7. Confessami i tuoi segreti

191 12 196
                                        

Il brutto di rientrare al college era il doversi abituare di nuovo alla vita da universitaria. Ero appena approdata nella camera del secondo piano, ancora sfoglia e anonima per essere considerata di mia proprietà. Le pareti bianche erano prive di fotografie, la scrivania noce aveva già montato il computer in comune e i tre letti profumavano di fresco e pulito.

C'erano quelli a castello su cui io non avevo mai dormito, proprio di fianco alla porta di ingresso. Solitamente prendevo il letto singolo che stava di fronte, perché sentire qualcuno che si muoveva nella notte avrebbe sicuramente disturbato il mio sonno. L'unica pecca della stanza, se così si poteva definire, era il fatto che tre persone dovessimo condividere un solo armadio. Anche il bagno personale era spazioso, ma trovare posto ai vestiti era sempre un casino immenso. Rosie aveva sempre il vizio di invadere il mio lato e molto spesso mi trovavo abiti dal carattere gotico che spiccavano in mezzo ai mei colori sgargianti.

Con poca voglia, aprii la valigia e cominciai a posare gli indumenti nella prima anta, cercando di lasciare lo spazio necessario alle mie coinquiline. Per fortuna avevo convinto Maggie, la segretaria, di mettere la sorella di Riley in camera con me. Per legge, ci toccava una ragazza del primo anno quindi tanto valeva approfittarne. Misi di lato i vestiti e decisi di occuparmi, invece, di abbellire il lato del mio letto. Cominciai ad attaccare varie foto, la maggior parte con il mio migliore amico, e poi li adornai con le solite lucine argentate. Continuai poi a posare i vestiti, chiedendomi quanta roba ci avessi infilato dentro. Era sempre un massacro, ogni volta, perché mi ripromettevo di non riempire la valigia ma invece facevo tutto il contrario. Senza contare che avevo ancora la zona bagno da sistemare.

Scocciata, tirai uno sbuffo e mi gettai a capofitto sul letto, lasciando la valigia aperta con i vestiti ammassati. Appoggiai le gambe al muro, facendo in modo che la testa penzolasse dal materasso, per poi sorridere alla vista di Riley a testa in giù.

«Ma sei normale?» aggrottò le sopracciglia, cercando di barcamenarsi tra i vari indumenti. «Volevo giusto chiederti di aiutarmi a disfare le valigie, ma a quanto vedo siamo nella stessa situazione.» mormorò affranto, sedendosi sul letto e schiaffeggiandomi la coscia.

Gli presi la mano, giusto per spostarla dal mio corpo ed esprimere il mio fastidio per il suo nuovo passatempo. «Tra l'altro, più tardi i senior danno una festa di inizio anno e io non so nemmeno cosa mettermi.»

«Vai in intimo.» rise, appoggiando poi la parete alla schiena. «Sul serio, è in spiaggia. Potresti mettere un vestitino leggero o qualcosa del genere. Ti aiuto a sistemare qui?»

Annuii, alzandomi di scatto. In effetti, senza l'aiuto di Riley non mi sarei sbrigata nemmeno per il giorno seguente. Avevo la strana abitudine di fare le cose con fin troppa calma, fino a ridurmi all'ultimo minuto con uno stress senza pari e prossima a una crisi nervosa. Riley, al mio contrario, era un tipo molto veloce oltre che portato a risolvere i casini senza alcun problema. Ergo, lui era il risolutore numero uno dei miei guai che, detto tra noi, non erano mica pochi. Ormai si era abituato, anzi, si straniva quando la mia vita procedeva senza intoppi.

Era la mia spalla, il mio porto sicuro, la mia unica certezza. E credevo di sapere ogni cosa di lui, ma quella sera, alla festa, avrei avuto conferma che ancora una volta mi ero sbagliata.

 E credevo di sapere ogni cosa di lui, ma quella sera, alla festa, avrei avuto conferma che ancora una volta mi ero sbagliata

Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
HeartbeatsDove le storie prendono vita. Scoprilo ora