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I will never stop marching to reach you
Rescue, Lauren Daigle

⚠️: IN QUESTO CAPITOLO SONO PRESENTI SCENE FORTI. VI VOGLIO BENE, QUINDI VI RACCOMANDO SEMPRE, PER CHI È ESTREMAMENTE SENSIBILE, DI SLITTARE DIRETTAMENTE ALLA FINE. IO NON MI OFFENDO ASSOLUTAMENTE.

SELENE&PETER

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SELENE&PETER

Selene

Rinsaldo la presa sul piede di porco quando questo mi scivola tra i palmi sudati. Mantengo il respiro regolare. Spingo in dentro l'aria, poi la butto in fuori.

Dentro. Fuori. Dentro. Fuori.

Sbatto le palpebre quanto serve perché la nebbia si dissipa ai lati degli occhi e io riesco a mettere di nuovo a fuoco la stanza. È già da un po' che mi capita, insieme al cuore che batte violento. Ma a farmi paura è la frequenza con cui mi succede. Non passa molto da un'aritmia all'altra e il climax è crescente.

Cristo Santo, nonna dovevi per forza lasciarmela in eredità? Avrei preferito mille volte i suoi maglioni pruriginosi, quelli che usavo solamente per le foto di famiglia che sapevo sarebbero andate a lei una volta stampate. Io soffrivo per qualche ora e lei era felice. Era una di quelle situazioni vantaggiose per tutti.

Invece mi sono beccata anche l'aritmia, che per carità ci ho saputo convivere perfettamente in questi anni, soprattutto da adulta –eccetto quei giorni in cui dipendo dalla caffeina ma non sono ancora riuscita a rinunciarci– ma venire rapita e rinchiusa in un posto in mezzo al nulla metterebbe a dura prova pure un cuore perfettamente funzionante.

Sono affamata, esausta e ferita ma non mi muovo di un centimetro. Ethan è venuto solo un'altra volta per controllare che Rachel stesse effettivamente partorendo e in quell'occasione ho riposto il pezzo di ferro sotto lo scaffale.

Non ci ha portato acqua o cibo ma si è premurato di ricordarmi di tenermi pronta per qualunque cosa abbia in mente. L'ho gentilmente mandato a fanculo e lui mi ha fulminato e puntato contro la pistola che si era portato dietro. Si è fatto una risata quando sono arretrata alla vista dell'arma.

Ho contato fino a dieci per non inveirgli contro, rischiando così di peggiorare la mia situazione. Non volevo essere gettata in un'altra stanza e dover ricominciare daccapo. Quindi mi sono morsicata la lingua e ripetuta di aspettare il momento giusto.

Lui è andato via e io mi sono rimessa in moto, facendo una smorfia d'orrore quando ho sbirciato la mia caviglia delle stesse dimensioni di una palla da tennis. Ho ringoiato il dolore e le lacrime per usare le mie poche forze in qualcosa di utile. Se voleva uccidermi doveva prima vedersela con me. Zoppicante o stremata che fossi, gliene avrei dati dei calci nel culo prima di passare a miglior vita.

Mi sarei ibernata qui dentro se solo non mi fossi tenuta impegnata con quei chiavistelli. Rachel non ha smesso di tremare un solo istante, ma alla mancanza di compassione del mio ex mi sono arrangiata usando i telai, che servivano a coprire i quintali di droga, per infagottarla.

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