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I'd do anything to make you want me
number one girl , ROSÉ

I'd do anything to make you want me—number one girl , ROSÉ

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SELENE

«Rose» gracchio dopo essere riuscita a staccare le labbra incollate tra loro e aver sollevato le palpebre pesanti, i denti grattano contro le gengive gonfie quando tiro fuori la lingua per leccare via le pellicine.

Questo non è il mio primo risveglio.

Ho riacquistato coscienza diverse volte da quando sono stata portata d'urgenza in ospedale.

Li ricordo bene i pannelli a led fissi sul soffitto, da cui proveniva quell'accecante luce bianca su cui ho riposto tutta la mia concentrazione quando ho sentito una fitta pervadermi il corpo con tanta di quelle veemenza che mi sono aggrappata a Peter, lasciandogli il segno delle mie unghie sugli avambracci.

Lui non ha fatto una piega e se ha sentito bruciare non l'ha dato a vedere. Invece mi ha concesso di andare più in profondità, di riversargli addosso tutta la sofferenza provata fino a quel momento.

Non saprei dire dove iniziasse una fitta e finisse l'altra, ma sta di fatto che ero tutta un dolore. Non c'era una parte di me che non soffrisse. I tagli che mi avevano lacerato la carne durante l'incidente avevano finito per fare infezione.

Inoltre il luogo in cui ero stata tenta segregata non poteva essere meno igienico.

Il lancinante dolore alla caviglia aveva sostituito quello al cuore quando i medici ci avevano messo sopra le mani per ispezionarmela.

Mi trovavo ancora in braccio a Peter, che si rifiutava di lasciarmi andare anche solo per essere sistemata sopra una barella.

Se fosse stato per lui, molto probabilmente mi avrebbero operata mentre me ne stavo rannicchiata sul suo petto, con le sue braccia d'acciaio serrate attorno al mio corpo floscio e scosso dai brividi, gli occhi da falco a puntare i medici di cui non si sarebbe fidato abbastanza da lasciarmi completamente alle loro cure.

Lui non voleva lasciarmi, terrorizzato al pensiero che perdermi di vista anche solo per un secondo bastasse a vedermi scomparire di nuovo, e io non volevo lasciare lui perché era l'unica persona che volevo al mio fianco in un momento simile.

Ero distrutta e sapevo che se c'era una persona che poteva comprendere fino in fondo come mi sentivo era lui. Non mi avrebbe fatto domande a cui non volevo rispondere e che il solo pensiero di doverlo fare mi faceva rivoltare lo stomaco, graffiandomi le budella. Lui sarebbe stato lì in silenzio ad ascoltare il mio pianto, asciugandomi paziente le lacrime attraverso baci concitati.

Da quando mi ha trovata non ho smesso di piangere. È stato come se ritornare tra le sue braccia mi avesse sbloccato il pianto isterico che avrei tanto voluto concedermi mentre ero rinchiusa là dentro e Ethan si strusciava su di me.

In Amore Non RisparmioDove le storie prendono vita. Scoprilo ora