Spin-off di Sotto Mentite Spoglie
Peter Carver è una mina vagante quando atterra a Londra. Adesso ha l'aspetto di un barbone e l'animo l'ha dato in pasto al diavolo.
Fresco è il dramma che lo vede colpevole di essere nato nella famiglia sbagliata...
I'ma take a bow, so you can kiss my ass —Drama Club, Melanie Martinez
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SELENE
Sento delle voci.
No. Urla, sento delle urla.
Un uomo e una donna stanno litigando animatamente.
Apro la bocca per respirare meglio. Ho il naso tappato, i denti battono tra loro intorpidendomi la mascella, il corpo sembra stia tremando già da un po', forse da ancora prima che riemergessi dal mio stato d'incoscienza.
È freddo qui, sembra di stare dentro una cella frigorifera.
Una tosse spasmodica mi coglie di sorpresa quando anziché aria inspiro polvere e qualcos'altro, attirando l'attenzione di uno dei due –l'uomo forse– che inizia a chiamarmi per nome, ma che le urla isteriche della donna al di sopra non mi fanno sentire il resto della sua frase.
Anche lei mi sta chiamando.
«Non le ho detto niente! Diglielo Selene, digli che non ti ho detto niente. Non lo sa. Lei non lo sa. Diglielo Selene prima che ci ammazza entrambe.»
Sono sdraiata su qualcosa di duro e vorrei potermi mettere in piedi o riuscire a muovere anche solo le dita di una mano ma sono intirizzite, così come anche il resto del corpo.
Le palpebre pesano troppo affinché le sollevi, i suoni sembrano gorgogli nella mia gola ma la foschia si sta affievolendo nella mente e io inizio a unire i puntini. L'istinto mi dice di ricordare in fretta, però.
L'incidente.
Sienna incosciente.
L'uomo con il passamontagna.
La siringa con cui mi ha sedata.
Ma prima di tutto questo, Atlas e la sua insistenza nel sapere la mia precisa posizione. Prima ancora di questo, la sua chiamata altamente isterica perché Rachel era scomparsa.
Rachel.
Quella che sento non è forse la sua voce?
«Devi chiudere la bocca!» Quando faccio per aprire un occhio solo, nella speranza che mi risulti più facile sollevare un mattone per volta, vorrei richiuderlo all'istante perché vedo Ethan sollevare una mano e dare un manrovescio alla donna che fino a prima che perdessi coscienza stavo cercando, facendole schizzare la faccia verso il lato opposto. Lei si accascia nella parete, tenendosi il punto in cui l'ha colpita. Ha l'aspetto trasandato dell'ultima volta che l'ho vista ma sembra più cosciente.
Devo aver emesso un suono perché lui si volta verso di me e mi sorride.
«Allora non mi sbagliavo. Ti sei finalmente svegliata.»
Ethan si liscia con una mano il punto esatto in cui lei lo teneva stretto, sgualcendo il suo completo color merda d'ufficio.
Provo a sollevare la testa ma quella non si muove neanche per sbaglio, quindi mi limito a lottare contro il bruciore agli occhi e le vertigini e restare lucida, anche se non so cosa mi abbiano inserito nel sangue perché il cuore inciampa a ogni respiro.