«Vedo che ti sei divertita», dice Christian appoggiandosi allo stipite della porta, scrutandomi dalla testa ai piedi con un mezzo sorriso.
«Tantissimo. Ne avevo bisogno. È stato... liberatorio», rispondo, ancora euforica.
«Non ci credo che ti sei buttata addosso tutto quel sangue finto», ride.
«Ho anche un lato folle, lo sai? Solo che l'ho tenuto nascosto per un po'.»
Lui si avvicina con uno sguardo malizioso. «Dopo stasera potresti fare un provino per un film horror. Ma adesso ti ci vuole solo una cosa: una doccia.»
Senza aspettare risposta, mi prende per mano e mi trascina verso il bagno.
«Christian! So andarci da sola!»
«Sì, ma così è più divertente», dice spalancando la porta del bagno e aprendo l'acqua. Fredda.
«Ma sei pazzo?! È gelata!» urlo.
«Buona doccia», dice uscendo con un sorrisetto soddisfatto.
Che idiota. Ma un idiota affascinante, purtroppo.
Quando esco, ancora con l'asciugamano avvolto intorno, lo trovo sdraiato sul mio letto, con il mio libro in mano.
«Pensavo te ne fossi andato», borbotto, cercando in fretta il pigiama nella valigia.
Solo ora mi rendo conto di essere praticamente nuda. Mi blocco.
«Non avevo sonno», dice senza distogliere lo sguardo.
Poi, quasi a bruciapelo: «In che senso Audrey ti ha minacciata?»
Lo fisso, sorpresa. «Non... non posso dirtelo.»
Fa un cenno con la testa, come se accettasse la risposta. «Lo sai che puoi contare su di me, vero?»
Annuisco, incerta. «Sì. Lo so.»
Vado verso il bagno per cambiarmi, ma prima che possa chiudere la porta, lui la blocca con la mano.
«Che fai?» chiedo, indietreggiando fino a sentire il muro alle mie spalle.
Lui si avvicina. Le mani poggiate accanto alla mia testa. «E se non volessi che ti cambiassi?»
Deglutisco. Il cuore mi batte forte, troppo forte.
«Christian, abbiamo già parlato di questa cosa. Deve finire», mormoro, più per convincere me stessa che lui.
«E se io non volessi?» sussurra, sfiorandomi la spalla nuda.
Chiudo gli occhi. So che sta giocando con me. Eppure... non riesco a muovermi.
«Mi sto frequentando con qualcun altro», dico, cercando di restare lucida.
«Sì. Ma lui non ti farà mai sentire quello che senti con me.»
Poi mi sfiora il collo. Un bacio. Lieve. Caldo. Devastante.
«Tu non vai bene per me», sussurro.
«Ne sei sicura?», dice, baciando di nuovo. Più lentamente.
E io crollo.
Lo bacio. Con rabbia, con desiderio, con frustrazione. Un bacio che dice smettila e non smettere mai allo stesso tempo.
Ma poi mi stacco, ansimando. Gli appoggio la mano sul petto, lo spingo appena via.
«Non posso», dico. «Non così.»
Lui abbassa lo sguardo, deluso. Ma non insiste.
«Tu dici che sono complicato, ma anche tu non sei facile da decifrare, Ana.»
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A modo mio
Teen FictionAnastasia è una ragazza di 16 anni con una vita difficile che tende a nasconderlo davanti alle persone sembrando sempre allegra e spensierata per questo nessuno ci fa caso ma la verità è che ha l'abitudine di non dire niente a nessuno di tenersi...
