Il figlio di uno dei trafficanti di droga più potenti al mondo e una giovane ragazza dei bassifondi Siciliani, proveranno ad ingannare il proprio amore a causa delle differenze sociali e delle obiezioni delle famiglie, per rendersi conto più tardi d...
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Deian: Le sue parole mi tuonano in testa senza sosta. Talìa mi odia. Se credevo di poter sopportare tutto nella vita, non avrei mai pensato che deludere la mia fidanzata mi avrebbe fatto sentire un fallimento totale. Non ho mai sentito niente per nessuno, sarebbe potuta bruciare l'intera umanità e non me ne sarebbe fregato un cazzo. Ma i sentimenti che nutro per questa donna a volte sono inspiegabili. Non è più solo Talìa adesso, ma anche la madre di mia figlia. Ad ogni modo, l'odio che serba nei miei confronti è logico che sia colpa soltanto mia. Io l'ho trascinata nella mia oscurità e sapevo benissimo a cosa sarei andato incontro. Io, Deian Scalise sono un essere immondo, sono macchiato, impuro, era scontato che Talìa man mano diventasse uguale a me. La stanza d'un tratto è diventata silenziosa e non so cosa dire o cosa fare, penso soltanto a raggiungere casa mia per riflettere sotto una doccia calda. Ma proprio quando sto per andarmene dal locale la sua voce mi paralizza. "Deian." Mi chiama con un sussurro. Con le mani nelle tasche mi volto. La vedo piangere e il cuore sembra esplodermi nel petto. D'un tratto il dispiacere è scolpito sul suo dolce viso, mentre inclina la testa e sospira ad occhi chiusi. Non c'è più alcuna traccia di rabbia, bensì sembra stanca. "Mi dispiace." Bisbiglia con una mano sul ventre. Cerca di non piangere mentre metto le braccia conserte e sciolgo la tensione nel corpo. Qualche istante dopo le sue gambe mi stanno già raggiungendo velocemente. Con poche falcate me la ritrovo a pochi centimetri di distanza dal mio volto. Mi esamina. Occhi contro occhi. "Ti dispiace? Ma davvero?" Serro i denti nel frattempo che le sue guance si tingono per bene di rosso. Capisco a cosa sta pensando soltanto quando sento le sue mani posarsi sul mio volto. Inaspettatamente mi attira contro la sua bocca e mi bacia. Un bacio che cancella ogni discussione, ogni attimo negativo. Non appena le nostre labbra si uniscono la sento gemere e stringersi contro il mio petto. Ma che cazzo, questa ragazzina mi farà perdere la testa. Comincia a baciarmi passionalmente per poi spingermi la lingua in bocca. Ricambio senza alcun esitazione, facendole sentire l'eccitazione contro il ventre. Non so come cazzo sia possibile ma il mio corpo non impiega neanche un quarto di un secondo a riaccendersi per lei. Mi ritrovo completamente duro, infuocato. Tanto che in poco tempo ci ritroviamo chiusi dentro lo sgabuzzino delle pulizie del mio locale. "Perdonami, ultimamente mi sento come se stessi impazzendo. Sarà la gravidanza.. io non so.." Mormora tra un bacio e l'altro. "Anche io rischio di impazzire se non ti scopo, adesso." Faccio scivolare le mani sotto il suo top del cazzo e le stringo i seni sodi. Comincio a stuzzicarle i capezzoli, pizzicandoli fino a torturarli con la lingua. Cazzo. Il suo seno è cambiato da quando è rimasta incinta. "Amore.. ti prego." Mi supplica quando la faccio sedere a gambe aperte sul tavolino di acciaio. Le alzo la gonna e lentamente passo le dita prima sulle sue cosce, poi sull'inguine e infine sull'orlo delle mutandine. Lentamente comincio ad accarezzarle il clitoride attraverso il tessuto. Lei sembra perdere completamente la testa per questo. "Deian.. Cristo!" Geme gettando il capo all'indietro. È uno spettacolo di donna la mia fidanzata. Quando glielo dico non penso che mi creda realmente. Se soltanto potesse vedersi con i miei occhi capirebbe a pieno ciò che sto dicendo. "Neanche lui può salvarti in questo momento Talìa. Stasera sono io il tuo Gesù Cristo, chiaro? Almeno ti darò un motivo valido per odiarmi quando la notte sarò lontano da te." La lascio un bacio schioccante sulla bocca carnosa per poi circondarle la gola con le dita. Non stringo ma amo sottometterla durante i rapporti. Dunque la tensione erotica cresce sempre di più nella stanza. Intorno a noi tutto sembra urlare sesso sfrenato adesso. Lentamente la faccio sdraiare con la schiena sul tavolino e con l'altra mano libera mi sbottono la cintura e i pantaloni. Talìa rimane a fissarmi ammaliata, talmente rapita dai miei movimenti da farmi sorridere profondamente. In un secondo momento mi tiro giù le mutande e lei sembra voler ripetere lo stesso con la sua gonnellina ma glielo impedisco allargandole maggiormente le gambe e posizionandomi tra di esse per tenerla ferma. "Rimani vestita per me. Voglio prenderti così. Stasera sei una meraviglia Talìa." Voglio sbatterla con questa gonnellina del cazzo e voglio vederla faticare, sopportare, per accogliermi del tutto e soddisfarmi da brava donna. Voglio che mi urli di non smettere, e che mi supplichi di riempirla del tutto. Qualche ora senza di lei e questa è la reazione che ha su di me. Ne sono totalmente dipendente ormai. "Muoviti Deian.." Ansima lei. Sputo sulle mie dita mentre fisso la mia bionda dall'alto, impaziente di prenderla in queste condizioni. Lei mi sorride maliziosa prima di stringere le gambe lisce intorno al mio bacino. Infilo due dita nelle sue mutande e dopo averla accarezzata di nuovo scoprendola più fradicia di prima, spingo le dita nel suo centro bollente. Il suo verso che riecheggia nello stanzino è ovattato dalla mia mano sopra la sua bocca, ma il suo corpo.. oh, quello non posso tenerlo a bada. O meglio, non voglio. Lei deve godere stasera. Comincio a muovere le dita nel suo corpo. Mi inchino sulle ginocchia e qualche secondo dopo passo la lingua tra le sue grandi labbra sentendola sobbalzare e gemere come piace a me. Picchietto poi il piercing sui punti più sensibili della sua intimità mentre continuo a penetrarla con le dita sempre più velocemente. Quando sento che è in prossimità di un potente orgasmo però, mi rimetto in piedi. "Perché?" Sbuffa con le guance rosse e gli occhi lucidi dal desiderio. Non le rispondo. Come un animale mi faccio strada tra le sue gambe e dopo averle portate entrambe sulle mie spalle, e aver attirato il suo copro vicino al mio con uno strattone, afferro la mia erezione e la spingo dentro di lei.