Il signor Thompson se ne va. Meno male che mi ero nascosta bene, altrimenti mi avrebbe vista.
Christian, invece, rimane lì fermo, immobile come una statua... Giuro, non l'avevo mai visto in questo stato.
Sembra quasi che stia per avere una crisi...
Devo assolutamente riprendere il mio telefono: è tardissimo. Decido quindi di andarlo a prendere.
— «Tu che diavolo ci fai qui?» — mi dice Christian appena mi vede.
Sembra di rivedere il Christian che ho conosciuto all'inizio, e questa cosa non mi piace affatto.
— «Niente... Prima ho lasciato il telefono qui sopra» — rispondo un po' esitante.
— «Sì, lo so. Tieni» — dice, mettendo una mano in tasca e tirando fuori il mio telefono.
— «Grazie» — dico prendendolo.
— «Ora puoi anche andare» — aggiunge, con il suo solito tono arrogante.
— «Ma che ti prende? Guarda che tra poco inizia la partita, quindi anche tu devi venire» — gli dico, alterata.
Capisco che è arrabbiato con suo padre, ma non può trattarmi in questo modo.
Lui non risponde. Si dirige verso le scale ma si ferma prima di scendere e inizia a dare pugni e calci al muro.
Quindi avevo ragione... stava per avere una crisi. Ed eccola qui, ora, davanti ai miei occhi. E io non so cosa fare...
Corro verso di lui.
— «CHRISTIAN, FERMATI!» — urlo, in preda al panico. Ma lui non mi ascolta, continua.
— «Non lo capisci? Così fai del male solo a te stesso! Reagire così non è la soluzione ai tuoi problemi!» — gli dico, cercando di fermarlo.
— «MI HAI ROTTO! TI HO DETTO DI ANDARTENE! NON TI VOGLIO VICINO! SMETTILA DI CERCARE DI CAPIRMI, E QUALSIASI IDEA TI SEI FATTA SU NOI DUE, LEVATELA SUBITO DALLA TESTA PERCHÉ TU PER ME NON SIGNIFICHI ASSOLUTAMENTE NULLA!» — mi grida, continuando a comportarsi come un pazzo.
Non ci credo che mi abbia detto una cosa del genere!
Posso capire che sia arrabbiato, ma certe parole fanno male. Troppo male...
— «Sai che ti dico? Io ci rinuncio! Ho provato a vedere le cose dal tuo punto di vista, a capirti, a entrare almeno un po' nella tua testa... Ma sei impossibile! Non sopporto più questo tuo bipolarismo, il tuo modo di fare: mi hai stufato. Non so mai cosa aspettarmi da te, e a volte mi fai anche paura... Quindi continua pure a prendertela con questo cazzo di muro, ma sappi che ti stai solo comportando come un ragazzino!» — gli dico, con le lacrime agli occhi.
— «Senti chi parla... La "regina" nell'affrontare i problemi! Guarda che io e te non siamo poi così diversi, quindi non venirmi a fare la lezioncina di vita, perché sei l'ultima persona che può farlo!» — ribatte con rabbia negli occhi.
Dopo tutto quello che ci siamo detti, come può parlarmi con così tanta cattiveria?
— «Ti dirò solo una cosa, perché non voglio sprecare altro fiato con una persona del genere: continua pure a comportarti così e vedrai che, prima o poi, rimarrai solo come un cane. Anzi, ti auguro proprio di rimanere solo. Te lo meriti!» — gli dico, voltandomi e andandomene.
Non riesco a smettere di piangere...
Sono stufa di questi alti e bassi.
Avevano ragione gli altri: dovevo farmi i fatti miei!
Appena Brooke mi vede, corre subito verso di me.
— «Ana! Ma cosa è successo? Sembri sconvolta» — mi chiede, preoccupata.
— «Niente, va tutto bene. Andiamo, è già tardi» — le dico, prendendola per un braccio.
Non ho voglia di sfogarmi adesso. Non è il momento adatto.
Andiamo fuori in campo e ci sediamo sugli spalti.
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A modo mio
Novela JuvenilAnastasia è una ragazza di 16 anni con una vita difficile che tende a nasconderlo davanti alle persone sembrando sempre allegra e spensierata per questo nessuno ci fa caso ma la verità è che ha l'abitudine di non dire niente a nessuno di tenersi...
