Sono almeno cinque minuti che sto zitta, senza dire niente...
Sto cercando le parole giuste, ma non le trovo.
Basta, devo farlo, sia per il suo bene che per il mio. Non possiamo continuare così.
«Ana, lo so che forse ti ho sconvolta, ma sento che questo è il momento giusto. E so che, in fondo, lo vuoi anche tu» – mi dice Noah, prendendomi le mani.
No! Non lo voglio...
«Ana! Dobbiamo parlare immediatamente, non sai cosa mi è appena successo!» – grida Brooke, facendomi prendere un colpo.
«Brooke, non ora, non vedi che stiamo parlando?» – la rimprovera Noah.
«Non mi interessa! Quello che ho da dire è più importante» – ribatte Brooke, afferrandomi per il polso.
«Non credo proprio! Quello che devo dirle io è di gran lunga più importante» – replica Noah.
«Io invece ho bisogno d'aria» – dico, liberandomi dalla presa di entrambi, e uscendo da lì.
Perché non sono riuscita a dire "A"?
Ero sicura di voler mettere un punto a tutta questa situazione con Noah... allora perché mi sono bloccata?
«Che ci fai qui fuori?» – mi dice qualcuno, facendomi sobbalzare.
Dalla voce capisco che è Christian.
«Avevo bisogno d'aria. Stavo soffocando, lì dentro» – dico, sedendomi su una panchina.
«Capisco... a volte le persone riescono davvero a farti sentire così» – dice, sedendosi accanto a me.
«Non ho mai detto...» – dico, girandomi di scatto verso di lui, ma lui mi ferma.
«Sei uscita sconvolta... non credo che sia stata una semplice opera d'arte a turbarti così tanto.»
«Aspetta un attimo, ma tu non eri arrabbiato con me?» – chiedo confusa.
Vorrei tanto sapere cosa gli frulla nella testa a questo bipolare...
«Arrabbiato per cosa? Per il bacio con Noah? Io e te non stiamo mica insieme» – risponde, secco.
Perché dev'essere sempre così diretto? A volte è davvero frustrante.
«Beh, caro... a quanto pare ti ha dato fastidio, altrimenti non mi avresti risposto in quel modo stamattina. Quindi evita di dirmi cazzate» – ribatto, infastidita.
«Anche tu ci vai giù pesante però! Forse essere diventata una privilegiata ti ha fatto acquisire troppa sicurezza» – commenta.
«Senti chi parla! E poi eri tu quello che voleva che provassi a esserlo... e ora che lo sono, mi critichi?» – incrocio le braccia.
«Sempre con la risposta pronta, eh? Comunque lascia stare. Hai fatto bene ad accettare di essere una privilegiata. Molte cose cambieranno.»
«Accettare? Io non ho mai accettato. Mi hanno costretta. Ho cercato di ribellarmi, ma è stato inutile. In un certo senso avevi ragione: non possiamo fare sempre ciò che vogliamo. Siamo i burattini dei nostri genitori, e questo non cambierà mai» – dico, fissando il vuoto.
«No. Ti prego, non dirmi che avevo ragione... altrimenti non saresti più tu. Tu sei quella che lotta, che ha speranza, sogni. Ed è questa cosa che mi piace di te, anche se io sono uno razionale, coi piedi per terra» – mi dice sinceramente.
Wow. Questo non me l'aspettavo.
«Mi spieghi come faccio? Non riesco più a lottare per niente. Trasferendomi a Londra pensavo di ricominciare da capo, di lottare per i miei sogni e ritrovare la felicità. Invece si sono presentati altri problemi... sto soffocando, e venire qui è stato uno sbaglio. Ora mi sento ancora più persa» – dico con le lacrime agli occhi.
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A modo mio
Teen FictionAnastasia è una ragazza di 16 anni con una vita difficile che tende a nasconderlo davanti alle persone sembrando sempre allegra e spensierata per questo nessuno ci fa caso ma la verità è che ha l'abitudine di non dire niente a nessuno di tenersi...
