Capitolo 29

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Suona la sveglia e sento già l'ansia salire sempre di più...

Oggi è il gran giorno. Fra poche ore sarò nell'ultimo posto in cui avrei mai pensato di rimettere piede.

Sì, sto parlando proprio della mia amatissima città... Dublino.

Ho passato tutta la giornata di ieri a fare la valigia e a pensare a tutto quello che è successo in questi giorni.

Come faremo io e Brooke a dire a Noah e Steven che stiamo per diventare delle privilegiate? E soprattutto... come farò a guardare in faccia Noah dopo aver baciato Christian?

Poi c'è anche il fatto che Audrey mi ha letteralmente minacciata e devo ancora scoprire cosa sta succedendo fra il signor Thompson e mio padre...

La mia vita non potrebbe essere più incasinata di così!

Mi alzo controvoglia dal letto e inizio a prepararmi.

Dopo mezz'ora sono quasi pronta, mi manca solo vestirmi.

Prendo i vestiti che avevo preparato ieri sera: jeans boyfriend, stivaletti neri, maglietta nera e, come giacca, un bomber nero.

Appena finisco di vestirmi, bussano alla porta.

«Avanti» dico mentre sistemo le ultime cose.

«Ana, sei pronta?» Dalla voce capisco subito che è mamma.

«Sì, ho tutto pronto» rispondo.

«Ricordati i documenti» dice sedendosi sul mio letto.

«Sì, mamma, non ti preoccupare» replico sbuffando.

«Lo so quanto è difficile per te andare lì, ma credo che sia un modo per vedere se sei riuscita a superare tutto il dolore che quel luogo ti porta» mi dice.

Perché deve sempre mettere il dito nella piaga? Così mi passa quella poca voglia che avevo di andarci...

«Mamma, per favore, possiamo evitare di parlarne?»

«Ma Ana...» inizia a dire, ma una presenza non gradita la interrompe.

«Hai intenzione di farmi perdere l'aereo? Datti una mossa!» dice Audrey, acida come sempre.

«Arrivo, oca» le rispondo fulminandola con lo sguardo.

«ORA!» grida, poi gira i tacchi scuotendo i capelli come una snob viziata.

Non la sopporto.

Guardo mamma e la vedo piuttosto preoccupata.

«Mamma, stai tranquilla, andrà tutto bene» le dico, dandole un bacio sulla tempia prima di uscire dalla stanza con le mie cose.

Questa valigia pesa tre quintali... ma cosa ci ho messo dentro, sassi?

«Aspetta, ti aiuto io» dice mio padre appena mi vede in difficoltà mentre scendo le scale.

«Grazie» rispondo secca.

Non voglio parlare con lui, tantomeno dirgli come mi sento in questo momento.
Sono arrabbiata. Non è più la persona che mi ha cresciuto, e questo mi fa male. Come ha potuto trattarmi così sabato, come se la mia opinione non contasse nulla?

Ora capisco cosa intendeva Christian quando mi diceva che nella vita non si può sempre fare ciò che si vuole...
I nostri genitori ci trattano come burattini, ma mio padre si sbaglia se pensa che mi lascerò manipolare!

«Spero che riuscirai a lasciarti il passato alle spalle e a goderti questo viaggio, Anastasia» mi dice papà, dopo aver sistemato la valigia nella macchina di zio.

A modo mio Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora