Elisabeth
"Benvenuto di nuovo nella mia dimora!" esclamo dopo aver spalancato le porte della mia casa.
"Siamo soli o devo puntare una pistola in testa a qualcun'altro?" domanda sarcastico, gettando ironia in un vecchio ricordo cruento.
"Siamo solo io e te. Perciò, almeno che tu non voglia spararmi, non dovrai farlo." spiego, mentre getto la valigia nel mio letto.
"Ci penserò, allora." provoca Ray, mentre sbottona la camicia bagnata. Mettetemi un materasso sotto i piedi, qui il rischio di svenimento è fin troppo alto.
"Non sbavare, bambina bella..." mi sgrida divertito, con sguardo ammiccante.
"Non darti troppe arie Ray, ricordiamoci che sei tu quello che ha corso sotto la pioggia per me." provoco a mia volta. Stare zitta? Solo nella tomba.
"Stronza..." sussurra con un tono scherzoso, dopo essersi completamente tolto quella camicia praticamente trasparente. Il suo fisico scolpito è così perfettamente armonioso che potrebbe fare invidia alle statue greche.
"Hai per caso un cambio o un qualcosa che possa mettere senza prendere una polmonite?"
"Dovrei avere dei vestiti puliti di mio padre..." ora si che ho un problema.
"Perfetto, vado ad asciugarmi."
Percorre letteralmente tre passi e si fionda sulle mie labbra per lasciarci un bacio veloce e fuggitivo.
Una volta che mi ha passata e si è chiuso in bagno, tutte quelle farfalle nello stomaco si trasformano improvvisamente in terribili vespe.
Quella stanza. La stanza che non ho voluto più aprire da quel giorno. Quel. Dannatissimo. Giorno.
Cammino lentamente, poiché non ho tutta questa gran voglia di arrivarci immediatamente, ma nonostante cerchi di rallentare il mio arrivo, alla fine mi ritrovo davanti a quella porta nera che conserva un piccolo demone.
"Entri, apri l'armadio, prendi due vestiti e corri via, dopodiché la chiudi a chiave un'altra volta." cerco di ripetere a me stessa che i passaggi sono estremamente semplici e che ci metterò effettivamente poco tempo, però nessuna delle mie rassicurazioni riesce a placare la mia paura.
Appoggio un palmo sulla porta, mentre con l'altra mano stringo fortemente la maniglia. Coraggio Elisabeth.
Respiro ed espiro. Respiro assorbendo coraggio. Espiro sputando rabbia. Respiro chiudendo gli occhi. Espiro spalancandoli alla terribile realtà.
Apro la porta.
Nulla di ciò che mi ricordavo è cambiato, e nonostante siano passati anni, il trauma si ripresenta di fronte a me.
Vedo il letto disfatto che porta segni di una lotta violenta, osservo i frammenti di vetro della lampada rotta sul pavimento e guardo i suoi farmaci lasciati sul comodino. Non è più potuto guarire da quel giorno.
Il panico mi assale, quando la mia mente si catapulta a quel giorno in cui vidi il suo corpo senza vita, sul letto.
Il naso rotto, i lividi sul viso ed i segni di uno strangolamento sul collo.
Avevo fatto un torto, un solo torto alla Volpe Nera, e lei mi ha ripagato togliendo la vita a mio padre.
Le ginocchia leggermente mi cedono, e finisco con tutto il mio peso su un frammento di vetro. Non percepisco nemmeno una fitta di dolore, poiché sono troppo impegnata a scacciare via quel ricordo dalla mia mente. Cerco di stringere la testa per tapparmi le orecchie e non sentire più le mie urla di quel maledetto giorno.
Affronto il mio continuo tremare, abbracciando il mio corpo per bloccarlo. Ma nulla di quello che sto facendo, uccide il demone che mi sta strangolando.
Le sue mani fredde. I suoi occhi aperti privi di vita che mi fissano. La sua anima strappata da un mio errore.
Ray
"ELISABETH!"
Vedo il suo corpo gettato a terra e circondato da frammenti di vetro bianchi, con del sangue che scorre lungo la sua gamba.
Mi getto accanto a lei e, facendo attenzione, la prendo in braccio per spostarla e far sì che non si faccia ancora male.
La faccio sedere sul divano e stringo le sue mani che le torturano il viso.
"Ti prego, calmati, non riesco a vederti così!" esclamo, cercando di accarezzarle le guance. Trema come una foglia.
Osservo i suoi occhi completamente bagnati di lacrime e sento un'improvvisa fitta di dolore sul petto. Quanto battaglie mi tieni nascoste, bambina bella?
"Hey hey hey..." stringo le sue mani tremanti e mi avvicino di più "Non pensare a quell'incubo che adesso ti sta tormentando. Elisabeth scappa da quel mostro. Ascoltami..." le sue pupille si bloccano sulle mie. Tutto il suo corpo si agita, ma il suo sguardo è fermo su di me.
"Non permettere al tuo passato o a Mary di ridurti in questo modo. Pensa a qualcosa di bello. Pensa ad un ricordo felice. Pensa anche a noi. Pensa a qualsiasi cosa, ma ritorna da me Elisabeth, per favore."
Lentamente le sue mani si staccano dalla mia presa, lasciandomi distante.
Si abbraccia da sola, e chiude gli occhi. E mentre lei si teletrasporta nel suo luogo felice, io rimango qui ad aspettarla.
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Il Riflesso Di Una Bugiarda
RomanceUn posto di lavoro e due criminologi pronti ad ottenerlo. Una bugiarda professionista e un uomo intenzionato a scoprire la verità. Daphne White colpisce come un proiettile ma è fragile come una rosa. La Volpe Nera la cerca con fame e bramosia, atte...
