Extra 3 - This was the very first page, not where the story line ends

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Vi chiedo scusa per eventuali errori, non sono riuscita a revisionare quante volte avrei voluto ed è un capitolo lunghissimo,
che spero vi piaccia.🤞🏻
Non vi trattengo oltre e vi auguro una buona lettura 💒




🤞🏻Non vi trattengo oltre e vi auguro una buona lettura 💒

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6 mesi dopo...

POV RYLE

Esco dall'ascensore privato che porta direttamente al mio attico e quello di Isabella, e metto piede all'ingresso, completamente fradicio da testa a piedi.

Fuori sta piovendo e nel ritorno da lavoro mi sono bagnato almeno due volte perché non mi sono portato un maledetto ombrello.

Se Cristian fosse uscito con me e mi avesse visto, probabilmente sarebbe scoppiato a ridere.

Per fortuna se n'è andato un po' prima. Doveva correre ad aiutare Britney, e comunque aveva già finito i suoi lavori e risponderà alle ultime e-mail da casa.

Appendo la giaccia nera sull'appendiabiti, poi mi tolgo le scarpe e le metto dove necessario e mi addentro nel corridoio buio e silenzioso, che mi porta al salone, che in realtà è più un soggiorno.

Dritto davanti a me c'è una vetrata, che dà accesso al terrazzo enorme. Sposto lo sguardo sul
divano a mezza luna nero, proprio davanti a una TV enorme al plasma attaccata alla parete e spenta. Il tavolino in vetro che li separa è abbastanza grande, e appoggiato sopra c'è il computer aperto di Isabella.

Segno che ha lavorato nonostante non dovesse farlo.

Uno di questi giorni la lego al letto, così sì che non potrà più ribattere e fare di testa sua.

Le ho ripetuto mille volte che deve stare a riposo, a un certo punto le ho persino ordinato di farlo, perché si stressa troppo e nel suo stato non va bene.

Nemmeno una settimana fa è persino svenuta durante una riunione, sbattendo a terra, e mi ha spaventato a morte.

L'ho portata all'ospedale e, per fortuna, sia lei che il bambino non si sono fatti male, ma le hanno consigliato di stare tranquilla per questo ultimo mese e mezzo di gravidanza. E io l'ho obbligata a stare a casa.

Già non ero d'accordo con il fatto che continuasse a lavorare, e dopo quel momento, che mi ha terrorizzato da morire, ha deciso di darmi retta.

In parte.

Evidentemente lavora lo stesso da casa.

I miei sensi si mettono allerta quando mi rendo conto che tutto l'attico, in realtà, è troppo silenzioso.

Apro bene le orecchie, stando attento a ogni piccolo dettaglio. Sento un rumore impercettibile, che seguo con lentezza.

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