10. La lettura delle sibille

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La serata con Riley era andata come avevo previsto. Risate, tanto cibo, chiacchere a non finire e tempo prezioso da dedicare a noi stessi. Mi piaceva passare le giornate, o anche piccoli momenti, con il mio migliore amico. Era l'unico momento dove potessi togliere realmente la maschera, mostrarmi chi ero senza filtri e paure. Riley mi capiva, mi sosteneva e mi amava in tutte le mie sfumature.

Erano le tre e un quarto di notte. Il college era deserto, se non per qualche coppietta che si appartava negli angoli bui. Camminavo accanto a Riley, con indosso la sua felpa e i capelli in un disordine assurdo. Eravamo diretti in camera mia, ero appesa al suo braccio e mi reggevo a fatica per via del sonno. Una volta arrivata davanti alla porta, l'aprii e chiusi di scatto gli occhi. Un odore forte di incenso mi colpii le narici, facendomi salire la nausea. Riley, dietro di me, guardò confuso la scena davanti a noi e, senza farsi domande, chiuse la porta alle sue spalle.

Megan era seduta sul pavimento, davanti a lei Rosie mescolava delle carte ed erano circondate da delle candele di incenso. Mi tolsi la felpa di Riley e la gettai sul letto, schiarendomi appena la voce.

«Ma tu non stavi dormendo?» chiesi a Rosie, togliendo anche la mia maglia e vagando in reggiseno per la stanza in cerca di un pigiama.

Rosie chiuse gli occhi, dicendo qualcosa in una lingua strana. Riley, al suo fianco, fece qualche passo indietro spaventato e mi guardò interdetto. «Il mio spirito guida mi è venuto in sogno, mi ha detto che Meg necessitava di una lettura delle sibille. Fate silenzio, dopo tocca a te.» mi indicò, così io mi gettai sul letto con espressione accigliata.

«Un po' rompicoglioni questo spirito guida.» risposi, facendo ridacchiare Riley.

Il ragazzo si sedette al mio fianco, ascoltando con attenzione le predizioni della mia veggente amica. Erano tutte stronzate, per me. Trovavo assurdo che dei pezzi di carta con i disegnini potessero predire cosa ti sarebbe accaduto in futuro. Megan invece sembrava crederci davvero, stava lì, rigida, che si spaventava per gli esiti di quella seduta. Solo quando Rosie le fece cenno di alzarsi, mi resi conto che la prossima vittima sarei stata io.

Ruotai gli occhi, scocciata, mentre Riley mi incitò a raggiungerla. Mi misi al posto di Megan e mi venne da ridere. Se qualcuno avesse visto la scena da fuori avrebbe come minimo chiamato il manicomio. Io, con il reggiseno e i pantaloni della tuta addosso, stavo seduta al centro delle candele, con una psicotica gotica che mescolava delle carte viola.

«Che devo fare?» chiesi scettica, incrociando le braccia.

Rosie mi guardò seria, schiarendosi poi la gola e continuando a mescolare quelle carte. «Chiudi gli occhi e concentrati. Una volta che li avrai aperti, dovrai scegliere istintivamente un mazzo di carte che sarà segnato da pietre preziose. Senza pensarci troppo, ti raccomando.»

Chiusi gli occhi, feci un lungo e profondo respiro e provai a concentrarmi. Mi era dannatamente difficile perché bastava poco per plottare la mia mente altrove. Odiavo concentrarmi troppo su qualcosa. Quando riaprii gli occhi, osservai i tre mazzi di carte con un cipiglio: ametista, quarzo e rubino.

«Quarzo.» la buttai lì, un po' perché come aveva detto Rosie non dovevo pensarci troppo, un po' perché volevo farle credere che prendevo questa cosa seriamente.

Osservai la mia amica girare le carte, avevano delle figure strane per me, non che ci capissi molto da tutto quello che vedevo. Lei, invece, sembrava guardarle con una certa concentrazione.

«Scoprirai dei sentimenti a te nuovi, per una persona impensabile. Sembra un uomo giovane, destinato a essere la tua anima gemella ma, prima che questo si avveri, tu avrai un lungo percorso di autoconsapevolezza.» spiegò, indicando tre carte con la mano.

Aggrottai la fronte, grattandomi il capo. «Uh, l'anima gemella...» guardai sottecchi Riley e lui rise, aveva capito che non credevo a una sola parola.

