Capitolo 50

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Siamo appena arrivati a casa e l'unica cosa che voglio fare adesso è una doccia calda e poi andare a letto.

Charlotte è stata la prima a chiudersi in camera sua senza dire neanche una parola.

«Cuginetta, sono felice che tu sia tornata» mi dice Audrey, come sempre con tono provocatorio.

«Audrey, non è il momento... buonanotte a tutti» dico salendo anche io di sopra.

«Non ceni, tesoro?» mi chiede mamma, leggermente preoccupata.

«No, non ho fame» rispondo, chiudendomi in stanza.

Almeno io, qualcosa, l'ho detta.

Appena entro trovo una busta della Disney sopra il letto. Ma chi diamine l'avrà messa lì?!
Decido di aprirla e dentro ci trovo un pupazzo a forma di Stregatto.

Ma... è lo stesso pupazzo che avevo visto al Disney Store di Dublino!
Aspetta un attimo... quel giorno Christian aveva comprato qualcosa lì dentro. Questo significa che... no, impossibile! Ma allora come ha fatto? Quando è stato qui?

Porca miseria! Sono una cogliona.

E ora che faccio? Vorrei correre da lui, ma...
Cavolo! Forse mia sorella ha ragione: dovrei essere un po' più folle ogni tanto.

Esco di corsa dalla stanza e scendo giù.

«Ferma lì! Dove vai, Anastasia?» mi chiede mamma guardandomi come se fossi impazzita.

«E con quel pupazzo orribile...» commenta Audrey schifata, con la bocca piena.

Sono tutti ancora a tavola a mangiare.

«Non ho tempo per spiegarvi, sto... sto andando da Brooke!» dico uscendo di fretta e furia.

«Ana, ma sta piovendo!» sento gridare da mia madre appena sbatto la porta.

«Ho l'ombrello!» urlo mentre corro via.

Ho tempo per farmi perdonare dai miei...

Per fortuna Christian non abita troppo lontano: venti minuti a piedi più o meno.

Quando arrivo davanti a casa sua non ho il coraggio di suonare.
E se ci fossero i suoi genitori? Che figura ci farei?
Poco importa. Devo parlare con lui!

Suono. Dopo qualche secondo sento dei passi. L'ansia cresce sempre di più...

La porta si apre. Ringrazio il cielo: è lui.

«Anastasia... che ci fai qui, tutta zuppa?» mi dice guardandomi sorpreso, gli occhi che scivolano subito sul pupazzo che stringo in mano.

E ora che gli dico?

L'unica cosa che vorrei fare è abbracciarlo forte, senza lasciarlo mai.
Ed è proprio quello che faccio. Forse così riuscirò anche a parlare.

«Ana, tutto bene?» mi chiede, allibito.

Mi aggrappo a lui come una bambina in cerca d'affetto.

«No! Sono una cogliona! Mi dispiace tanto, ho sbagliato, non dovevo comportarmi in quel modo. Sono stata egoista e sconsiderata. Durante tutto il viaggio mi sono comportata come una scema, senza accorgermi di tutto quello che hai fatto per me e...» inizio, ma lui mi ferma.

Si stacca dall'abbraccio e mi prende i polsi con dolcezza.

«Anastasia, innanzitutto calmati. Poi entra, prima che ti ammali sul serio» mi dice facendomi cenno di entrare.

«Oh... sì» balbetto, entrando.

«Vieni» mi dice, prendendomi per le spalle e trascinandomi di fronte al camino.

A modo mio Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora