Molte vite sono intrecciate. Le anime spesso si riconoscono. Si cercano e quando si trovano, nulla le separa. Le stelle, sanno verità che noi ignoriamo. E spesso esaudiscono i nostri desideri.
Ma nonostante questo, dopo più di una settimana, di Austin neanche l'ombra.
Speravo fosse curioso di conoscermi. Di sapere di più di noi due. Ma a quanto pare mi sbagliavo.
Credo che mia madre avesse ragione. Forse sono arrivata tardi.
Siedo nel mio ufficio. Continuo a leggere e rileggere la stessa frase. Sto visionando dei documenti. Cosí da evitare controversie legali, col nuovo progetto.
Ma non riesco a pensare. Soprattutto perché so che Austin è tornato a casa dall'ospedale. Mi prendo la testa fra le mani. Cerco di respirare a fondo e poi torno a leggere. Cerco di focalizzarmi sul lavoro.
Ho lasciato Ivar da Rose. Si trova bene lí, e lei mi ha detto che non ci sono problemi, che me lo terrà finché vorrò.
Justin sono tre giorni che mi chiama, ma io evito le sue telefonate. Continua a non arrendersi. Ieri è perfino venuto qui. Ha portarmi il pranzo e a chiedermi come sto. E ho scoperto che Luke si trova qui in città per affari. Desidero immaginare però che sia solo una menzogna.
Tutto sta diventando troppo. Sono scappata per molto meno in passato.
Ma sto cercando di tenere duro.
Oggi andrò a pranzo con un cliente dell'azienda.
Guardo l'orologio. Manca un' ora. Comincio a sistemare le carpette nella mia borsa di pelle marrone chiaro. Mi sistemo i capelli lasciati sciolti e la gonna, non appena mi alzo. Afferro il cellulare e mi affretto ad uscire dall'ufficio.
Mentre raggiungo l'ascensore, cerco di rilassarmi, e calcolo l'ammontare della somma da offrire. Tommy è stato chiaro. Contrattare, ma non scendere a meno di cinquanta milioni di dollari.
L'offerta iniziale e di centocinquanta milioni. Ma nessuno li pagherebbe per acquistare, solo il dieci per cento di un impresa. Non potrebbe nemmeno partecipare al consiglio di amministrazione.
Le porte dell' ascensore si spalancano e da esse emerge Austin in persona. Veste di pelle. Come una volta. Ha i capelli scompigliati. Lunghi stivali neri e sigaretta in bocca.
Spalanco la bocca. Il tempo con lui si è proprio arreso. È sexy. Non mi aspettavo di trovarlo qui.
Ingoio la saliva e lui mi guarda sorpreso <<E tu che ci fai qui ?>> <<Io...io lavoro qui...sono...>> tutto di lui mi manda in agitazione <<Sono l'avvocato. Il tuo avvocato. >> annuisce ma tace. So di essere rossa in viso. Rivederlo vestito cosí mi consuma di eccitazione.
<<Sei qui ?>> domando felice di vederlo finalmente. Austin si accende la sigaretta e annuisce.
<<Mi fa piacere vederti, sei
guarito ?>>
<<Nel corpo. La mente si vedrà >>
<<Certo>> si fa di lato cosí che io possa entrare in ascensore.
Non un accenno al rivedermi. Non una parola che mi faccia sperare. Tengo la testa bassa. Le porte stanno per chiudersi. Ma d'un tratto una mano le blocca e cosí si riaprono. È la mano di Austin. << Cosa fai
venerdí ?>>
Oggi e mercoledì. Respiro a fondo ed emozionata rispondo << Niente, sono libera. Cosa volevi fare ?>> rilascia una nuvola di fumo nel corridoio. Mi osserva da capo a piedi, e poi risponde <<Ti andrebbe di uscire ?>> annuisco e gli lascio un biglietto con il mio indirizzo. Lo guardo andare via e quando le porte si chiudono comincio a ballare di gioia. Letteralmente.
A quanto pare si possono cancellare i ricordi. Ma non i sentimenti.
(Pov. Austin)
Provo attrazione. Briar ha attorno a sé un aria misteriosa. Non ricordo nulla, ma mi sento trasportato verso di lei.
Raggiungo l'ufficio che una volta apparteneva a mio padre. E ora a quanto pare appartiene a me.
Ma io non ho mai voluto questa possibilità. Non ho mai desiderato l'azienda di famiglia.
Entro, raggiungo cosí mio fratello
<<Austin non dovresti riposare ?>>
<<Ho pensato di farti visita >> mi siedo sulla poltrona e allungando le gambe mi appoggio col collo allo schienale. Fisso l' amplio soffitto nero. Credo sia stato tinto da poco.
<< Di cosa vuoi parlare ?>> spengo la sigaretta nel posacenere << Mi dà sui nervi sapere che sono il capo e volevo chiederti se...>> <<Si !>> risponde Tommy di getto e fermo. Non avevo mai notato come le sue spalle si contraggano quando è serio.
<< Si, cosa ?!>> <<Si, prenderò le redini dell'azienda. Sono scappato per troppo tempo. E comunque non è male. Avrò sempre il mio locale e la mia libertà. Ma gestirò anche l'azienda di famiglia, come farebbe un fratello responsabile.>>
nascondo un sorriso. E mi giro i pollici <<Ne sei certo ?>> <<Nostro padre sta morendo. E tu hai diritto alla tua vita. Io invece, ho diritto ha diventare ricco >>
Scoppia a ridere. La sua risata è grossa, quasi pensante. Mi unisco e rido a mia volta. <<Grazie. >> Affermo guardandolo.
Tommy modesto mi dice di non preoccuparmi, poi mi mostra un documento di cessazione. Lo firmo con piacere. Ho una seconda possibilità di vedere cosa succede nella mia vita adesso.
Mi rialzo ma prima di andarmene mi giro. Mio fratello mi ferma.
<<Ho una cosa per te >> lo fisso curioso. Lui apre il cassetto.
<< Tieni è tua adesso >> mi lancia addosso un mazzo di chiavi <<Cosa sono ?>> Chiedo prendendole al volo <<È la mia moto. La mia Aprilia Tuono V4 rossa, un regalo per la tua libertà ritrovata>> fisso le chiavi felice <<Grazie, davvero, so quanto ci tenevi>>
<<Si, ma ora sono un padre, quel tempo è ormai passato>>
Padre ?! Una parola che mi scuote. Secondo Briar, suo figlio è mio.
È una parola che mi fa effetto. Mi sento strano, come se il mio corpo ed il mio cuore sapesse qualcosa che io non so.
<<Grazie Thomas>> <<Prego,
Austin >>
Stringo le chiavi ed esco dall' ufficio. Diretto a prendere questa bellezza.
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Biker Wings
Romanzi rosa / ChickLitBriar Tail, vuole studiare, vuole fare parte di menti acute ed essere inquadrata. Austin Collins ama la sua moto. Taciturno sfida la velocità, odia essere come gli altri. Un amore ruggente e selvaggio. Due vite, due cuori. S'incontrano, s'intrecci...
