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Quando la giornata in università fini Lily e Crystal andarono verso la stazione. Lilith si sentiva più stanca del solito ma stette attenta a non farlo notare.
«Domani mi porti la bibbia del pipistrello allora?» incalzò con tono giocoso.
«Sí, ma devi tenerla bene, eh! È un reperto storico praticamente cade a pezzi, non so nemmeno perché la sto dando a te...» borbottò con tono giudicante.
«Hey! Guarda che io le tengo bene le cose!» ribatté Lilith offesa. Sapeva che probabilmente Crystal stava scherzando, era il suo modo di fare, però ci rimase male.
«Vedremo...» la guardò con sufficienza.
«Io te l'ho detto eh, è davvero roba importante vedi di ridarmela intera» insistette.
«Ho capito, ho capito...» rispose scocciata. Perché ci stava rimanendo così male? Era ovvio che Crystal stesse scherzando... Era ovvio? O forse in fondo davvero la considerava inaffidabile? Una morsa al cuore le tolse aria.

Il treno di Lilith sarebbe passato tra trenta minuti, mentre quello di Crystal, sarebbe passato tra qualche minuto, almeno così indicavano i numeri arancioni digitali sul tabellone nero appeso sopra la stazione. Si fermarono a guardarlo.

«Il tuo passa tra mezz'ora, il mio ora, ma ne passa un'altro anche tra dieci minuti. Se vuoi prendo quello...» chiese Crystal, si sentiva ancora un po' in colpa, o forse era qualcos'altro, forse sentiva anche un po' l'amore di Lilith, aveva iniziato a sospettarlo dal sapore del suo sangue. Non conosceva l'amore, ma aveva percepito un'intensa adorazione.

Lily alzò le spalle. Non voleva trattenerla e la conosceva abbastanza da sapere che non vedeva l'ora di arrivare al proprio lettino, che avesse bevuto del sangue o meno era pur sempre la sua Crystal.
«Decidi tu» le disse semplicemente , si obbligò a dirlo, andando contro al proprio bisogno che come una calamita le faceva sentire la necessità ossessiva di passare più tempo possibile con lei, ma se quel bisogno non era ricambiato a che scopo esprimerlo?
«Ma cosa vuoi che ti abbandono?» le rispose quasi arrabbiata. Crystal non sapeva perché si sentisse così, non avrebbe saputo descriverlo. Sentiva che Lily voleva stare con lei, lo sapeva quasi, allora perché non lo ammetteva e basta? Forse non le cambiava nulla, lei avrebbe preso il treno dopo per passare dieci minuti in più con lei, mentre a lei non importava?
«Guarda che sono capace» disse con aria di sfida pungendole il cuore. Lilith si sforzò di non mostrare nemmeno un briciolo del proprio dispiacere: sapeva che fosse onesta, se c'era una cosa che Crystal era capace a fare era essere indipendente perché la era stata per tutta la vita. Chiusa nella sua torre di solitudine, aveva imparato a non avere bisogno di nessuno, conosceva la via dell'isolamento meglio di chiunque altro nel bene e nel male.

Ma perché doveva sbatterglielo in faccia così però? Era come quando le aveva succhiato il sangue. Crystal era arrabbiata con lei per il semplice fatto che si stesse avvicinando sempre più. Le rendeva le cose complicate, forse la metteva alla prova senza esserne consapevole. Sì, doveva essere così, una sorta di autosabotaggio; forse le faceva male per vedere se sarebbe rimasta lo stesso, forse aveva bisogno di vedere se era abbastanza forte per rimanere. Non sapeva se sarebbe stata abbastanza forte, ma decise di provarci.

«Lo so, lo so che sei crudele» le sistemò i capelli sulla fronte con fare affettuoso, trattandola come fossero state le minacce di una bambina. Non era ciò che era poi? Una bambina spaventata dall'intimità?

«Dai, corri a prendere il treno...» decise per lei, aveva bisogno di staccarsi. Sentiva di nuovo quei sentimenti di fragilità spaventosi e non aveva idea di come gestirli.
Le prese il volto tra le mani e le stampò un bacio morbido sulla guancia, Crystal non si oppose, restò come al solito inespressiva e salutandola con la mano corse via sparendo dietro alle porte del treno che era appena arrivato.

She Tastes So GoodDove le storie prendono vita. Scoprilo ora