«Sarà un anno intenso, raggiungerai vittorie ma avrai altrettante sconfitte. C'è qualcuno che vuole farti del male e ci riuscirà, ma sta a te decidere se fidarti o meno. Stai lontana degli eccessi.»

«Tipo... bevande alcoliche o droghe?» chiesi confusa.

Ignorò completamente la mia domanda e passò oltre. «Nuove nascite, ci sarà un bambino in arrivo.» concluse, sorridendo.

Feci una smorfia, arricciando il naso. «Non dirmi che Alyce e Bernard sforneranno un settimo figlio...» mormorai.

Rosie alzò le spalle, riponendo le carte in un apposito contenitore nero. «Non so chi e quando, ma di sicuro è qualcuno vicino a te, altrimenti le sibille non me l'avrebbero mica detto.»

Rosie ci credeva sul serio a queste cose, diceva di possedere una sorta di sesto senso, di riuscire a percepire energie che noi non sentivamo. A volte le credevo, altre ero del parere che la cosa di essere una strega le era un po' sfuggita di mano.

Al college, tutti le chiedevano dei consulti mentre altri la prendevano in giro per la convinzione che aveva riguardo il suo mondo. Io l'ammiravo, invece, nonostante tutto riusciva sempre a essere sé stessa. Inoltre, trovare la propria strada in un'età così giovane non era mica cosa da tutti.

Anche io quando ero arrivata alla Stanford non sapevo ancora che percorso intraprendere. Certo, la criminologia mi aveva sempre affascinata ma era cristallino come l'acqua che sarebbe stato un lavoro difficile. Eppure, erano bastati pochi mesi per capire che quella era la mia strada, anche se secondo Riley quello era già chiaro fin da sempre.

A partire dal primo periodo della mia adolescenza, passavo le serate a guardare documentari sui serial killer più famosi di tutti i tempi. Mi piaceva cercare di capire cosa si nascondesse dietro tale barbarie, perché l'uomo aveva certi istinti animaleschi che lo portavano a scannare un suo simile. Mi sono avvicinata al mondo grazie a Leonarda Cianciulli, conosciuta come la saponificatrice di Correggio. Uccideva le sue vittime e poi le saponificava. Un po' macabro, in effetti, ma aveva un non so che di affascinante. Se avessi potuto, avrei psicanalizzato quella donna fino a scoprire il motivo di tale gesto. Secondo Riley, avevo scelto la parte più difficile della criminologia. Anziché specializzarmi nella ricerca, nel cercare di capire le dinamiche dei reati e via dicendo, io volevo essere d'aiuto nella riabilitazione dell'eventuale detenuto. Quindi, il mio compito, una volta presa la laurea, sarebbe stato quello di aiutare i miei colleghi a capire la mente dei criminali. Mia madre temeva fosse pericoloso, io lo trovavo davvero divertente e interessante.

Riley, a differenza mia, era un tipo molto più tranquillo. Aveva scelto le materie umanistiche e si trovava piuttosto bene a effettuare scavi archeologici. Eravamo due facce diverse della stessa medaglia.

Sempre differenti, ma allo stesso tempo uguali. Forse era quello il motivo che ci legava così tanto, quelle piccole differenze che non erano causa di attrito tra di noi. Eravamo tutti diversi nel nostro gruppo di amici: Rosie voleva diventare veterinaria e credeva di essere una strega, Lucas voleva fare il regista...

Nonostante i sogni diversi, gli obbiettivi distanti anni luce tra loro, noi eravamo sempre l'uno il sostegno dell'altra. E il fatto che mi avessi fatto leggere le carte nonostante ne fossi completamente scettica era la prova lampante.

Diedi la buonanotte a Riley, infilai il primo pigiama che capitai sottomano e mi misi a letto. Ero completamente ignara di cosa mi avrebbe aspettato il giorno seguente. Tutto il college non avrebbe fatto altro che parlare di me.

Era accaduto proprio ciò che non volevo. 

Spazio autrice

Capitolo merdoso, lo so. Il fatto è che sto vivendo un periodo stranissimo e non riesco né a scrivere, né a concentrarmi nelle letture. Perdonatemi. La prossima volta cercherò di fare di meglio. Voi come state? Spero meglio di me 😂 secondo voi Rosie ci ha azzeccato con le previsioni? Ci leggiamo la prossima settimana ❤️

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