Capitolo 13

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Stamattina le lezioni non finivano più. Cioè, io sono una a cui piace andare a scuola, ma preferisco di gran lunga studiare per conto mio.

Poi alcune volte mi dico: "Anastasia, oggi ascolterai i professori e prenderai tutti gli appunti." Ma puntualmente parto carica, prendo gli appunti, e poi dopo neanche venti minuti mi distraggo con qualsiasi cosa... A volte mi metto pure a guardare gli uccellini fuori dalla finestra.

Menomale che anche questa settimana è finita. Ora sto andando con le ragazze nella nostra stanza a prendere i borsoni.

— Paige, hai fatto? — chiede Brooke a Paige, che è ancora dentro la stanza a mettere non so cosa nella sua borsa.

— Guarda che se non ti sbrighi ti chiudo qua dentro — dice Brooke.

— Okay, okay, ho fatto! — dice Paige uscendo di corsa dalla stanza.

Usciamo da scuola e vediamo che ci sono già tutti.

— Oltre al fatto che non siete le benvenute... fate anche tardi, incredibile — dice Amber sbuffando.

Vipera velenosa...

— Allora facciamo così: Anastasia, Steven e Brooke vengono con me. Invece Amber, Audrey, Paige e Noah vanno con Logan — dice Christian.

— Hey, perché sono io quello che deve portare quattro persone e non tu? — chiede Logan.

— Perché sì. L'idea di far portare a me la macchina è stata tua, quindi sarò io a portarmi tre persone — dice Christian entrando nella sua macchina.

Scommetto che l'ha fatto apposta per separarmi da Noah... Ma almeno non dovrò stare in macchina con quelle due vipere.

Entriamo tutti nelle macchine e cominciamo il nostro lungo viaggio.

Io sono seduta davanti, invece dietro ci sono Brooke e Steven.

— In questo momento sto pregando per Noah... di sicuro uscirà da quella macchina senza capelli dalla disperazione — dice Steven ridendo.

— Non deve essere facile sopportare quelle due per tre ore consecutive — dico ridendo anche io.

Alla fine Brooke e Steven si mettono a parlare per conto loro...

— Quindi com'è andata l'uscita con Noah? — mi chiede Christian.

— E da quando ti interessa? — domando confusa.

— Era per fare conversazione, scema. Odio questo silenzio — dice sbuffando.

— Allora dovrai sopportarlo, perché non ho intenzione di parlare di queste cose con te — dico irritata.

— Quindi è successo qualcosa — dice.

Non dico niente...

— Okay, va bene, allora cambiamo argomento... Stasera ti va di stare un po' insieme? — mi chiede.

Spalanco gli occhi...

Questo ragazzo si deve far controllare. Non è normale: non mi dice una parola da due giorni e ora se ne esce così. Per non parlare del fatto che di solito è di poche parole, invece ora non smette di parlare.

Mi avvicino un po' a lui e gli dico a bassa voce:
— Ti pare il caso di chiedermi queste cose davanti a questi due qua dietro? Potrebbero sentirci.

— Sì, certo, come no. Voltati e guardali: sono talmente concentrati in non so che cosa, che se li chiami non ti rispondono — dice.

In effetti stanno giocando a non so che cosa sul telefono di Steven.

— A parte questo... che razza di domande mi fai? Da quando vuoi stare con me? — chiedo.

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