneva comunque molto importante per me. Aveva fatto molto più di quanto mi aspettassi da altre persone. E a volte sentivo di non riuscire a ringraziarlo abbastanza.
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Heartbeats
RomanceLa vita di Jasmine Olsen è perfetta. Una famiglia numerosa, un college di prestigio e un migliore amico a cui raccontare tutte le sue disavventure. Riley Jones è la sua spalla. Conosce tutto di lei, la comprende, la stima e la sostiene nei momenti d...
