Io e Riley avevamo sempre parlato di tutto: qualsiasi problema, dubbio, fastidio... lo avevamo sempre espresso senza mezzi termini. Era il segreto della nostra amicizia, l'onestà. Io ero onesta con lui e viceversa, senza paura di trattenere delle parole nella gola.
Eppure, mentre mi dirigevo in camera sua quel pomeriggio, sentivo l'ansia pervadermi lo stomaco. Avevo paura, talmente tanta che non sapevo nemmeno da dove cominciare il discorso. Non avevo ben chiaro il motivo per cui, una conferma, mi spaventava al punto da avvertire un senso terribile d'ansia. Quanto avrebbe inciso sul nostro rapporto?
Sospirai, svoltai a destra e osservai la porta con il numero sette in ottone. Dall'altra parte c'era l'unica persona che avrebbe potuto mettere fine al calvario, o nella peggiore delle ipotesi, gettare ancora merda in quella situazione già assurda di suo.
Una conferma avrebbe potuto significare molte cose. E avrebbe portato tante, tantissime, situazioni imbarazzanti. E Michelle mi avrebbe odiata ancora di più.
Dovevo farlo, dovevo strappare il dannato cerotto subito altrimenti non avrei mai varcato quella porta.
La spalancai di colpo e mi ritrovai il viso spaventato di Lucas, probabilmente per il mio assedio senza preavviso. Era comodamente seduto sul suo letto, in mutande, che reggeva il cellulare con una mano mentre con l'altra mi indicava incredulo. Cognac, invece, si era voltato di scatto nel sentire la porta sbattere alla parete ed era rimasto con la mano a mezz'aria pronta a digitare sulla tastiera del computer. Riley, di fronte a me, mi fissava con un sopracciglio alzato.
«Dimmi che quella confessione era solo un modo per farmi bere.» dissi, con il fiato corto. «Dimmelo, per favore, o potrei dare di matto in questo momento.»
Notai Cognac e Lucas lanciarsi sguardi di intesa. Il riccio annuì e prese i pantaloni della tuta, infilandoseli di fretta e saltando giù dal lettino. Alzarono la mano in segno di saluto e sparirono dalla nostra vista, chiudendo la porta alle mie spalle. Riley, serio, mi osservava con le braccia incrociate. «Intanto siediti che mi stai facendo venire l'ansia.» sospirò, sedendosi sul letto e indossando la maglietta. Era appena uscito dalla doccia, aveva ancora i capelli gocciolanti.
Scossi la testa, decisa, piantando i piedi sul pavimento chiaro, come se avessi del cemento sotto le suole e fossi impossibilitata a muovermi. «Non posso sedermi.» replicai, passandomi una mano sulla fronte per scostare il ciuffo ribelle. «Riley, io ho bisogno di sapere se...»
«Ne abbiamo già parlato.» tagliò corto, facendo un cenno con la mano. Poi annuì, come se avesse ricordato qualcosa di importante. «Ah, vero, eri troppo ubriaca per ricordarti.» sussurrò, abbassando lo sguardo sul pavimento.
Storsi le labbra, dondolando su me stessa. «Ne abbiamo già parlato e...?» chiesi speranzosa.
Riley mi guardò, scrutando il mio volto e percorrendo poi il mio corpo teso con lo sguardo. «Ti siedi per favore? Non posso vederti così.» disse serio. Poi, fece un respiro e si alzò dal letto. «Bene. Sì, è stato un modo per farti bere. Puoi respirare.» fece un cenno con la mano, facendo poi una smorfia.
Tirai fuori l'aria che stavo trattenendo troppo a lungo, per poi guardarlo con un cipiglio. «Aspetta... è la verità, vero? Andiamo, ti conosco, so quando menti.»
Riley alzò le spalle, scuotendo poi il capo. «Ho solo detto quello che volevi sentirti dire.» ammise, rigirandosi i pollici.
Spalancai la bocca e sentii di nuovo il fiato mozzarsi nella gola. Quindi Riley mi aveva amata, senza dirmelo. Per tutti quegli anni. C'era ancora quel sentimento? O Michelle aveva preso il mio posto? Cos'altro non mi aveva confessato? «Non può essere vero. Tu non puoi avermi...»
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Heartbeats
RomansLa vita di Jasmine Olsen è perfetta. Una famiglia numerosa, un college di prestigio e un migliore amico a cui raccontare tutte le sue disavventure. Riley Jones è la sua spalla. Conosce tutto di lei, la comprende, la stima e la sostiene nei momenti d...
