«Perché questa idea folle?» mi chiede allibito.
«Perché questo viaggio è stato un vero disastro: ne sono successe di tutti i colori, sono stata male per la maggior parte del tempo eppure penso che a qualcosa sia servito. Mi ha fatto riflettere su molte cose e ora mi sento più forte di prima... Se non fosse stato per te, non sarei mai venuta. Mi hai convinto tu e te ne sono grata, ma dal momento che non ho fatto altro che piangere, arrabbiarmi e combinare guai, almeno questi ultimi giorni voglio godermeli. Mi ero dimenticata quanto amassi questa città, quindi voglio fare quante più follie possibili», gli dico tutto di un fiato.
«È vero, hai fatto molte cazzate» afferma, annuendo.
Lo guardo male.
«Che c'è? Sei tu che l'hai detto», si giustifica.
«Smettila di girarci intorno! Quindi? Che ne pensi?» chiedo, curiosa.
«È un'idea assurda, ma se questo è quello che vuoi...» dice sospirando.
«Questo è un sì?» esclamo, euforica.
«Ti avviso: nessuna scenata, niente scuse e non voglio tra i piedi né quel Ben né Noah», mi dice, puntandomi il dito.
Non sarà per caso geloso?
«Perché ti infastidisce se passo del tempo con loro?» gli chiedo, provocandolo.
«Pff, non ti inventare niente. Semplicemente, quando stai con loro diventi insopportabile», mi risponde.
Se pensa davvero che creda a questa cavolata, si sbaglia di grosso!
«Ah sì? Allora perché durante la partita ce l'avevi con Ben?» chiedo, incrociando le braccia.
«Perché era della squadra avversaria e, per di più, il capitano. Dovevo puntare a lui», mi dice, chiaramente mentendomi.
«Sì, certo, come no», rispondo, roteando gli occhi.
«Credimi se ti dico che diventi un'altra persona... insomma, fai un po' la gatta morta...» dice con il suo solito tono strafottente.
Lo fulmino con lo sguardo.
«Senti, è meglio se rientriamo prima che ti prenda a botte», dico, spingendolo dentro il locale.
Ci sediamo al balcone.
«Hey ragazzi, cosa vi porto?» ci chiede il barista.
«Due Guinness, grazie», rispondo.
«Ora ordini anche al posto mio?» mi chiede divertito.
«Certo! Dopo che hai avuto il coraggio di chiamarmi gatta morta, si fa quello che dico io», rispondo, alzando un sopracciglio.
«Stavo scherzando. E comunque sei consapevole del fatto che in questo momento ci stanno guardando tutti», mi dice, guardandosi intorno.
«E quindi? Il gioco a cui stiamo giocando è pericoloso, molti parleranno, ma sinceramente non me ne frega niente. In fin dei conti, non stiamo mica insieme: ci stiamo semplicemente divertendo», dico, girandomi verso di lui.
«Divertendo?» mi chiede alzando un sopracciglio.
«Sì! Divertendo», ripeto scandendo bene le parole.
«Beh, non so tu, ma io ho una concezione diversa di divertimento», dice divertito.
Oddio! Non intendevo quello!
«Non in quel senso! Dici... dici che le persone penseranno che... insomma, io e... te...» balbetto.
«E meno male che due secondi fa hai detto che non te ne frega niente di quello che pensano gli altri! E comunque no, non penso, e pure se fosse, non devo dare spiegazioni a nessuno di quello che faccio o non faccio».
STAI LEGGENDO
A modo mio
Teen FictionAnastasia è una ragazza di 16 anni con una vita difficile che tende a nasconderlo davanti alle persone sembrando sempre allegra e spensierata per questo nessuno ci fa caso ma la verità è che ha l'abitudine di non dire niente a nessuno di tenersi...
