Capitolo 54

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Sinceramente non vorrei mentirgli... ma devo.

«Non devi preoccuparti, Christian, ti assicuro che ne starò fuori» dico cercando di rassicurarlo.

«Lo spero per te. Giuro che se scopro che stai investigando anche solo minimamente su ciò che sta succedendo , io e te abbiamo chiuso per sempre» mi dice serio.

Non ci credo... l'ha detto davvero .

«Addirittura? Christian, ti prometto che non mi immischierò. Però, perché diavolo mi hai portato in quella stanza , se non vuoi che ficchi il naso negli affari di tuo padre?» ribatto, leggermente infastidita.

Non posso fare finta di niente!

«Era un avvertimento. Dovevi capire che siamo costantemente controllati, e che ogni passo che farai—soprattutto adesso che le cose cambieranno—verrà scoperto facilmente. Voglio che tu stia attenta. Devi mantenere la mente lucida, ora che torneremo a scuola.» mi spiega.

Non sono per niente contenta del suo modo di fare. Capisco che sia preoccupato, e da un lato mi fa piacere perché significa che ci tiene a me... ma non può trattarmi come una bambina di cinque anni. So badare a me stessa.

Però, su una cosa, ha ragione: devo mantenere la mente lucida.

«Questo mi porta a pensare che tu abbia il sospetto che io stia investigando. Non è così?» gli domando.

Christian non è stupido: se fa una cosa, c'è sempre una ragione.

«Spero soltanto che non sia così, Anastasia. Quello che voglio sapere è che adesso non farai di testa tua.»

Sinceramente non so che pensare. Forse vuole solo potersi fidare  di me.

Ma io non sono ancora pronta a sacrificare la verità su mio fratello per lui. L'unica cosa che posso sperare è che, un giorno, mi perdoni.

«Okay, ne resterò fuori. Ma tu? Hai intenzione di nascondermi tutto quello che farai?» gli chiedo, sinceramente confusa.

«Quello che farò non deve importarti. Un giorno capirai, ma per adesso ho bisogno che ti fidi di me. Tutto ciò che ti riguarderà, al momento giusto lo saprai. Te lo prometto» dice, addolcendo la voce e avvicinandosi.

Non ho voglia di arrabbiarmi, perché in fin dei conti lui è stato sincero con me—cosa che io non ho fatto. Capisco che sia suo padre e che voglia gestirla da solo, ma non può tenermi all'oscuro di tutto.

«Sono preoccupata per te quanto tu lo sei per me, quindi...» inizio a dire, ma lui mi interrompe subito.

«Quindi niente. So badare a me stesso.»

«Anche io so badare a me stessa» ribatto.

«Questo lo so benissimo. Ma ci tengo troppo a te, quindi non voglio che fai cazzate » dice prendendomi per la vita.

So cosa sta facendo: sta cercando di ipnotizzarmi con il suo fascino per non farmi arrabbiare. È insopportabile quando fa così.

Aspetta un attimo... ha appena ammesso che ci tiene a me!

Resta lucida, Anastasia. Forse l'ha detto solo per convincermi a starne fuori.

«Stai forse cercando di abbindolarmi, signor Thompson junior?» gli chiedo avvicinandomi a lui.

«Non chiamarmi così!» mi rimprovera.

«E comunque no. Ci tengo davvero a te, se ancora non l'avessi capito» dice, prima di annullare del tutto le distanze e baciarmi.

«È una mia impressione o il ghiacciolo si sta finalmente sciogliendo?» lo punzecchio per infastidirlo.

«Non ti dico più niente, d'ora in avanti. Non credere che solo perché adesso c'è questa cosa fra noi io smetta di tormentarti: sei pur sempre la piccola Ana» dice allontanandosi, con quel suo tono spocchioso.

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