Capitolo 42 pt. 2

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Caleb

Nel giro di un secondo abbiamo tutti intorno, Alita, Adax, Tolin e gli altri. Tutti sono addosso a noi.

Una presenza asfissiante, che non mi permette di respirare, mentre io ho bisogno di un attimo per rimettere insieme i pezzi e prendere in mano questa situazione, come ci si aspetta che io faccia.

Come generale devo saper gestire anche queste situazioni, anche quando l'altro pezzo del mio cuore è disteso sotto alle mie mani.

<<Tolin va con le guardie reali e tieni al sicuro il re, Adax va con loro, vi terrò aggiornati io.- non mi aspettavo che Tolin annuisse al mio ordine, senza discutere. Invece mi sorprende ed io proseguo, incalzato da un'autostima nuova -Dan e Kane, seguite il secondo gruppo, prendete quel bastardo e portatelo nelle segrete. Shahd, Alec e Li aiutate il terzo gruppo a far defluire la gente. Primo gruppo, seguite Tolin. Secondo gruppo il vostro referente è Kane. Terzo gruppo siete alle direttive di Li, chi emette un fiato è morto. Mi sono spiegato?>> Althea è stesa a terra, mentre io impartisco ordini e tengo la mano ben salda sopra la ferita.

<<Mi piace quando fai così.>> sibila divertita, mentre nasconde il dolore dietro alle palpebre chiuse.

<<Non scherzare...perché ti sei messa in mezzo?>> sussurro e lei fa una smorfia di dolore.

<<Un grazie, sarebbe gradito...Caleb posso andare con loro, sto bene.>>

<<Fallo decidere a me, no? Cavolo, siete proprio cocciuti voi soldati.>> Sabat, la dolce e vecchissima Sabat, è il medico personale di Alita. Dovrebbe avere più di cento anni e mi ha ricucito più di cento volte.

<<Ciao Sabat, è sempre bello vederti.>> le dico, mentre lei socchiude i suoi occhietti scuri.

<<Ruffiano.- mi rimprovera, mentre esamina la ferita della mia fidanzata. -Bene...molto bene. Fai un respiro profondo Althea.- la mia compagna ha una frazione di secondo per eseguire, prima che la dolce vecchina estragga la freccia con tutta la forza che ha in corpo. E la lasci senza fiato. -Fatto.- esclama con un sorriso -La ferita è superficiale, non ha intaccato organi interni, sei stata fortunata. E si lamenta molto meno di te.>> l'ultima frase la pronuncia guardandomi, mentre io sorrido.

<<Grazie Sabat.>>

<<Ora, ce la fai ad alzarti tesoro?- le chiede, mentre Althea è lentamente tornata a respirare regolarmente. -Andiamo nella tua stanza, così posso medicarti bene.>>

Althea è stranamente silenziosa mentre Sabat la ricuce, le ombre non escono nemmeno una volta e la procedura viene ultimata nel giro di pochi secondi.

La donna mi lascia le direttive per le successive medicazioni.

Sento la mente di Althea che lavora, incessante, gli ingranaggi si muovono in maniera forte, e mi fanno venire il mal di testa.

Il suo sguardo è perso nel vuoto, non sbatte nemmeno le palpebre, le ombre non vengono fuori, non la accarezzano e nemmeno la luce prova ad animarle la pelle.

Gli occhi sono di un viola spento e freddo.

<<Tutto ok?>> le chiedo una volta che siamo soli. Scuote il capo, dovrei andare a vedere come procedono le cose, interrogare quell'uomo, informare Alita e Adax sui fatti, ma l'unica azione che mi sembra naturale è sdraiarmi di fianco a lei. Ed accarezzarle i capelli.

<<Cosa succede volpina?- nessuna risposta, ma alcune lacrime le bagnano il viso -Ti dispiace per il ragazzo?- annuisce contro il mio petto mentre tira su con il naso -Non potevi fare nient'altro, a volte le cose devono andare in un certo modo e tu non puoi cambiare il corso degli eventi.>> sento le treccine tra le dita, e sorrido, pensando a quanto tempo abbia impiegato per intrecciare i capelli in questo modo.

<<E quando smetterà di farmi così male?-sussurra, la voce rotta dal pianto. -Ania.>> continua, un sussurro ancor più basso del precedente.

<<Cosa?>>

<<Era un Sirase, aveva una bambina di cinque anni di nome Ania. Lei aspetterà il suo papà a casa, come facevo io.>> sospiro e mi si stringe il cuore al pensiero.

<<Althea...>> si scosta, velocemente, e sento quel calore sparire all'istante. Si siede sul letto di fronte a me.

<<Non dirlo, non dirlo. Non dire che è normale, che mi abituerò, che succede...perché sono io.- dice indicandosi -Sono io che stringo la mano di quei poveretti, che vedo le loro paure, che sento il loro dolore sotto pelle che scorre nelle mie vene. E sono sempre io che devo affrontarle.>> e stanca e provata. In preda a lacrime che non so come fermare.

<<Cosa devo dirti allora? Che è sbagliato? Lo sai che è sbagliato, che non è giusto che una bambina di cinque anni non vedrà il suo papà tornare a casa. Lo sai, lo sappiamo. Ma cosa possiamo fare? Cosa puoi fare per cambiare le cose? Niente. Non si può fare niente e disperarsi non serve.>> sta per ribattere quando sentiamo bussare alla porta. Ed entrambi torniamo alla realtà, ci voltiamo verso la porta e la guardiamo come se fino a quel momento non fosse esistita.

<<Avanti.>> sibilo a denti stretti.

La porta in legno si apre e si affaccia Tolin, i capelli ricci raccolti in un ciuffo.

<<Scusate, non volevo interrompere ma ti cercano Adax e Alita, ti vogliono nei sotterranei.>> me lo aspettavo ed ho ritardato questo momento fin troppo. Non vorrei lasciarla da sola in questo momento.

<<Nessun problema, arrivo.>> gli rispondo, ma lui scuote il capo, mortificato.

<<Non vogliono te, ma lei.>>

Spazio autrice:

Ho ritardato perché non sapevo cosa scrivere nello spazio autrice? Sì.

Me ne pento? Abbastanza.

Lo rifarei? Probabile.

Comunque...come state? Che ne pensate del capitolo? Le cose miglioreranno o peggioreranno nel prossimo?

Ma soprattutto, che vogliono da Althea?

Vi mando un abbraccio,
A venerdì

Belle

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