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They call me an American horror
AMERICAN HORROR SHOW, Snow Wife

They call me an American horror—AMERICAN HORROR SHOW, Snow Wife

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SELENE&PETER

Selene

«È inutile. È tutto inutile. Alla fine della fiera ci ammazzerà entrambe.» La ignoro, così come ho fatto per tutta l'ora precedente. Rachel non fa altro che sniffare e ripetere che moriremo.

Forse mi sbaglio, forse non è passata neanche un'ora da quando ho agguantato un piede di porco e l'ho infilato nella fessura della porta per aprirla. Ma io sono sudata e i muscoli se potessero prendere fuoco lo farebbero, quindi deve essere passato per forza abbastanza tempo per trovarmi in questo stato.

O ancora peggio non sono passati neanche venti minuti ma io sono ancora sotto effetto da quell'iniezione che provo stanchezza al minimo sforzo. Ignoro il cuore che mi dà ragione, incespicando un'altra volta. Mi tocca fermarmi e darmi alla respirazione prima di ricominciare.

Perlomeno faccio qualcosa. Rachel, che dovrebbe lottare con la grinta di una madre che vuole a tutti i costi tirare fuori da qui lei e la sua bambina e riunirsi al padre –che non so neanche se sia vivo dopo quello che ha detto Ethan– se ne sta lì a sporcarsi il naso e aspettare lo scenario peggiore senza neanche provare a opporsi. Prima di mettermi all'opera le ho allontanato quella robaccia tutta attorno a lei, spostandola anche con il piede. Ma è servito solo a farla incazzare e strisciare verso uno di quegli scatoloni, quindi si è sollevata quel tanto che bastava per prendere una busta ancora sigillata al suo interno.

Gliel'ho presa in tempo e lanciata dall'altra parte della stanza, dov'ero sicura non sarebbe riuscita ad andare, e lei mi ha ringraziata mandandomi al diavolo e raccogliendo quella sparsa per terra. Lo so che è l'effetto della dipendenza a renderla tanto nervosa ma non lascerò che si faccia sotto al mio naso. Ogni volta che guardo la sua pancia mi sento di difendere quella povera creatura che non è neanche nata eppure se la sta già passando male.

Quanto tempo sarà trascorso da quando sono rinchiusa qui dentro? Dodici ore? Ventiquattro o Trentasei? Magari molte di più?

Non ho perso tempo. Da quando mi sono risvegliata ho raccolto quante più informazioni possibili. Nella stanza in cui ci tiene prigioniere non c'è finestra o spiraglio che la luce possa attraversare quindi non so nemmeno se è giorno o notte. C'è una lampada sopra le nostre teste che oscilla di tanto in tanto, e questo mi fa credere che c'è qualcuno sopra le nostre teste che cammina, ergo noi ci troviamo nel deposito in cui una volta tenevano scorte di cibo, vestiti e quant'altro. Sopra devono trovarsi gli scheletri di quelli che dovevano essere in origini grandi e piccoli negozi raccolti in un unico centro commerciale. È lì che si trova l'uscita.

«Gli farò cambiare idea. Ethan è sempre stato sottomesso al padre ma nessuno può obbligarlo ad andarsene in Ohio se è quello che non vuole. Magari potrà trovare lavoro in un altro studio legale qui a Londra.» Ma non ci riuscirà comunque perché una volta uscita da qui me ne andrò dritta in centrale a denunciarlo. Che sia dannata se non lo faccio.

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