Ray
Dopo qualche ora di riposo che ho concesso ad Elisabeth, busso per poter entrare e vedere le sue condizioni.
"Entra se sei Ray." risponde con tono impastato.
Entro nella stanza e la prima cosa che mi assale è il suo sguardo stanco, che si sforza a guardarmi nonostante il fastidio della luce sulle pupille, dopo essere stata tanto tempo al buio. Gli occhi gonfi, i capelli spettinati ed il corpo completamente coperto dalle lenzuola, mi regalano solo una sensazione familiare. Come se vederla appena sveglia mi facesse sentire a casa.
"'Entra se sei Ray'? Credi che se fossi stato l'uomo nero non sarei entrato comunque?" scherzo, strappandole così una risata genuina.
"Era per dire. Magari erano gli infermieri." si giustifica.
"E non li avresti fatti entrare?" domando, dopo essermi appoggiato con serenità sul muro, con entrambe le mani in tasca.
"No, ma tu si." confessa con ironia, mentre in modo giocoso si morde il labbro e mi fa un occhiolino per colpirmi.
"Cretina..." sospiro, con probabilmente un sorriso da ebete sul volto.
"Oggi siamo al sicuro, Ray. Domani invece saremo già sotto gli occhi di mia madre. Vuoi fare qualcosa prima che mia madre ci uccida?"
Devi essere forte Ray.
Afferro tutto il mio coraggio e procedo di due passi verso la sua direzione, trovandomi attaccato al suo lettino. Elisabeth alza il busto e lo appoggia al muro, sedendosi sul materasso e dandomi maggiore spazio per potermi accomodare.
Mi siedo e stringo la sua mano, accarezzandola con il pollice.
"Elisabeth..." sussurro, nascondendo il mio orgoglio sotto il tappeto.
"Si?"
Inchino il busto lentamente, e con delicatezza, poggio le mie labbra sulla sua fronte. Percepisco un leggero sussulto, nell'esatto momento in cui i nostri corpi si toccano: una scossa elettrica.
Attendo qualche secondo, prima di staccarmi completamente, ed una volta che il nostro contatto è ufficialmente concluso, mi limito a guardarla semplicemente negli occhi. Grandi occhi marrone scuro, in cui all'interno sono state sparse piccole macchie ambrate, che alla luce del Sole, rendono gli occhi di Elisabeth più chiari e lucenti.
"E questo?" domanda sorpresa.
"Mi hai chiesto cosa volevo fare, no? Volevo baciarti." Le rivelo, non riconoscendomi nelle mie stesse parole. Lo spavento che ho preso quando l'ho vista gravemente ferita mi ha scombussolato, dandomi una consapevolezza del tutto nuova: non avrei voluto perderla per nulla al mondo. Ormai ci tenevo troppo per lasciarla andare. Come ha fatto questa donna a ridurmi così, non lo so ancora spiegare.
"Per caso ti stai innamorando, Ray Clark?" mi stuzzica con tono sicuro di sé, come se sapesse già tutte le risposte necessarie.
"Se fossi stato innamorato, ti avrei baciato sulle labbra, non credi?"
"In effetti hai ragione. Se io fossi stata innamorata, te lo avrei anche permesso." afferma, mentre con una mano sposta il ciuffo da un lato.
"Be' fino a prova contraria, mi hai appena permesso di baciarti, Elisabeth." provoco, avvicinando leggermente il mio viso al suo.
"Si Ray, ma fino a prova contraria, tu non hai provato a baciarmi sulle labbra." risponde, troncando la mia soddisfazione di esser riuscito a zittirla.
"La tua è un proposta, signorina White?"
"E il tuo è un desiderio, signor Clark?"
Sposto lo sguardo, mentre un semplice sorriso sfugge senza il mio consenso.
Stropiccio gli occhi dalla stanchezza, finché ad un certo punto sono bloccato per concentrarmi sui rumori esterni.
"Datele ossigeno! Codice rosso!"
"Chiamate il figlio! Qualcuno chiami il figlio! Fate spazio, c'è un'emergenza!" sento gridare nei corridoi dell'ospedale.
Il vociferare e le urla dei medici spingono la mia curiosità a fare un gesto che non sapevo mi avrebbe segnato così profondamente.
Spalanco la porta, senza la minima decenza di farmi gli affari miei, e davanti a me corrono cinque medici che trasportano una barella sporca di sangue, su cui è sdraiata mia madre.
"CAZZO!" urlo mentre esco, sbattendo la porta della stanza di Elisabeth. Corro in direzione dei medici. Corro finché due uomini con il camice bianco non mi bloccano ad un passo dalla sala operatoria.
"È mia madre! Cosa le è successo?!" urlo ancora più forte, mentre cerco di liberarmi da quella presa.
"Non può fare questo baccano. C'è gente che lavora qui." in questo momento l'educazione l'ho appena mandata a fare in culo.
"Fatemi entrare! Fatemela salutare per un'ultima volta! Vi scongiuro!" grido, mentre spingo via un medico che provava a frenarmi. Sfortunatamente però, non riesco ancora a scappare.
"Signore, i medici stanno cercando di salvarla. È in fin di vita, è un codice rosso. Non può stare qui."
"Vi prego!" li supplico ancora. Solo un minuto.
Urlo come uno stupido bambino capriccioso. Urlo con disperazione, non facendo caso a tutti gli occhi sconosciuti che in questo momento mi stanno guardando e sicuramente classificando come un pazzo.
Urlo come se mi avessero piantato un coltello nel petto. Urlo come se il cuore mi fosse appena stato strappato.
Urlo, ma non urlo più quando sento un flebile "L'abbiamo persa, dottore.".
Non urlo più quando ho capito che mia madre era appena morta.
Devi. Essere. Forte. Ray.
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Il Riflesso Di Una Bugiarda
RomanceUn posto di lavoro e due criminologi pronti ad ottenerlo. Una bugiarda professionista e un uomo intenzionato a scoprire la verità. Daphne White colpisce come un proiettile ma è fragile come una rosa. La Volpe Nera la cerca con fame e bramosia, atte...
