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Tutto quell'amore... le faceva male.
Era un pericolo per il castello delle sue convinzioni, nel quale si era rinchiusa. Come poteva meritare tanto? Come poteva chiedere? Come poteva occupare quello spazio? Lei che era sparita dal mondo pur di non disturbare...
Con quale arroganza Lilith voleva stravolgere il suo soffocante ordine.
Quante ferite avrebbe dovuto contare se avesse ammesso a sé stessa di poter meritare di più, di essere degna di un simile gesto, di un po' di amore?

Il pericolo dell'ignoto, la rabbia di un cuore ferito, rimasto solo, il soffocante bisogno che aveva ignorato fino ad allora, aprì uno squarcio doloroso nel suo petto.
Gli occhi di Lilith; sicuri, fermi nei suoi. Li guardó mal nascondendo la sfida.

I canini le si fecero aguzzi e senza pronunciare una parola, morse rapida, con fame ed arroganza.
Lilith strinse i denti in un primo momento di sorpresa e dolore, obbligandosi a rimanere impassibile per non farla preoccupare. Colpita dallo sguardo severo della vampira che con rabbia e bisogno succhiò il primo sorso. Lilith strinse le labbra trattenendo un gemito, Crystal indagava gli angoli del suo volto alla ricerca di una traccia di dolore, con tanta attenzione da far sospettare all'amica che non ci fosse un po' di sadismo in quell'attesa.

Era come se riuscisse a capirla, a sentire i suoi pensieri nel modo vorace e brusco in cui le succhiava il sangue: "se è ciò che vuoi, non ti lamentare"
Lily fu certa che le stesse dicendo quello nel loro silenzio privo di parole, dove il sangue fluiva tra le labbra della vampira, riempiendole la bocca, ridandole colorito.
Colpita osservò quel lato della sua Crystal che mai aveva visto da tanto vicino: la sua freddezza, il suo distacco, la sua disperazione, il rifiuto istintivo che dimostrava per le sue cure.
Era palpabile. Era il grido di una bestia diffidente, di un gatto randagio, di chi voleva ma non poteva fidarsi, di chi avrebbe voluto ma non sapeva come lasciarsi andare. Era la paura viscerale di chi non sapeva amare, ma soprattutto di chi non sapeva come lasciarsi amare. Era il pianto rabbioso di una bambina dimenticata, che temeva di essere un mostro, che necessitava di diventarlo per nascondere le proprie ferite.

Lily stupita sentiva tutte quelle emozioni come se fossero sue, le provava come se fossero una cosa sola, come se stesse sbirciando nei suoi pensieri, nella sua anima. Il suo intelletto osservava curioso e colpito quelle verità; provocavano in lei un turbine di emozioni contrastanti. Una manciata di risposte differenti, di desideri, di paure, che la paralizzavano sul posto tra i suoi canini.

Sconvolta scopriva la vampira che abitava dentro Crystal, come se fosse stata un'altra persona, o come se fosse stata ciò che realmente era al di sotto della propria maschera di ceramica.
Aveva solo intravisto tutte le sue ferite, il suo ringhiare per spingerla via, ma non l'aveva mai davvero percepito come in quel momento.

Silenziosamente se ne innamorò di nuovo, completamente rapita dalla complessità di quella ragazzina, bisognosa di conoscerla meglio, di assaggiarne ogni goccia anche quella più amara. Si aprì alla tempesta di quelle emozioni pungenti, ma lentamente finì per sentirsene vittima... il dolore che provava in petto era emotivo, era una supplica silenziosa, la paura di essere consumata e gettata via, il risuonare delle sue ferite. Rimase, con animo curioso e suicida, rimase come i poeti che muoiono pur di scoprire la profondità di un'emozione.

Non riusciva a staccarle gli occhi di dosso, mentre Cry aveva socchiuso i propri, inebriata dalla sensazione della vita che tornava in lei, dei suoi sensi che si ampliavano, della loro connessione che la scaldava, nutrendo tutti gli angoli del suo corpo e della sua anima.
Il calore che stava provando era meglio di quanto ricordasse, era profondo. Era sorgente divina che le colava in gola, che le scaldava le interiora, che scongelava spazi disabitati nel suo petto. Era amore primordiale, la sensazione di galleggiare nel grembo materno, il vento notturno d'estate, il volo di un'ape che si posa di fiore in fiore, la caduta delle foglie d'autunno. Era tutto ciò che poteva farle bene all'anima, fatto nettare. Ed era Lilith, era il suo essere che diveniva parte di lei, era la sua dedizione, la sua pura devozione, il suo affetto incondizionato. Crystal ne sentiva il sapore. Non con certezza, ma istintivamente, sentiva il suo sangue cullarla ed era tanto bello, tanto delizioso da farle venire voglia di piangere. Di piangere e non smettere più.

Crystal sbarrò gli occhi colpita dalla fatica emotiva di tutte quelle rivelazioni. Sentì di nuovo l'odore forte di Lilith, udì il battito del suo cuore e percepì un lieve aroma di paura. Ritrasse le zanne, riprendendo il contatto con la realtà. Doveva obbligarsi a farlo. Aveva paura di esagerare se se ne fosse dimenticata.
«Tutto bene, vero?» chiese preoccupata tornando in sé. La sua donatrice annuì e affaticata le sorrise, di un sorriso appagato e genuino.
Come poteva essere così felice?
Perché?
Un'altra volta il cuore di Crystal sobbalzò punto da quella gioia.

«Guai a te se ti lamenti ora, eh! Io te l'avevo detto che non dovevi farlo! Perché lo hai fatto? Sai che non volevo» si lamentò. Voleva essere chiara, non le doveva nulla, non poteva darle nulla in cambio, non voleva sentirsi obbligata, non avrebbe potuto darle nulla, perché nulla aveva da dare.
Si sentiva tremendamente in colpa...
Lilith zittì le proprie ferite e le nascose dietro ad una risata, concentrandosi sul presente.
«Guarda come sei tornata in te, di nuovo a lagnarti come una bambina» ghignò e le prese il viso tra le mani avvicinando il naso al suo, aspettò arrossisse prima di lasciarle un bacetto sulla guancia.

«Ti tiro un pugnoooo» la minacciò allontanandola da sé, sta volta con abbastanza energia per riuscire nel proprio intento.
Lilith sentí male in petto, il terrore di non essere voluta le fece visita, lo inghiottì. La prese per il polso, consapevole di non avere abbastanza forza per farla restare.
«Se non ti piace perché sei tutta rossa?» rispose dispettosa bisognosa di rassicurazioni.

«Sono rossa perché... perché è normale dopo aver bevuto del sangue» mentì infastidita dalla sua sicurezza, dal modo in cui si divertiva a giocare con lei e metterla in imbarazzo. Quasi non la sopportava, o meglio; non sopportava il fatto che le piacesse tanto.
«Beh, sei carina...» le fece linguaccia venendo ignorata. Come sempre Crystal non sapeva rispondere ai complimenti.
«Motivo in più perché da ora in poi berrai il mio sangue regolarmente...» le rivelò boppandole il naso e fuggendo fuori dalla porta.

«COSA? NO. Neanche per sogno!» le corse dietro.

She Tastes So GoodDove le storie prendono vita. Scoprilo ora