Il polso di Lily nudo sotto ai suoi occhi la chiamava, le faceva venire sete solo a guardarlo. Non sarebbe riuscita a rifiutarlo come le altre volte, ora che ne conosceva il sapore, il piacere, il calore lo desiderava. Lo desiderava abbastanza da assecondare con la ragione quel bisogno, piuttosto che remarci contro.
Gli occhi di Lilith tremavano nei suoi, come intrappolati dal suo sguardo. Era sbagliato prendere così, doveva essere sbagliato, ma voleva scordare lo fosse. Lilith voleva farlo, a lei piaceva donare il proprio sangue, per lei era qualcosa di esoterico, qualcosa di importante. Era innegabile che Lily provasse piacere nel donarle il proprio sangue. Ci teneva più di quanto ci tenesse lei a riceverlo. Le stava praticamente facendo un favore accettandolo, se Lilith aveva bisogno di donarle il proprio flusso vitale così, chi era lei per rifiutarlo? Perché insistere a negarlo?
Crystal si convinse di essere buona, di essere brava a permetterlo, si convinse di farlo per Lily, che a lei non facesse né caldo né freddo. Aveva vissuto fino a quel momento senza alcun donatore, sapeva che avrebbe benissimo potuto continuare a vivere senza. Non le cambiava. O almeno così ripeteva a se stessa, incapace di accettare quanto bisogno e fragilità in realtà celasse la sua sete.
Prese la mano dell'amica che morbida si lasciò guidare e con delicatezza le forò la pelle bianca e liscia portandola alle labbra. La prima così che sentì fu il rumore del battito del cuore di Lily che sorpreso sobbalzava iniziando a correre, la seconda cosa fu l'esplosione di calore e sapore sulla sua lingua, a fiotti a riempirle la bocca. Era meglio delle volte prima. Forse perché l'aveva desiderato tanto, ma il sapore era ancora meglio di come lo ricordava, la sensazione di calore la irradiò immediatamente, insieme alla sensazione di trance tipica di quei momenti. Era come se una nuvola la sollevasse da terra, sapeva che anche per Lily doveva essere così, non sapeva come, ma se lo sentiva. Il mondo intorno a loro scomparve lasciandole sole, sole come si sentivano al mondo, sole ma insieme, connesse, proiettate in una dimensione più alta, meno materiale, più viscerale, istintiva, emotiva.
Lilith trattenne il respiro quando il dolore le punse la pelle, una fitta di piacere le smosse le viscere. Ora che sapeva quanto quel rito fosse permato da un energia spirituale antica, ne percepì l'immensa potenza. Il suo animo si piegò, trascinandola in sensazioni primitive: era preda, il suo cuore correva feroce ma non spaventato. Era pasto, docile si lasciò gustare vittima del proprio destino, ma era anche sorgente, era anche vita, era anche Dea, Madre, creatura sacra e benevola, misericordiosa. Sentiva la propria anima palpitarle in petto, sentiva la propria essenza pulsare e disfarsi, aggrovigliarsi e sfumare, riempirsi e svuotarsi di tutto ciò che poteva essere, di tutto ciò che era in comunione col divino, nel sacro atto di permettere alla vita di proseguire verso la propria massima aspirazione, nell'umile atto di essere solo carne fragile in balia della bestialità altrui. Si lasciò intossicare da quelle sensazioni, da emozioni remote che spingevano in lei caotiche, contorcendosi nella danza del suo sangue che palpitava e fluiva. Si lasciò alla disperazione della morte: era solo mortale, era solo involucro di pelle e sangue, era solo animale. Ricordò la fragilità della vita, l'impossibilità di controllarne il corso, la realtà dell'essere delicatamente al mondo, di poterne essere strappata via da un secondo all'altro, e a differenza di tutte le volte che aveva desiderato morire, che ne aveva sofferto la gravità, l'impensabilità, la disperazione, per la prima volta se ne sentì rassicurata.
Si lasciò andare alla consapevolezza di essere vita debole in confronto ai moti dell'universo, abbandonò la mera illusione del controllo, accettò la propria impotenza, prendendo coscienza dell'essere parte del tutto, di far parte di un ciclo, di essere manifestazione della natura che anche tra i palazzi fioriva con le proprie verità. Tutto ciò che in autunno appassiva, in inverno moriva, ma in primavera risorgeva, in estate faceva frutto. Sentì chiara la presenza di un ordine nel caos; sentì chiara la presenza di un amore, di una legge del donare, del dare e ricevere, sentì chiaramente la sensazione di essere connessa, parte del tutto, essere unico ma mai solo. Abbandonò ogni pretesa di dover fare qualcosa, di dover sapere cosa fare, sentì fiducia nella vita che avrebbe saputo cosa fare di lei, nel bene e nel male, poiché il male era solo un granello, una prospettiva immersa nel tutto.
Rimase frastornata dalle sensazioni, dalle emozioni, più tardi avrebbe piatto di un tale nirvana, quando avrebbe avuto il tempo di rendere l'emozione parola, di rendere l'incomprensibile al raziocinio comprensibile.
Lily con gli occhi lucidi osservò il volto di Crystal chiedendosi se si stesse sentendo alla stessa maniera, ma non poté spiare tra le sue emozioni, coperte dalle sue palpebre chiuse.
Crystal non credeva in nulla, nemmeno in se stessa, sentiva qualcosa smuoversi in lei, fare baccano, sentiva la sete, il bisogno, sentiva smuoversi angoli remoti del suo inconscio. Stava fluttuando, tra la gratitudine e la fame violenta, stava fluttuando tra l'affermazione e la fragilità di essere una cosa tanto bisognosa. Il suo vuoto e la sua solitudine si riempirono, e la sensazione, l'emotività fu tanta da spaventarla. Aggressivamente chiuse gli occhi a se stessa, rifugiandosi tra i pensieri, ignorò qualsiasi emozione che scalciava in lei facendo boato. Non avrebbe capito quella tempesta, non avrebbe compreso se stessa, era ancora presto, troppo presto per capirsi a pieno, per aprire la porta ad una realtà talmente bella da mettere in crisi il suo mondo fatto di libri e scaffali ordinati. Provò paura per la propria fame, vergogna per il proprio bisogno, arroganza nel sentimento di pretesa con cui affondava i denti, rabbia per il caos che Lily stava portando nel suo animo e una tristezza immensa alla consapevolezza che qualcosa di tanto sacro potesse forse esistere e che lei non era in grado di null'altro che privarsene.
STAI LEGGENDO
She Tastes So Good
Vampire(Storia saffica a tema vampiri in epoca moderna) Crystal soffre di una forma grave di ansia sociale per questo prende psicofarmaci, sta sempre sola in prima fila e ha scelto di studiare psicologia in università. Non parla con nessuno, ma conosce tut...
