«Oh che bello! Grazie ad Anastasia venerdì andremo a una bella festa» dice Audrey con entusiasmo.
«In fin dei conti questa gita si sta facendo davvero interessante! E poi, cosa intendeva quella ragazza... Riley, quando ha detto "con tutto quello che è successo?" Di preciso, cosa avresti superato?» mi chiede Amber, curiosa.
«Lascia stare, Amber. Di sicuro problemi che ha avuto la mia adorabile cugina» risponde Audrey, cercando di sviare il discorso.
Christian resta sorpreso dalla risposta di Audrey, e lo stesso vale per Brooke.
Io, invece, no. So bene che questa è l'unica cosa che Audrey non rivelerà mai. Lei rispettava davvero Edward, e non potrebbe parlarne, nemmeno volendo.
In questo momento sono davvero sopraffatta. Non ho voglia di rispondere alle solite, stupide domande di Amber, quindi decido semplicemente di ignorarla e di andare in bagno.
«E che le prende adesso?» sento dire da Amber, mentre mi allontano.
Entro nel bagno e mi rinfresco il viso.
Stare qui a Dublino mi sta distruggendo. Sto tornando la vecchia Anastasia: chiusa in me stessa, silenziosa, cupa, triste.
Mi guardo allo specchio, negli occhi, e all'improvviso la rabbia mi travolge. Colpisco lo specchio con un pugno.
Si frantuma in mille pezzi.
Ora la mia mano è piena di tagli, ma non mi importa.
«Che diavolo...» sento una voce al ciglio della porta .
Mi giro di scatto: è Christian.
«Sei impazzita?!» mi chiede, venendo verso di me.
«Che ci fai qui?» rispondo singhiozzando.
Sto piangendo. Sono arrabbiata con me stessa. Tutte le scelte che ho fatto mi hanno portata a questo punto.
«Stavo venendo in bagno. Ho sentito il rumore...» dice, afferrandomi le mani per controllarle.
È visibilmente preoccupato.
«Vattene! Non voglio che tu mi veda così!» dico, cercando di sottrarmi.
«Smettila. È evidente che hai bisogno di aiuto. Sei piena di ferite» dice, riprendendomi le mani con delicatezza.
«Non ho bisogno di te. Gli altri ti staranno aspettando, quindi vai!» gli grido tra le lacrime.
«Gli altri sono in giardino a farsi un giro. E smettila di fare la bambina: in questo momento tu sei più importante» dice, aprendo l'acqua e mettendomi le mani sotto il getto.
«Sei preoccupato?»
Non volevo dirlo, mi è uscito spontaneo.
«Ovvio che sono preoccupato, Ana! Di solito sono io quello che prende a pugni i muri, non tu!» dice mentre cerca di pulire il sangue.
«Ora siediti. Aspettami qui e non toccare nulla» aggiunge deciso.
«Dove vai?» chiedo confusa.
«C'è una farmacia qua vicino. Vado a prendere del disinfettante e delle garze. Speriamo che nessuno mi veda» dice, uscendo in fretta.
Mi siedo, asciugandomi le lacrime.
Lo so, ho fatto un casino. Ma mi serviva. Dovevo sfogarmi.
Non è la prima volta che mi succede. Dopo la morte di Edward ho avuto molte crisi, anche peggiori. Persino nel sonno.
Dopo una decina di minuti, Christian torna.
«Eccomi» dice, poggiando una busta sul lavandino.
Mentre mi medica, io lo fisso in silenzio.
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A modo mio
Ficção AdolescenteAnastasia è una ragazza di 16 anni con una vita difficile che tende a nasconderlo davanti alle persone sembrando sempre allegra e spensierata per questo nessuno ci fa caso ma la verità è che ha l'abitudine di non dire niente a nessuno di tenersi...
